14 Dicembre 2019

La rappresentazione al Teatro Verdi di Pisa dell’opera Die Zauberflöte (Il Flauto Magico) di Wolfgang Amadeus Mozart che andrà in scena stasera, sabato 14 gennaio, alle 20:30 e domani alle 16:00 è già un successo: da settimane, ormai, i biglietti sono esauriti e il teatro ha comunicato il tutto esaurito per entrambe le recite. Viene da domandarsi cosa abbia attirato tanto pubblico, oltre ai prestigiosi nomi che impreziosiscono il cast artistico (dall’Orchestra della Toscana al regista Lindsay Kemp, ad esempio); quel che è certo è che un gran merito va al titolo mozartiano: misterioso, complesso, a tratti oscuro, ricco di livelli di lettura che spaziano dalla fiaba all’Illuminismo, sicuramente un unicum nell’intero catalogo mozartiano.

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Mozart ritratto da Joseph Lange

Ciò che stupisce di quest’opera è la sua drastica differenza dai capolavori che la precedono: nelle Nozze di Figaro, nel Don Giovanni e in Così fan tutte, Mozart pone l’accento sulla finissima caratterizzazione psicologica dei personaggi, cesellati con la stessa maestria di un Fidia, di un Mirone o di un Policleto. Passando al Flauto Magico, invece, Mozart sostituisce queste statue marmoree con delle effigi rozzamente intagliate nel legno, gli archetipi: l’eroe senza macchia e senza paura, il popolano astuto ma pasticcione, la principessa in pericolo e così via. Per commentare questo processo, che a qualche sciocco può sembrare un’involuzione, si può ricorrere a un’espressione di rara efficacia coniata da Massimo Mila: «Un’opera non melodrammatica». Mozart decide di lasciare a latere la monumentale complessità delle strutture musicali della trilogia dapontiana, prediligendo forme più semplici, eliminando gli orpelli e puntando il focus su una musica come mai s’era udita prima: eterea e onirica, espressione di una sorprendente grazia alata e talmente densa da plasmare essa stessa i personaggi.

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Il librettista Emanuel Schikaneder

Un’altra scelta che può stupire è quella di abbandonare la forma blasonata dell’opera italiana per approdare a quella del Singspiel. Questa particolare forma teatrale merita qualche parola di spiegazione: il Singspiel era l’unica forma del teatro musicale in lingua tedesca prodotta dal XVIII secolo e si differenzia dall’opera italiana – sia seria, sia comica – perché prevedeva parti musicate e parti recitate in prosa. Un po’ come nell’operetta o nel moderno musical. Questa mancanza di recitativi cantati, unita alla struttura semplice e piuttosto concisa (solitamente il Singspiel non supera i due atti) e alla lingua nazionale lo rende il genere perfetto per il teatro popolare. Il Flauto Magico non è la prima escursione mozartiana in questo genere, anni prima aveva scritto quello sfavillante gioiello che è Die Entführung aus dem Serail (Il Ratto dal Serraglio), ma si tratta di un progetto molto diverso: l’Entführung fu commissionata dall’imperatore asburgico Giuseppe II appositamente per il teatro nazionale – la prima fu nella storica cornice del Burgtheater – perché sperava che un’opera teatrale di questo tipo, composta da un grande autore come Mozart, avrebbe spinto altri compositori tedeschi ad imitarlo e in questo modo si sarebbe creato un vero e proprio repertorio operistico nazionale; la Zauberflöte, invece, fu un progetto concertato da Mozart e dal librettista Emanuel Schikaneder (ambedue massoni) e pensato appositamente per essere rappresentato nel teatro gestito da Schikaneder, il Theater auf der Wieden, un teatro di periferia frequentato prevalentemente da borghesi e popolani.

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Figurini per la “prima” del Flauto Magico. A destra, un ingrandimento del figurino per la Regina della Notte.

Quasi a sottolineare ancor di più gli “umili natali” del Flauto Magico, è bene ricordare che appartiene a un genere teatrale molto in voga all’epoca, quello della Zauberoper, cioè la commedia fantastica, caratterizzata da elementi magici e fiabeschi. La Zauberoper altro non è che che la naturale evoluzione di una certa parte del teatro barocco caratterizzato da scenografie magnificenti, l’uso di macchine teatrali e più o meno di tutto quel che poteva evocare stupore nel pubblico. Ad esempio, le fonti dell’epoca raccontano che Schikaneder rappresentasse Die Räuber (I Masnadieri) di Schiller con un finale sbalorditivo con un autentico incendio del castello dei Moor.

Il Flauto Magico quindi non era un progetto da due soldi, come potrebbe venire da pensare. Per rendersene conto basta dare uno sguardo al cast della prima: da Josepha Hofer, cognata di Mozart e prima Regina della Notte,  che aveva un estensione vocale strabiliante, tanto che il ruolo fu scritto appositamente sulla sua tecnica vocale, a Benedikt SchackFranz Xaver Gerl – rispettivamente il primo Tamino e il primo Sarastro – erano entrambi ottimi cantanti nonché compositori, difatti al Theater auf der Wieden erano stati rappresentati alcuni dei loro Singspiele, allo stesso Emanuel Schikaneder che oltre ad essere stato il librettista della Zauberflöte e impresario dello spettacolo fu anche il primo Papageno.

A proposito di Schikaneder, è interessante notare quanto sia stata attiva la sua partecipazione alla composizione sia del libretto sia dell’opera: fu lui stesso a offrire il progetto a Mozart, riducendo egli stesso a spettacolo teatrale la fiaba Lulu oder die Zauberflöte (Lulu ossia il Flauto Magico) di August Jacob Liebeskind, raccolta nell’antologia Dschinnistan di Christoph Martin Wieland, seguì passo passo la stesura della partitura, lavorò a stretto contatto con Mozart nel momento in cui stava componendo i Lieder di Papageno e nel duetto Pa pa pa e sembra che addirittura abbia suggerito lui stesso il tema di Ein Mädchen oder Weibchen. Naturalmente non ha la minima rilevanza da dove provengano i nuclei tematici di queste due canzonette, ma il fatto che un autore sia stato così tanto coinvolto nella composizione del Singspiel testimonia la sua grande competenza in materia, soprattutto come uomo di teatro e che sbugiarda definitivamente tutte quelle voci di corridoio che vedevano nel 1791 un Mozart talmente derelitto e annegato nella povertà da aver voluto accettare un incarico assolutamente al di sotto delle proprie capacità e sottoposto alle direttive di un ciarlatano: Il Flauto Magico è uno dei più alti prodotti della civiltà occidentale, tanto per la musica quanto per la perfettamente equilibrata complessità del testo, per gli innumerevoli livelli di lettura che offre, per la vastità di precedenti letterari che coinvolge e per la commovente umanità che pervade ogni sua fibra, come «un lento fremere soavissimo», al punto che due insigni musicologi come Carli Ballola e Parenti  indicano la Zauberflöte come «il capolavoro massimo tra tutti quelli generati dalla cultura dei Lumi».

Luca Fialdini

luca.fialdini@uninfonews.it

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Luca Fialdini

Luca Fialdini, classe '93: studente di Giurisprudenza all'Università di Pisa e di pianoforte e composizione alla SCM di Massa e sì, se ve lo state chiedendo, sono una di quelle noiose persone che prende il the alle cinque del pomeriggio. Per "Uni Info News" mi occupo principalmente di critica musicale.

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