15 Agosto 2022

Inaugura la nuova stagione teatrale 2016/2017 del Teatro Metastasio di Prato, il Contemporanea Festival, giunto alla sua XIV edizione, che ha debuttato venerdì 23 settembre e si concluderà domenica 2 ottobre. Ispirandosi al nome omonimo della mostra del 1973 curata da Achille Bonito Oliva, il festival ricerca forme artistiche nuove del panorama contemporaneo nazionale e internazionale. «Le opere in programma a Contemporanea vogliono mettere in moto processi di pensiero, per creare una comunità critica», interviene così Edoardo Donatini, direttore del festival.

Il progetto culturale rivolto ai vari ambiti performativi dalla danza alla musica, dalle arti visive al teatro, ha l’obiettivo di raccontare le urgenze e le complessità del presente, esplorando nuovi linguaggi artistici che si compenetrano tra loro. Alla base della ricerca sul contemporaneo è il corpo, inteso come organismo onnicomprensivo di drammaturgie fuse a sistemi di movimento, che si trasforma in “scritture creative” della scena artistica presente e reale.


Il programma del festival presenta una selezioni di autorevoli artisti contemporanei attivi nel panorama europeo, con una sezione di spettacoli rivolta ai bambini e ragazzi, lavori/esperimenti di nuove produzioni e incontri con gli artisti. I luoghi, convenzionali e non, scelti per lo svolgimento delle performance sono il Teatro Metastasio, il Fabbricone e Fabbrichino, il Teatro Magnolfi, lo SpazioK, l’Istituto Culturale e di Documentazione Lazzerini e piazza Santa Maria delle Carceri, tutti aventi una precisa identità che ne determina la lettura.

Il festival ha ospitato tra “gli internazionali” il danzatore e coreografo Boris Charmatz, direttore artistico del Centre Chorégraphique National de Rennes et de Bretagne, che ha debuttato venerdì 23 alle ore 20,00 in piazza Santa Maria delle Carceri, con la nuova creazione «Danse de nuit», in collaborazione con il network Finestate Festival. Charmatz indaga la dinamicità e le connessioni che si creano e si disfano tra i sei danzatori in cui regnano caos, struttura, improvvisazione, controllo e libertà. Un incontro tra movimento e voce in uno spazio pubblico che diventa luogo di sperimentazioni oltre le convenzioni, in cui gli spettatori sono stati invitati a partecipare fisicamente a ritmo di “move”, cambiando ogni volta il punto di vista della performance.

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Un altro ospite che ha partecipato al festival è Milo Rau, regista più controverso della sua generazione, con lo spettacolo «Five easy pieces», nel Teatro del Metastasio sabato 24 settembre. L’artista svizzero ha realizzato, con il centro sperimentale Campo, uno spettacolo con bambini tra gli 8 e 13 anni, mettendo in scena cinque pièces che indagano, da diverse prospettive, un fatto di cronaca nera: la violenza sessuale sui bambini e il loro omicidio a opera di Marc Dutrox. Uno sdoppiamento continuo tra l’azione dal vivo e quella in video, tra i piccoli attori e gli attori adulti presenti nei filmati, in una sorta di dialettica, o di conflitto, tra ciò che è vivo e ciò che è riprodotto, ma anche, di nuovo, tra il grande e il piccolo che si sdoppia nel gioco dell’interpretazione, perché l’attore è, e insieme non è, il personaggio.

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Il festival prosegue fino a domenica 2 ottobre con molti altri artisti tra cui Claudio Morganti (dal 27 al 30), che presenta quattro brevi conferenze tra musica e lettura, Katia Giuliani (dal 29 al 2 ottobre) con l’installazione performance nel Met, Gaëlle Bourges (unica data 1 ottobre), in un progetto speciale in prima nazionale, la Compagnia TPO con uno spettacolo hig-tec tra land art e danza contemporanea (28 e 29) e uno spettacolo per bambini (dal 30 al 2 ottobre) sulla scoperta della Cina attraverso le orme di un panda e molti altri ancora… L’immagine della locandina è opera del writer Dem, chiamato a realizzare un murales sulle pareti dell’ex lanificio Calamai, dal titolo «Osservare il mondo con gli occhi degli altri». Un etrusco, una donna cinese, l’uomo albero, il danzatore afro sudamericano e l’Inimmaginabile sono i personaggi-simbolo della realtà di Prato, il suo passato, presente e futuro. La coppia, utilizzata come immagine copertina nei dépliant, termina con una spirale con all’interno un ovulo fecondato, indice dell’evoluzione e dei rapporti familiari.

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Contemporanea propone dunque un’indagine trasversale, come «uno strumento ottico fuori fuoco che però, permette di svelare l’invisibile».

Marta Sbranti


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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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