7 Dicembre 2019

AVVERTENZA
Per prepararci alla rappresentazione del Mefistofele di Arrigo Boito che avverrà questo fine settimana al Teatro Verdi di Pisa, ho deciso di compilare questo breve “Dizionario”, un vero condensato dell’opera… in pillole! 


Arrigo Boito
MEFISTOFELE
Nuova coproduzione Teatro di Pisa, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Sociale di Rovigo

Mefistofele: Giacomo Prestia
Faust: Antonello Palombi
Margherita: Valeria Sepe
Elena: Elisabetta Farris /Alice Molinari
Marta: Sandra Buongrazio
Nereo/Wagner:  Sergio Dos Santos
Pantalis: Moon Jin Kim

Direttore: Francesco Pasqualetti
Regia: Enrico Stinchelli
Scene: Biagio Fersini su ideazione di Enrico Stinchelli
Videomaker: Mad About Video di Malta
Disegno luci: Michele Della Mea
Orchestra della Toscana


B

Bòito, Arrigo (Padova, 24 febbraio 1842 – Milano, 10 giugno 1918). Poeta e musicista per nascita, rivoluzionario per necessità, 200px-Arrigo_Boito_anzianoArrigo Boito resta una delle figure più interessanti e poliedriche dell’Italia post-unitaria: sempre animato da uno spirito avveniristico e innovatore, a forza di cercare di creare “l’arte nuova” non fece altro che attirarsi gli accidenti dei suoi contemporanei a causa di suoi pregevoli versi come «Alla salute dell’arte italiana!/ Perché la scappi fuora un momentino/ Dalla cerchia del vecchio e del cretino/ Giovane e sana […]  Forse già nacque chi sovra l’altare/ Rizzerà l’arte, verecondo e puro/ Su quell’altar brattato come un muro/ Di lupanare», nei quali si riconobbero personaggi di spicco come Giuseppe Verdi. La sua baldanza si estinse quasi completamente – e molto in fretta – dopo lo strepitoso fiasco della prémiére del Mefistofele nel 1868 al Teatro alla Scala di Milano, dove la presunta opera rivoluzionaria fu salutata con fischi e ortaggi. Dopo aver abbandonato i giovanili furori della Scapigliatura (cfr. S), Boito seppe superare le iniziali posizioni di intransigente esaltazione e si dedicò alacremente alla stesura di molti fortunati libretti d’opera (La Gioconda per Amilcare Ponchielli, Simon BoccanegraOtello Falstaff per Verdi, Mefistofele Nerone per sé stesso), nonché alla seconda stesura del Mefistofele, che nel 1875 fu presentato con enorme successo a Bologna (cfr. infra).
Nonostante il successo dell’opera, Mefistofele resta l’unica opera che Boito sia riuscito a comporre per intero: il Nerone, infatti, se lo porterà appresso per tutta la vita senza riuscire a completarlo. Verrà eseguito postumo nel 1924, completato da Arturo Toscanini, che ha curato anche la revisione – l’ennesima – della partitura del Mefistofele; nonostante il trionfo che ha accolto la prima di Nerone, l’opera è progressivamente caduto nel dimenticatoio, soprattutto a causa dei proibitivi costi di allestimento.

Bologna. È la «città dei dotti e dei buongustai» a consacrare il successo di Mefistofele dopo la caduta alla Scala. Il pubblico del capoluogo emiliano – più aperto e meno provinciale dei milanesi – ha saputo accogliere lo spirito “rivoluzionario” del capolavoro di Boito e interpretarlo correttamente. Va anche detto che la prima versione (quella del 1868) aveva diversi problemi, primo fra tutti l’improponibile durata di cinque ore e mezzo che ha messo k.o. anche i più pugnaci melomani, mentre la versione del 1875 era di circa tre ore più corta ed era stata pesantemente riscritta dall’autore. Boito, nel corso del tempo, ha saputo far tesoro delle critiche (soprattutto di quelle di Giulio Ricordi) e ha pazientemente “aggiornato” l’opera dopo ogni spettacolo, migliorandola in base ai commenti e agli apprezzamenti del pubblico.


F – L

FaustPersonaggio letterario, uno dei più presenti nella storia della letteratura e della musica occidentale: da Christopher Marlowe (Doctor Faustus) Anton_Kaulbach_Faust_und_Mephistoa Johann Wolfgang von Goethe, a Hector Berlioz (La Damnation de Faust) a Franz Liszt (cfr. infra) a Thomas Mann (Doktor Faustus), la storia del leggendario alchimista attraversa le pagine della nostra umanità, mutando i contorni con il mutare dei tempi ma mantenendo sempre il medesimo nucleo, il patto col diavolo. È facile intuire il perché della fortuna di questo personaggio: rappresenta l’incarnazione delle nostre più ancestrali paure – la morte, il disfacimento, l’abbandono -, il desiderio di superarle e l’altrettanto primordiale scintilla di curiosità che spinge l’essere umano a cercare ogni mezzo e strumento per valicare i confini dell’ordinario. Questo archetipo dalla grande efficacia contiene però anche un’altra caratteristica dell’uomo, ossia il saper resistere agli impulsi e a dominare la propria natura, come avviene nell’Epilogo dell’opera di Boito, in cui Faust riesce finalmente ad esorcizzare Mefistofele (cfr. M) e a varcare i Cancelli dorati del Cielo.

Leitmotiv. [‘laitmoti:f] Termine tedesco (lett. motivo ricorrente), indica un tema musicale che in ambito sinfonico od operistico viene associato ad un personaggio, un paesaggio, una sensazione, un luogo etc. Ad esempio: in Guerre Stellari – Una Nuova Speranza, ogni volta che Darth Fener appare è immancabilmente introdotto dalla Marcia Imperiale. Si tratta di una tecnica risalente alle opere di Carl Maria von Weber ed il critico  Friedrich Wilhelm Jähns ha usato questo termine per la prima volta proprio in relazione ad esse; tuttavia la sua massima diffusione si è avuta con le opere di Richard Wagner: famoso è il leitmotiv di Sigfrido nel Siegfried o il c.d. Tristan akkord nel Tristan und Isolde. Tuttavia Wagner preferiva a leitmotiv il termine Grundthema (lett. tema di base), ma il primo termine ha avuto subito notevole popolarità fin dal momento in cui  Hans Paul von Wolzogen, l’editore del Bayreuther Blätter, l’ha utilizzato per la prima volta in relazione a Wagner, più precisamente per il Götterdämmerung. Nel Mefistofele Boito, nonostante fosse un sostenitore di alcune delle posizioni di Wagner, non utilizza il leitmotiv bensì la tecnica della reminiscenza: la differenza sta nel fatto che, mentre il leitmotiv suggerisce semplicemente situazioni o persone e lo fa con una certa lentezza (bisogna ricorrere all’intero tema, spesso è necessario un po’ di tempo per raccogliere la tensione), la reminiscenza è molto più immediata e costituisce un commento alla scena in forma di ricordo. Così si spiega il coro angelico che accoglie la morte di Faust ed il tema d’amore che squarcia il Sabba classico.

Liszt, Franz (Raiding, 22 ottobre 1811 – Bayreuth, 31 luglio 1886). Compositore e pianista ungherese, poi naturalizzato tedesco. Molte delle sue composizioni sono permeate da un certo “fascino diabolico”, come la Totentanz per pianoforte e orchestra. Diverse sue composizioni sono ispirate al dramma Faust di Goethe ed ai suoi personaggi: la raccolta dei Mefisto Valzer è ispirata al personaggio di Mefistofele e da questi ereditano il loro carattere enigmatico e “diabolico” (si pensi al celeberrimo incipit del Mefisto valzer n.1). Più complessa è la Faust-Symphonie o, per usare il sottotitolo scritto dallo stesso compositore, Una Sinfonia del Faust negli studi a tre Personaggi. Perché proprio di questo si tratta: una sinfonia in tre movimenti, ciascuno dei quali è incentrato sul carattere dei tre protagonisti del dramma, nell’ordine Faust, Gretchen e Mefistofele. Purtroppo Liszt, oltre al carattere dei personaggi, ha desunto dal Faust di Goethe anche l’intollerabile prolissità e magniloquenza: solo il movimento dedicato a Faust dura mezz’ora!


M – P

MefistòfelePersonaggio demoniaco, appare inizialmente in alcune leggende tedesche del XVI secolo ed in seguito appare in tutte le opere derivate dal mito di Faust, diventandone in alcuni casi il protagonista effettivo, come nell’omonima composizione di Arrigo Boito. Nel Mefistofele il personaggio demoniaco è talmente ben studiato e strutturato che alla fine finiamo per parteggiare più per lui che per il povero Faust ed il motivo è molto semplice: Boito ha umanizzato così tanto questo diavolo tentatore che siamo più propensi a riconoscerci in lui che nel magniloquente Faust. Mefistofele è l’uomo che si ribella all’Eterno, Faust è l’uomo che vi soggiace. Non è chiara l’etimologia di questo nome, ma ce ne sono un paio davvero curiose: la prima sostiene che sia una variante di Faust e che quindi significhi “colui che non ama Faust”; in questo caso la cosa è molto interessante perché porterebbe ad identificare Faust e Mefistofele come due facce della stessa medaglia, se non addirittura come uno stesso personaggio “sdoppiato”. L’altra etimologia degna di nota proviene dall’ebraico e si tratta della fusione delle parole mephiz (spargitore) e tophel (menzogna), molto appropriate per questo personaggio. Una cosa è certa: ovunque si trovi Mefistofele c’è sempre dubbio, ambiguità e inganno, tanto che non si è nemmeno sicuri del significato del suo nome.

Obèrtas. Antica danza polacca, in ritmo ternario. Simile per certi versi alla più celebre mazurka, spicca per il carattere rustico e vivace. Boito la utilizza nell’Atto I, nel corso dei festeggiamenti per la Pasqua.


S

il-sabba-delle-stregheSabba. Termine derivato dai trattati di stregoneria del XV e XVII secolo, indica una riunione stregonesca volta all’adorazione del diavolo o di certi demoni per ingraziarsene i favori. Nell’opera di Boito compaiano ben due Sabba: il Sabba romantico, in cui streghe e stregoni rendono omaggio a Mefistofele  ed il Sabba classico, in cui i due protagonisti sono trasportati nell’antica Grecia ed assistono ad una ridda di coretidi e ninfe che venerano Elena di Troia (trasposizione di Margherita) che viene sedotta da Faust. Il tema del Sabba, così caro ai romantici (si pensi al movimento finale della Symphonie Fantastique di Berlioz), non è un semplice ornamento nel Mefistofele, ma è lo strumento con cui l’autore collega gli esseri umani di ogni tempo, rivelandone la similitudine di spirito. Mefistofele è un’opera sull’uomo, analizza il rapporto dell’uomo con sé stesso, con l’Infinito e l’Eterno, in senso sia positivo sia negativo. Non c’è nessun confronto illuministico tra la bestialità del gotico e la civiltà dell’antichità classica, ma una rappresentazione dell’evoluzione della spiritualità.

Scapigliatura. Movimento artistico-letterario sviluppatosi in Italia alla fine dell’Ottocento, assimilabile alla Bohéme francese. Lo spirito e il destino di questo manipolo di scapestrati è ben riassunto in questa frase di Cletto Arrighi: «Tutti amarono l’arte con geniale sfrenatezza; la vita uccise i migliori». Si trattava della nuova generazione di intellettuali che, stanchi del “vecchio”, si proponeva di rinnovare tutto, dalla letteratura, alla musica, alla politica, al costume. Tanto vollero fare quanto poco fecero in realtà perché il movimento si estinse molto presto e per due motivi inoppugnabili: i membri o abbandonavano il movimento o morivano: il pittore Tranquillo Cremona muore a 41 anni, intossicato dai colori che si impastava sul corpo; Franco Faccio, direttore d’orchestra, muore a 51 anni in manicomio, pazzo; Emilio Praga, scrittore, muore a 36 anni in assoluta povertà distrutto dall’alcol; Ugo Tarchetti, scrittore anche lui, muore a 30 anni di tisi, come cento altri tra gli Scapigliati. Anche Boito faceva parte del movimento – come il fratello, l’architetto Camillo Boito – ma, per sua fortuna, ebbe una sorte di gran lunga migliore di quella degli amici Scapigliati. La generazione che voleva fare tutto e invece non fece nulla.

Semicroma. Figura musicale di valore equivalente a metà croma, ossia a un sedicesimo di semibreve. Questa figura è molto importante nell’economia dell’opera perché Boito impiega un particolare ritmo di semicrome per segnalare la presenza di Mefistofele: il compositore ha osservato che nelle antiche leggende l’arrivo di Mefistofele era preceduto da un tintinnio di sonagli ed è proprio questo tintinnio che vuole richiamare alla mente con il breve ritmo di due semicrome. Non è mero orpello perché in due casi serve allo spettatore per smascherare il demone (quando si presenta sotto le mentite spoglie di frate grigio o di cavaliere) ed in alcuni casi diviene l’elemento caratterizzante della melodia, aggiungendo ad essa un tocco diabolico, anzi, mefistofelico. È il caso della cabaletta Fin da stanotte, nell’orge ghiotte e soprattutto nel Sabba.

Luca Fialdini
luca.fialdini@uninfonews.it

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Luca Fialdini

Luca Fialdini, classe '93: studente di Giurisprudenza all'Università di Pisa e di pianoforte e composizione alla SCM di Massa e sì, se ve lo state chiedendo, sono una di quelle noiose persone che prende il the alle cinque del pomeriggio. Per "Uni Info News" mi occupo principalmente di critica musicale.

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