Un po’ di umanità per Parigi

Simone Bacci - 14 Nov 2015

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Le colpe inutili e l’immobilismo sull’ISIS

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Se cercate una riflessione piagnucolante e politicamente corretta sugli attentati di Parigi chiudete la pagina, oppure leggete. Leggete per indignarvi delle mie parole, per definirmi un’idiota, oppure approfittatene per riflettere su un’opinione diversa. Se poi non vi avrò convinto non mi interessa, mi interessa soltanto farvi capire che questa è un’analisi che va oltre i fatti di Parigi e soprattutto senza peli sulla lingua. 

Date la colpa alle politiche della Nato, date la colpa al colonalismo occidentale, datela ai francesi, agli inglesi,  ai russi, ai turchi, ai tedeschi e agli italiani, datela soprattutto agli americani e agli israeliani, a chi per incrementare profitti miliardari affama e sfrutta popoli deboli. Date la colpa a tutti questi ma non vi scordate di mettere in cima al vostro elenco il vero colpevole di Parigi: un’ideologia fondamentalista che sta scuotendo il cuore – anzi le membra, perché certe crudeltà non si vivono con il cuore- dell’islam. L’Isis, questo è il nome del vero colpevole. 

Certo sarebbe stupido da parte mia non capire e non ammettere che l’occidente in anni di colonialismo, sfruttamento e guerre non abbia giocato un ruolo fondamentale nella nascita e diffusione dello Stato Islamico. 

In Iraq, a far decadere Saddam c’eravamo noi, Israele l’abbiamo creato noi, la Libia l’abbiamo destabilizzata noi, l’Afghanistan lo invase la Russia, e così via. Potremo stare ore ed ore a dibattere sui crimini commessi dal regime di Saddam, di Gheddafi, dai talebani, da Assad, o sulla politica dell’odio di Hamas, e se sia lecito o meno intervenire per far decadere quei dittatori che pur difendendo il popolo dalle egemonie occidentali, finiscono per affamarlo e sfruttarlo più delle multinazionali stesse. Ma servirebbe continuare ad offenderci da soli? Sicuramente è giusto ricordarsi gli errori del passato per imparare a non ripeterli, specialmente tutte le incoerenze sempre in atto, ma la realtà dove ci porta?

L’Europa, perché è di questo che stiamo parlando, si trova due problemi e un’unica matrice, i problemi sono l’immigrazione selvaggia e il terrore degli attentati, la matrice unica è l’Isis, lo Stato Islamico. A questo dovremo aggiungere il sangue che l’Isis sparge sulle proprie terre, le persecuzioni e le esecuzioni quotidiane, ma lasciamo stare, si sa che noi europei ci infervoriamo solo su quello che ci colpisce direttamente.

Se devo dirla tutta mi sono stufato, non da ieri ma da tempo, delle politiche buoniste di gran parte dei sedicenti intellettuali antimilitaristi, cialtroni miopi e autoreferenziali che rimandando il vero problema sotto fiumi e fiumi di parole, non danno a vedere che in realtà la loro soluzione è il nulla più totale. Se solo si accorgessero che il loro parlare vuoto è il vero fuoco che alimenta la brace del calderone dei vari Salvini e Le Pen, sicuramente avrebbero almeno la decenza di stare in silenzio. Quel che a loro sfugge è che il popolo, quello che conta nei sondaggi e nella cabina elettorale, quello per cui viene intavolatato il dibattito mediatico, viene esasperato da tutto questo falso buonismo, seguito da nessuna soluzione diversa dal “dobbiamo dialogare”.

Ma con chi vogliamo dialogare? Con i tagliagole dell’Isis? Con l’ayatollah iraniano che si fa intervistare solo da donne coperte di chador? O con i gruppi il cui nome tradotto significa “l’occidente è male”?

Quel di cui non ci stiamo accorgendo è che riempendo la popolazione esasperata, e sempre più indotta alla xenofobia, di slogan del tipo “l’islam non è tutto uguale” quando gli viene ucciso un figlio in un teatro a Parigi al grido di “Allah è grande”, ci facciamo un autogol clamoroso, che serve solo a dare ragione a quelli che le frontiere le vogliono chiudere. Il più delle volte il dolore delle persone, così come il terrore, non segue la ragione e la tolleranza ma il vendicatore, il Robespierre di turno che assicura giustizia e tolleranza zero. In politica, come già detto più volte, contano i fatti, e non sempre le idee, e se i fatti mancano, il malcontento cresce ed ecco il diffondersi degli estremismi e delle intolleranze. Tutto questo perché i tolleranti se ne stanno fermi, immobili, incapaci di guidarci.

La colpa allora di chi è? La colpa ancora una volta è dell’immobilismo occidentale, è di un’Unione Europea che non è ancora all’altezza di gestire questa crisi a livello sovranazionale, perchè manca di forza politica, di gestione e rappresentanza politica federale, di un esercito comune e soprattutto di una reale unione d’intenti.

Guardando meglio la realtà serve chiedersi “cosa vuole l’Isis da noi?”. L’Isis vuole distruggerci, ma prima di farlo vuole essere lasciato in pace, vuole che noi chiudiamo le nostre frontiere, facendo morire chi scappa via dal califfo in cerca di una vita migliore. Sotto questo aspetto chiudere le frontiere o innalzare muri significa fare il gioco dell’Isis. L’Isis utilizza la strategia del terrore per spingerci verso un nazionalismo esclusivo, verso un’esclusione intollerante degli immigrati. Ma soprattutto l’Isis continua ad attaccarci perchè noi non sappiamo reagire fattivamente.  

Inconsapevolmente o meno, secondo questo ragionamento, chi inneggia all’intolleranza inneggia indirettamente all’Isis, chi dice che l’islam è tutto integralista, scredita i moderati islamici e chi parla di dialogo fine a sé stesso senza peraltro dare risposte fattive, e sparando parole dure contro gli esasperati, contribuisce a lasciare aperto il rubinetto dell’odio da tutte le parti.

Allora qual è la soluzione? Non ho la soluzione, questa spetta alla politica, ma sono sicuro che continuare a vivere nell’immobilismo ci stia lentamente portando verso una strada di incoerenza e passività. 

In cuor mio sono sicuro che la vera soluzione sul lungo periodo sia investire sull’educazione alla libertà, alla tolleranza, al pensare critico e che sia auspicabile che ogni conflitto si risolva attraverso il dialogo e la cooperazione internazionale. Ma adesso siamo di fronte ad un problema che ha poche soluzioni pratiche che richiedono decisioni immediate che sappiano essere risposte forti e decise, anche per riportare fiducia nel popolo.  

Quindi vogliamo bombardare l’Isis per distruggerlo? Bene facciamolo, prendiamoci le nostre responsabilità. Vogliamo accogliere chi scappa dalla guerra nei nostri paesi, allora spendiamo più soldi per l’integrazione; oppure chiudiamole per davvero queste frontiere. Ma qualora dovessimo chiuderle, dovremo renderci conto di essere stati complici dell’Isis e della sua politica del terrore. 

Non vogliamo risolvere questa situazione con la guerra d’intelligence? Troviamo un’altra via, perché quella del dialogo con l’integralismo non funziona, almeno su questo da venti anni di nazi-fascismo dovremo aver imparato qualcosa, così come da 1800 anni di integralismo cattolico, fatto di roghi, potere e crociate, dovremo aver imparato molto sulla forza annebbiante delle ideologie a valenza popolare, specie di quelle a sfondo religioso.

E se abbiamo imparato qualcosa dobbiamo anche avere il coraggio di dirci apertamente che non è più un problema di diversità culturale ma di inferiorità, perché per me, non tutto l’islam, ma l’Isis, non è altro che una cultura inferiore, barbara e rozza, che come tale deve essere distrutta, estirpata.

E così come l’Isis tutte le teocrazie islamiche che negano i diritti alle donne e alle minoranze etniche, perchè se qualcosa di vero e universale è stato detto nella storia, è sicuramente quel che è contenuto nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America: “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sè evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità” e -aggiungo io- se un Dio esiste è uno solo per tutti, e di certo non è nè maschio né femmina, né bianco, né nero e soprattutto né cattolico né islamico.