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Colpevole di intolleranza.

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Non tollero l’idea di tolleranza.

Mettiamola su questo piano; se si facesse un’intervista chiedendo cosa venga ricollegato alla parola “intolleranza”, escludendo magari persone con intolleranze alimentari il cui pensiero andrebbe probabilmente alla loro croce, sono disposto a scommettere che avremmo risposte come razzismo, antisemitismo o magari volerebbero nome importanti come Hitler o Mussolini. Non c’è niente di più sbagliato.

A mio avviso c’è una “tolleranza” morale e una “tolleranza” moralista.

La tolleranza morale è una delle più grandi crociate di un intollerante come me, e va a confluire insieme ad altri precetti nell’antirazzismo et similia.

Io sono antirazzista, quindi non tollero il concetto di razze e chi lo sostiene. Cosa c’è di tollerante in tutto questo?

Altro esempio: siamo nella seconda metà del 1600 e mentre Masaniello a Napoli fronteggiava gli spagnoli un po’ più a nord Locke diceva che “se un cattolico romano crede che sia veramente il corpo di Cristo ciò che un altro chiamerebbe pane non arreca nessun torto al suo concittadino. Se un ebreo non crede che il Nuovo Testamento sia la parola di Dio non per questo altera i diritti civili. Se un pagano non crede né all’uno né all’altro Testamento non per questo deve essere punito come cittadino disonesto”.

Tralasciando il fatto che ci fosse arrivato nel VII° secolo ed alcuni crani del XXI° devono ancora fare molta strada, Locke si scaglia contro l’intolleranza religiosa, grande piaga del tempo. In altre parole è intollerante all’intolleranza ed in altre ancora Locke è un intollerante bello e buono.

Voler scrivere qualche riga sulla tolleranza (sono costretto ad usare questo termine ma come già spiegato è per forza un principio di intolleranza) che sfocia in moralismo è ugualmente difficile. Gli hippie, per esempio, capostipiti della tolleranza del “pace e amore” erano intolleranti verso il sistema capitalista, quindi intolleranti. Intolleranti dal libero amore e con i fiori nei capelli, ma intolleranti, punto e basta. L’essere umano, nessuno escluso, non è tollerante per sua natura, e non ci riuscirebbe neanche con le migliori intenzioni del mondo.

La tolleranza verso un qualcosa implica di conseguenza l’intolleranza verso chi non la tollera (e no, non è uno scioglilingua). Il mio obiettivo però è quello di far capire che l’intolleranza non è necessariamente razzismo o altre schifezze, ma anche il suo opposto.

Quindi mi dichiaro colpevole di intolleranza (cronica, per di più), ma mi si chiami brontolone, rompiscatole od altro, ma non razzista.