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Obama e l’incontro con la storia

Alice Gavazzi - 21 Marzo 2016
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La guerra fredda è finita.

In politica estera Obama sarà ricordato per l’accordo nucleare che ha posto fine all’isolamento dell’Iran, per gli accordi di ‘free-trade’ nel Pacifico e per la normalizzazione con Cuba, ma quest’ultimo capitolo, benché terzo per importanza, può essere il più positivo per gli Stati Uniti e per tutto il continente americano. Quella iniziata all’Avana non è solo una visita di riappacificazione: è il superamento di una frattura storica e l’inizio di una modernizzazione di Cuba che, credo, sarà molto rapida.

Queste le parole con cui viene apostrofato il viaggio cubano del Presidente degli Stati Uniti, da parte del politologo di fama mondiale Ian Brommer, il quale, generalmente, si esprime in termini nient’affatto gradevoli nei confronti dell’amministrazione Obama.

Il presidente americano è sceso dall’Air Force One sotto una leggera pioggia; ad attenderlo il ministro degli esteri, Bruno Eduardo Rodriguez Parrilla.
Estremamente eloquente l’assenza del presidente Raul Castro che, in genere, è solito accogliere gli
ospiti internazionali all’aeroporto della capitale.
In merito si è espresso il candidato alla presidenza Donald Trump, definendo “senza rispetto” l’atteggiamento del presidente cubano.

Stamattina ha avuto luogo l’incontro trai due presidenti al Palacio de la Revolucion e, dunque, l’inizio dell’agenda vera e propria della visita di Obama.

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Sottolineando che l’ultimo presidente americano a mettere piede a Cuba fu Calvin Coolidge nel 1928, Obama ha definito la sua visita “una opportunità storica di impegnarsi con il popolo cubano”.
Nelle intenzioni di Obama c’è quella di apportare una svolta decisiva ai rapporti trai due paesi, dopo il ristabilimento delle relazioni diplomatiche bilaterali avvenuto il 17 Dicembre 2014.Una svolta decisiva e irreversibile nei rapporti diplomatici, commerciali e di turismo, non unica ma più importante eredità della presidenza Obama in politica estera.

Tuttavia, l’agenda presenta temi delicati e dalla difficile soluzione di compromesso, come il rispetto dei diritti umani da parte dell’amministrazione Castro, la presenza della base militare statunitense di Guantanamo sull’isola e l’embargo.

La tensione, com’era prevedibile, non manca: lo sforzo organizzativo del regime arranca e costringe a controlli severi. La consueta marcia domenicale delle Damas de Blanco si è, infatti, subito trasformata in un appello alla violazione dei diritti umani e, di rimando, queste sono state aggredite e caricate su un furgone.

La tensione è inevitabile, è il prezzo da pagare per dare inizio a un nuovo, significativo capitolo della storia.

È la fine di un’era.

È anche l’inizio di un’era.

La discesa dalla scaletta dell’Air Force One del Presidente, accompagnato dalla moglie Michelle, dalle figlie Malia e Sasha e dalla suocera Marian Robinson, è, nei fatti, una discesa verso la storia.
Una discesa per riscaldare i rapporti raffreddatisi ai tempi del timore dell’ “infezione comunista” dall’Avana attraverso il Sud America.
Una discesa per porre fine a quel terrore che vide il suo culmine in quei tragici 14 giorni dell’Ottobre 1962, giorni in cui la guerra nucleare si faceva più di una semplice paura.
Una discesa che guarda da lontano Kennedy e Cruschev.
La guerra fredda è finita.