Serie B il punto: al via la stagione 2019/2020 della Serie BKT

Michele Parisi - 25 Agosto 2019

Serie B il punto. 2°giornata: Salernitana, Perugia ed Entella a punteggio pieno

Michele Parisi - 25 Agosto 2019

Bevi, Rosmunda, nel teschio di tuo padre!

Michele Parisi - 25 Agosto 2019
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Quale sia la storia della sinistra non è necessario lo dica io, e sarebbe pure inutile e borioso soffermarcisi.

Basti qua dire che, per me, quella storia è e rimane una storia fatta di respiro, di battaglie sincere e forti per cambiare davvero la società, per interpretarla e imprimere su di essa un indirizzo che potesse realizzare maggiore equità, benessere, emancipazione civile e culturale per il popolo italiano. Ribadisco ancora qui che non credo a età dell’oro in cui tutto luccicava in modo più splendente; credo semplicemente alla coerenza e all’altezza di un certo pensiero, che è stato declinato con dignità e estremo rispetto per la cosa pubblica da molti uomini nel corso della nostra storia contemporanea, spesso in lotta con chi, anche dalla stessa parte politica, avviliva tali qualità e virtù civiche in bieche espressioni della convenienza. E, per dirla tutta, certi valori cui mi sono avvicinato non solo non sono stati motivi ispiratori di tutti gli attori politici della cosiddetta sinistra, ma molto spesso sono pure stati solo ostentati ipocritamente da fette talmente larghe dei protagonisti della nostra Repubblica, da divenire feticci inutili, capaci solo di simulare un contegno morale per fini molto altri, con grave tradimento di tutti coloro che credono veramente in quei valori. E di ciò arriva un momento, nella storia, in cui si deve render conto, definendo ogni responsabilità di fronte al pubblico.

La retorica e la vacuità sono infatti due dei mali peggiori che possano affliggere una classe politica, perché portano a peccati civili molto più seri, penosi; e di retorica e vacuità la sinistra italiana è piena.

Sono abbastanza intriso di idealismo per credere che la storia non si muova a caso, ma disegni dei percorsi che i popoli e i movimenti politici (e con ciò non voglio riferirmi ai partiti, ma significare fenomeni sociali e civili, di popolo appunto) danno in essa, nella storia, agitando e muovendo in precisa direzione lo Spirito di una Nazione. La sinistra italiana ha avuto sempre una grande tensione: cogliere la complessità della società del Paese, e nelle diverse sfumature socio-economiche, e nel loro darsi nella storia, secondo ben noti principi di materialismo; per poi ridurle a uno, reinterpretandole in visioni generali, articolate e ordinate, per segnare una direzione precisa al progresso materiale e spirituale del Paese. E uso queste parole per riferirmi al lavoro, naturalmente, primo fondamento della nostra Repubblica e della dignità di uomini. Questo lo si riscontra già trasversalmente in sede costituente. Con il tempo ciò si è tramutato in un impegno politico: superare quello che la contingenza storica (le ideologie novecentesche) aveva disposto, al fine di farlo confluire in movimenti di più ampia ambizione, dal Fronte democratico popolare al compromesso storico, fino all’Ulivo, per citare solo i segmenti più noti. Ma ciò di cui parlo si deve poterlo riscontrare anche in sostanza politica, oltre che in fenomenologia storica, e cioè nelle idee e nelle riflessioni sui tipi e sui modi. Il lavoro, l’istruzione, la distribuzione di ricchezza, il ruolo dello Stato, le formazioni sociali dalla famiglia (e intendo il nucleo affettivo dell’individuo) alle riunioni e associazioni, agli organismi politici.

Ma disegni complessi e completi, evoluti e nutriti di ascolto delle istanze sociali, da un lato, e di riflessioni di scienza e pensiero, dall’altro, non esistono più. Se mai sono esistite, beninteso. Ma a questo, almeno, lasciatemi credere. Lasciatemi credere al fatto che sia esistita una ragion d’essere ispiratrice più alta della miope convenienza politica a dettare la fisionomia dell’azione secondo coerenza, logica, rettezza e obbedienza a forme valoriali. Non per puro esercizio di stile, vezzo intellettuale altezzoso, ma ovviamente per realizzare contenuti politici armoniosi e salutari. Quando però si imputa a chi argomenta in tal senso una volontà di scissione tra teoresi e pratica, anziché riconoscere una necessaria derivazione di pensiero tra formulazione e azione, si finisce per smarrire una bussola fondamentale: la coerenza. E non tanto la coerenza che si vuol ricercare nei modi e nelle opere, ché quella è coerenza a valle; ma coerenza a monte, o coerenza sistematica, quella che significa ordine razionale cui orientare ogni cosa. Ed è patente che, non avendo chiara, anzi rifuggendo, una riflessione che dia ordine, tutto l’agire politico non può che perdersi nella goffezza, nella migliore delle ipotesi, o aprire crepe pericolose da cui far filtrare opportunismo. Che in politica significa ahimè carrierismo e danno pubblico.

Penso non sia questo il momento di soffermarmi sui tantissimi errori della sinistra: ne basti però uno, quello di aver ritenuto di incarnare l’assoluta depositaria pubblica della morale e della conoscenza intellettuale (il che, se pure fosse, nelle democrazie sarebbe comunque e sempre un grave pericolo, oltreché rappresentare un omologante ottundimento della coscienza popolare). Da questa iattanza (altro errore, e più che questo colpa) discende pure notevole ipocrisia, oltre che esasperante presumere lassismo da parte della cittadinanza, il che porta alla mania di onnipotenza. Alla perdita di ascolto. All’assenza di riflessione. Alla finale netta separazione da ogni rappresentatività.

Questo mi duole più di ogni altra cosa. Ovviamente in ciò mi riferisco nello specifico al Partito Democratico, ma sarebbe sbagliato non vedere quanto codesti vizi e mali perniciosissimi invischino ogni area della sinistra, dalla più moderata alla più radicale. La quale ultima ha pure, nelle sue diverse sfumature, la debolezza di credere di incarnare ancora lo Spirito italiano, rimanendo ferma a un secolo fa, ormai l’orologio a tanto addietro essendosi fermato nei suoi paralogismi.

Ma, dicevo, mi delude, in modo sempre più clamoroso da anni ormai, la mancanza di slancio propositivo, di autentica riflessione, di conseguente azione. Tutto si muove a caso, dunque si muove male. E in questa piega ormai spadroneggia e sbeffeggia la nobile autenticità del pensiero progressista il solo e unico desiderio di potere per il potere. La politica che ha come fine il sé pubblico, non la res publica. E tutto quello che vedo degli episodi politici che discendono da detti, unici fini è appunto la conseguenza di un andare sbandati, di un simulare e dissimulare, di un fare un’odiosissima morale agli altri, salvo poi non ubbidirle, o ubbidirle in modi molto pittoreschi, riproducendo sistematicamente istanze proprie o di altre prospettive politiche (che comunque sono legittime, illegittimo è semmai dire di combatterle per poi riproporle pari pari) o di una modalità di azione politica fastidiosa, spudorata, irragionevole, disonesta e infine fascista.

Eccoci al punto. Inseguire la minorità politica è da anni ormai il vezzo della cosiddetta sinistra (ripeto, non solo del Pd). È successo recentemente a Livorno, dove la sinistra è stata chiaramente bocciata dall’elettorato per scelte sbagliatissime di decenni. Anziché attuare profonda riflessione e rifondazione progettuale, si è preferito puntare a vincere – all’ultimo momento utile, scialacquando cinque anni! –  per sciagurato mal agire di altri; scommettendo su numeri e pacchetti di voti anziché sulle idee, raccattando una mescolanza di movimenti purchessia; e infine, tocco di classe appreso maldestramente e pericolosamente dal M5s, riverniciandosi di nuovo scegliendo il proprio candidato sindaco come si fosse all’Isola dei famosi. Un personaggio conosciuto dalla faccia pulita, rappresentante solo l’autocelebrazione del mediocre e peggio del nulla che esiste in città. Retorica e vacuità, appunto, anziché maturazione di pensiero e di idee minime su cosa fare. Per tacer d’altro. Da decenni ormai si rimanda il momento del raccoglimento e della nuova formulazione di pensiero almeno socio-economico, perché c’è sempre stata e ancora c’è un’elezione o un’opportunità dietro l’angolo che non si vuol perdere, e pur di vincere lo si fa coi mezzi spiccioli a disposizione, mentre l’identità sfuma, disperdendosi nel demente incaponirsi purché si tratti di ottenere.

E adesso si segue nuovamente la minorità (che è fascismo) nella formazione di un Governo capace di smentire tutto quello che ancora (ed è pochissimo) rimane ad animare l’identità della storia e del pensiero. Un retaggio di sostanza spazzato definitivamente via. Ho espresso chiaramente in precedenti interventi cosa io pensi del fascismo, quello reale e pericoloso di oggi, e come lo rintracci trasversalmente ovunque, pure nel Pd e non da ora, ma massimamente in tutto ciò che incarna il Movimento 5 Stelle. Con quest’ultimo atto si consuma, almeno per quanto mi riguarda, il definitivo travisamento della storia, il finale distacco da ogni concretezza per mano di chi la sinistra avrebbe dovuto combattere come espressione dell’assenza di politica: la quale, tutto essendo politico, altro non significa in politica che fascismo.

Così, anziché contrapporsi con strumenti democratici e idee identitarie ad avversari che costituzionalmente dovrebbero riconoscersi come legittimi (e che, comunque, idee di società ne hanno eccome, e ben compiute!), la sinistra ha sempre preferito e preferisce tutt’ora demonizzarli, sventolando un fascismo inesistente, che tuttalpiù è reato, quando non ridicolo folklore, alzando con ciò polveroni per nascondere l’assoluto niente che compone il suo progetto politico; e così facendo diviene ella stessa fascista nei modi e nell’assenza di contenuti, imposti però con ipocrisia e supponenza, e abbraccia alla fine l’incarnazione essenziale del fascismo invece realmente preoccupante, la prevaricante imposizione dello stato di minorità politica, da cui discende ogni guaio pubblico.

Nella nostra storia recente questo fascismo ha già da tempo tagliato la testa alla sinistra, lasciandola senza lume e solo pancia: i nostri padri sapienti (nel senso latino di avere sapore, sostanza) sono ormai da esso decapitati. Adesso i loro figli saranno costretti, da quel fascismo, a bere dal loro cranio. Come Rosmunda, che il re Alboino, suo sposo, obbligò a bere dal teschio di Cunimondo, padre di lei, dallo stesso Alboino mozzato. E Rosmunda berrà, ha in effetti già bevuto, si formi o meno questo Governo raccogliticcio. La storia ci dice che Alboino sarà ucciso per vendetta da Elmichi, amante della regina, e poi questi ultimi troveranno entrambi morte reciproca assai vile, per un intrigo. Immagine plastica del destino della sinistra. O buon principio, a che vil fine convien che tu caschi!

Adesso inizia l’era degli sciacalli, coloro che del partito erede dei grandi movimenti costituenti faranno solo becera spartizione. Ormai alla sinistra resta unicamente questo, la carogna da spolpare.