SAREMO BELLISSIMI E GIOVANISSIMI SEMPRE, Eckhart Project di Marco Chenevier

Benedetta Cirillo - 17 Maggio 2019

Intervista a Igor Nencioni (candidato M5S)

Benedetta Cirillo - 17 Maggio 2019

🗣 Adesso parlo io: intervista ad Aurora Trotta, candidata per Potere al Popolo

Benedetta Cirillo - 17 Maggio 2019
Share

Continuano le interviste della nostra redazione ai candidati under30 al Consiglio comunale. Oggi parla Aurora Trotta, capolista di Potere al Popolo che  sostiene la candidatura di Marco Bruciati. Buona lettura!

 

Ciao Aurora, presentati e racconta il tuo percorso in Potere al Popolo.

Ciao, sono Aurora e ho 20 anni. Ho seguito tutto il percorso di Potere al Popolo fin da principio, entrandoci come componente di Rifondazione. La mia esperienza si è articolata su 2 livelli: inizialmente c’è stato l’incontro di una realtà nazionale che è riuscita a mettere insieme varie anime, poi in seguito sono state attuate delle politiche mutalistiche o comunque d’aiuto alla popolazione, cosa che a Livorno mancava da tempo. Per quanto riguarda i processi interni a Potere al Popolo, sono state scelte varie figure e personalità che potessero portare avanti il nostro progetto politico e credo che sia importante ricordare che la mia candidatura è stata frutto di una scelta comune; non lo faccio per me stessa, al contrario mi sento di rappresentare tutta l’organizzazione e le prospettive che stiamo portando avanti.

 

Di che cosa vorresti occuparti in Consiglio comunale?

Rispetto a questa domanda non ho ancora le idee ben precise, per il semplice fatto che il nostro non è meramente un progetto elettorale. Questo non nega che ci stiamo mettendo l’anima per arrivare alla vittoria, però ciò in cui crediamo è soprattutto il percorso politico a lungo termine proposto da Marco Bruciati, che porterà alla creazione di una rete politica sulla città in grado di dare risposte alle persone. Quello che più manca a Livorno è una reale costruttività sui temi, cosa che abbiamo creato durante il percorso pre-elettorale.

Forse se dovessi scegliere, ci tengo a dire che per me un un punto focale è la scuola e l’istruzione tutta.

 

Nel vostro programma c’è un punto molto interessante intitolato “Garantire sicurezze sociali”. Vuoi parlarne e descriverlo un po’?

Il punto sulle sicurezze sociali mette a fuoco una situazione locale che è stata oggetto di politiche decentrate a livello nazionale le quali non sono state in grado di far fronte alle norme gap tra la popolazione. In questo senso il punto riassume quelle che sono delle carenze cittadine su vari ambiti.

Il filo conduttore di tutta questa macroarea è il pensare a risposte sociali efficaci e calate sui quartieri contro politiche volte all’individualizzazione in ogni ambito (basti considerare quello sanitario). Di fatti l’idea del distretto che in questo capitolo è ripresa più volte, riporta a una dimensione di prevenzione e di concezione del cittadino più profonda. Questo elemento non aiuta soltanto i settori investiti, ma riqualifica i quartieri, specialmente quelli più periferici, scongiurando delinquenza, diffidenza e paura.

Una delle esigenze primarie su Livorno è il diritto all’abitare, che viene pensato con forme innovative quali il cohousing e garantito tramite la trasparenza rispetto ai bandi comunali, nonché l’assoluta tutela sociale data alle famiglie colpite. Per realizzare questi scopi saranno fondamentali delle figure formate che riescano a modificare quelle che sono situazioni di indigenza.

Crediamo poi che le sicurezze sociali non possano esistere senza una concezione di totale abbattimento di tutte le barriere, un abbattimento che sia veramente pensato su ogni realtà singola poiché la sicurezza la si costruisce tramite la conoscenza dell’altro; ancora oggi troppi cittadini son tagliati fuori dalla vita sociale (a tal proposito, ad esempio, abbiamo creato un sottocapitolo sulla disabilità che rimette al centro l’autodeterminazione dei soggetti cosiddetti “invalidi”) e da quella politica.

E proprio su quest’ultimo aspetto, vogliamo far ritornare la partecipazione al suo stato originario, articolandola tramite consigli istituiti sul territorio che siano strumento a disposizione della cittadinanza anche per poter scegliere sui temi più complessi. Le forme di democrazia basate sulla consapevolezza e sulla partecipazione attiva dei cittadini garantiscono esse stesse sicurezza sociale e devono ritornare necessariamente ad essere sovrane.

 

Che cosa significa per te essere giovane, oggi, a Livorno?

Significa vivere un contesto di apparente serenità e bellezza perchè Livorno ha un clima unico: la socialità che c’è, il rapporto che si crea tra le persone è un qualcosa di quasi magico, sa di casa e non lo ritrovi facilmente in altri posti. Abbiamo una concezione del tempo molto dilatata, viviamo in una città un po’ anarchica per tanti aspetti, in grado di ritagliarsi i suoi spazi nonostante la situazione di devastazione e di totale impoverimento in cui si trova; apparente serenità proprio per questo, per le gravi difficoltà economiche che soffre.

Sicuramente non è semplice essere giovane a Livorno, ma allo stesso tempo non me la sento di lasciarla. Qui ritrovo la giusta concezione della mia vita, diciamo che il mio modo di essere si intreccia in maniera perfetta con il suo. Non c’è quella frenesia, non c’è quella smania di dover puntare a chissà che tenore di vita e per alcuni aspetti la città è tornata un po’ all’essenzialità più pura. Delle volte c’è un attaccamento spesso anche immotivato o magari inconscio a quelle che sono le nostre tradizioni, le nostre origini e la nostra identità.

Credo poi che non sia semplice essere giovane a Livorno anche perchè un altro limite è dato dalla dimensione scolastica molto circoscritta, che rende la città spesso stagnante e non le permette di avere spunti di novità e di freschezza.

E infine non è facile esserlo specialmente in senso politico, perchè ogni dimensione nazionale o anche regionale ha dei ritmi di elaborazione più veloci, mentre Livorno vive i fatti in maniera molto più dilatata nel tempo; spesso ci troviamo a affrontare delle situazioni non coincidenti a quelle che accadono negli altri livelli e proprio per questo non è sempre semplice dare soluzioni.

Per concludere ci tengo a precisare che a mio parere l’essere giovane è un punto di lettura interessante – purtroppo molto spesso strumentalizzato- che non deve rimanere un’etichetta vuota; il giovane di per sé senza obiettivi o comunque senza una sua propria coscienza non si può definire tale. Ciò che rende una persona giovane, indipendentemente dalla sua età, è la freschezza, l’apertura mentale e una certa visione del mondo.