30 Novembre 2020

referendum-crimeaDomenica 16 marzo 2014 è stato votato, in Crimea, un referendum per chiedere la secessione dall’Ucraina e l’annessione alla Russia. Il risultato è stato schiacciante: con oltre il 75% di affluenza, il 97% dei votanti si è espresso a favore del quesito proposto. Appena i risultati sono stati resi noti, la tensione ha pervaso gli ambienti diplomatici internazionali: dubbi sulla legittimità costituzionale del voto, su pressioni militari e simili. In particolare, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno subito provato a dimostrare la non validità del referendum (invito a leggere l’articolo “Guerra di Crimea 2.0”  per capire gli interessi in gioco), ma siamo sicuri che i sospetti siano fondati? Per quanto concerne la legittimità costituzionale, in effetti, i dubbi si possono considerare leciti: la Costituzione ucraina stabilisce che, nel caso di un’elezione referendaria che riguardi la secessione di una regione nazionale, tale referendum si deve svolgere in tutto lo stato e non solamente nella regione interessata, come è successo in questo caso (infatti le consultazioni si sono svolte solo in Crimea). Altrettanto non si può dire a proposito delle voci ventilate dalla Casa Bianca, per cui il voto si sarebbe svolto sotto la pressione dei militari russi che stanno occupando la zona: innanzitutto bisogna considerare che, avendo votato il 75% degli aventi diritto e avendo questi espresso, per ben il 97%, voto favorevole, è possibile dedurre che, in linea di massima, se l’affluenza fosse stata totale, il “sì” avrebbe vinto comunque col 70% dei consensi. Sarebbe, quindi, inverosimile asserire che le minacce dei militari avrebbero potuto falsare il voto in maniera così radicale, dal momento che è anche risaputo che la popolazione della Crimea è sempre stata filorussa. Inoltre, testimoni attendibili, ovvero alcuni eurodeputati italiani presenti durante le consultazioni, hanno spiegato che in realtà la situazione era molto tranquilla, a parte alcune manifestazioni spontanee di gruppi filorussi, che si sono formate verso la chiusura dei seggi (e che probabilmente non si sarebbero formate se il voto fosse stato pilotato).

Questa è una delle tante scene viste in Crimea dopo la chiusura dei seggi

Ciò che è davvero preoccupante è che, a prescindere dagli interessi dei vari stati e dell’incostituzionalità del referendum, gli Stati Uniti e l’Unione Europea, cultori ed “esportatori” di democrazia, si vogliano opporre ad una scelta popolare, nonostante sia pur vero che anche la Russia ha i suoi interessi in gioco. Infine, è importante la posizione dell’UE (Italia compresa) che si trova divisa tra l’alleanza con gli americani e le minacce di Putin di interrompere i rifornimenti di gas in Europa. Questa situazione potrebbe causare dei gravi squilibri diplomatici.


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Davide Motta
Davide Motta

Ho 19 anni, sono di Livorno e studio economia a Roma. Sono appassionato di politica, e filosofia. La mia "dichiarazione di poetica" si può riassumere in una frase di Feuerbach: "Non è Dio ad aver creato l'uomo, ma l'uomo ad aver creato Dio".

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