22 Maggio 2022
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La copertina di “A Night at the Opera”

Il 31 ottobre 1975 uscì il singolo Bohemian Rhapsody, estratto dall’album A Night at the Opera, uno degli album più importanti dei Queen e della storia della musica rock. Questo brano ha avuto un immediato e planetario successo dovuto non solo alla sua eccezionale bellezza ed alla bravura tecnica dei Queen, ma anche per la sua struttura assai poco convenzionale per gli standard del rock, difatti lo stesso Freddy Mercury lo indica come “rapsodia”.

Per essere una “semplice” canzone, la sua struttura è assai articolata: inizia con un Preludio in cui vengono annunciati i temi principali della canzone a cui segue la prima parte in forma di rock ballad, un assolo di chitarra che funge da collegamento, la seconda parte che richiama lo stile operistico della musica classica, la terza parte in stile hard rock e, per finire, una Coda nuovamente in stile rock ballad che, nella conclusione, richiama il Preludio iniziale. Nemmeno negli anni ’70, periodo in cui c’erano molte sperimentazioni e contaminazioni stilistiche, era comune trovare canzoni di una tale complessità e, soprattutto, di un tale livello.


Bohemian Rhapsody è in tutto e per tutto un capolavoro di precisione musicale, conoscenza tecnica e perizia nell’esecuzione. Per rendersene conto basta dare uno sguardo alla partitura originale del brano: qui sotto vi propongo uno stralcio del celebre assolo di chitarra che conclude la prima parte della canzone.
Cattura

Per l’epoca, questa canzone fu un autentico terremoto, come confermano le decine di brani nati sullo stesso stile. Si pensi, tanto per non fare un esempio banale, a Le Roi Soleil del gruppo italiano New Trolls: è più che palese che la band si sia ispirata a quello che senza ombra di dubbio è il capolavoro dei Queen. Ma l’importanza di Bohemian Rhapsody non finisce qui: il brano è talmente complesso che richiese ben sei settimane di lavoro, cosa totalmente inconcepibile all’epoca per una canzone rock, ed una tale mole di lavoro da far lievitare a dismisura i costi dell’album (A Night at the Opera è uno degli album rock più costosi di sempre per quanto riguarda il lavoro in studio). Inoltre, dato che la band era composta da sole quattro persone, per dare alla canzone la giusta sonorità, Mercury decise di sovraregistrare varie volte le voci dei Queen per un totale di circa centottanta parti vocali. Gli studi dell’epoca non possedevano nastri capaci di contenere una simile mole di materiale, pertanto furono costretti ad “improvvisare”, creando un nuovo tipo di supporto su cui incollavano manualmente le sezioni tagliate dei nastri.

Altra notevole particolarità è la durata, ossia poco meno di sei minuti. Questo fattore, che oggi pare irrilevante, all’epoca costituì un notevole problema per la vendita della canzone come singolo e per la sua trasmissione via radio: per l’epoca era un tempo improponibile per un grano rock. Tuttavia, non appena i Queen riuscirono a proporre in radio Bohemian Rhapsody, questa raggiunse un livello di gradimento talmente alto che la loro casa discografica si vide quasi obbligata a pubblicare il singolo che, in tempi record, vinse il disco di platino e rimase per ben nove settimane al primo posto della classifica inglese.

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Il celeberrimo inizio del videoclip di “Bohemian Rhapsody”

Altro primato di questa canzone fu il videoclip. Bohemian Rhapsody raggiunse una fama tale che i Queen ricevettero – letteralmente – una valanga di richieste di partecipazione a programmi televisivi di musica, tanti che per loro era impossibile partecipare a tutti, pertanto risolsero di girare un videoclip in collaborazione con la BBC, che venne trasmesso per la prima volta da Top of the Pops nel novembre 1975. Questo videoclip segna un punto di svolta per l’editoria musicale perché da questo momento in poi produrre videoclip sarà la normale prassi delle case discografiche per promuovere le canzoni dei propri musicisti. Fino all’avvento di Bohemian Rhapsody era tutt’altro che usuale produrre video musicali, tantopiù che quello in esame è uno dei primi video musicali mai prodotti.

Bohemian Rhapsody è una canzone unica, una perfetta fusione di espressività e musicalità, come poche altre nella storia della musica rock (e, vedendo com’è il panorama musicale oggigiorno, credo che non tema rivali). Dopo quarant’anni è ancora fresca, nuova e soprattutto bella. Non mi resta che augurarvi una cosa: buon ascolto!

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Luca Fialdini

Luca Fialdini, classe '93: studente di Giurisprudenza all'Università di Pisa e di pianoforte e composizione alla SCM di Massa e sì, se ve lo state chiedendo, sono una di quelle noiose persone che prende il the alle cinque del pomeriggio. Per "Uni Info News" mi occupo principalmente di critica musicale.

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