21 Settembre 2020

ZAGABRIA – La Croazia è ufficialmente un membro dell’Unione Europea, l’ora x è arrivata, abbiamo un nuovo fratello, il ventottesimo.

Moltissime persone hanno festeggiato l’entrata della Crozia fra le braccia mortifere dell’Unione Europea, probabilmente con la speranza di trovare una situazione ben migliore di quella che hanno lasciato, infatti per giungere a questo “grande” traguardo hanno dovuto aspettare 8 lunghi anni, costellati da difficili riforme e da una radicale democratizzazione e liberalizzazione della società croata, tutto ciò reso ancor più difficile se teniamo a mente che la Croazia era un Paese facente parte del miscuglio balcanico della Jugoslavia che certamente non è ricordato né per la sua democrazia né tanto meno per il suo carattere liberale. La Croazia è la seconda delle sei Repubbliche che componevano la ex-Jugoslavia ad aderire all’Unione europea, è stata preceduta solamente dalla Slovenia entrata nella Ue nel 2004. L’indipendenza di questa terra non è storicamente lontana da noi, parliamo infatti del Giugno 1991 quando Zagabria proclamò la propria indipendenza, subito dopo scoppiò una violenta guerra contro la Serbia che si concluse nel 1995 con un bilancio di 22 mila morti e centinaia di profughi. I negoziati con Bruxelles cominciarono nel 2005 e si sono conclusi nel 2011. In un referendum svoltosi l’anno passato ben il 66% dei croati si è espresso a favore del Trattato di adesione, poi ratificato dai 27 Paesi membri.


L’unzione della Croazia si è tenuta nella piazza principale della capitale, ad assistere al triste evento 30 mila persone e 170 ospiti stranieri, presidenti, premier e ministri di tutti i Paesi dell’Ue e della regione balcanica pronti a cibarsi del futuro cadavere.

L’ANSA riporta le parole del presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso: “Oggi ha inizio un nuovo capitolo di successo, quello della Croazia che ritorna al suo posto, nel cuore dell’Europa”. Lo ha detto parlando alla folla sulla piazza centrale di Zagabria, aggiungendo poi: “La Croazia può essere un esempio per gli altri Paesi della regione, ha intrapreso difficili riforme e adoperandosi nel contempo per la riconciliazione” tra i popoli della ex Jugoslavia. “Ora potrà aiutare gli altri Paesi, e posso garantire che l’Europa sarà aperta a tutti coloro che vorranno condividere i nostri valori”.

Guardando però più a fondo i fatti notiamo che sia l’Ue, ma anche la Croazia, non sono che mossi da meri istinti economici di sopravvivenza, non da forti ideali di unione,(ricordiamo il diffuso ultra-nazionalismo croato), ma da sete di liquidità. Ancor prima che la Croazia divenisse membro dell’Unione Europea, quest’ultima analizzando il momento di gravissima crisi economica del Paese, ha ipotizzato una procedura d’infrazione per l’eccessivo deficit, sarà una bella esperienza per il governo di Zagabria, tanto per non rassicurarlo, non sia mai! Dall’altro canto la Croazia punta ai possibili finanziamenti milionari per far fronte a questa terribile situazione in cui il debito croato rappresenta il 54% del PIL con possibili forti aumenti nel 2014.

Se la Croazia ha superato con enormi fatiche la guerra per la propria indipendenza, ora inizia una guerra di logoramento ancor più esasperante: quella con i rigidi vincoli economici europei.

 

Buona fortuna Croazia, ne avrai bisogno!

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Matteo Taccola


matteo.taccola92@gmail.com

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Matteo Taccola

Sono uno studente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, curioso, estroverso, mi piace scrivere.
Ho voluto accettare la sfida postami da “Uni Info News”, mettermi alla prova e scrivere quello che penso con l’intenzione di potermi confrontare con tutti quelli che ci leggono.

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