13 Luglio 2020

Ieri è stata la giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne e mi tocca essere scontato, ma mai come oggi, che può, che può avere la necessaria visibilità, mi sento di dover ribadire un concetto importante. Non è l’istituzione del reato penale di femminicidio che può contrastare un fenomeno sempre più dilagante, quantomeno più diffuso mediaticamente, come quello della violenza di genere. Non è neanche il ricorso a brutali pene corporali, come suggeriscono ciclicamente voci di popolo dopo alcuni episodi particolarmente violenti. Il reato di femminicidio non è una soluzione perchè esistono già i reati di omicidio e aggressione e quindi come potrebbe cambiare la situazione attuale, inserendo quella che, di fatto, non sarebbe altro se non un’aggravante dei suddetti reati? Per quanto riguarda le pene corporali, non reputo necessaria la discussione sull’inutilità di queste pratiche (rimando, in questo senso, al “Surveiller et punir” di Michel Foucault e al “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria) dal momento che sono anche vietate dal dettato costituzionale (art.13 e art.27). Ciò che più si avvicina ad un ottimo metodo per combattere questa problematica sociale è la propaganda massiccia degli ultimi mesi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema tramite affissione di manifesti per le strade delle città e pubblicità in televisione e sui social network.

Certamente non è una soluzione nemmeno questa (potrebbero conferire il premio Nobel per la pace agli ideatori di queste campagne, se così fosse), ma individua il punto fondamentale attorno al quale bisognerebbe lavorare: la prevenzione. L’inefficacia di queste iniziative è dovuta al fatto che possono senz’altro informare il pubblico, ma non educarlo. Ed è proprio questo che serve. Ciò che manca infatti non è come punire un uomo colpevole di violenza nei confronti di un’esponente del gentil sesso, bensì l’educazione, fin da bambini e con continuità, alla sacralità dell’essere umano in genere e, in particolare, della donna.


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Davide Motta
Davide Motta

Ho 19 anni, sono di Livorno e studio economia a Roma. Sono appassionato di politica, e filosofia. La mia "dichiarazione di poetica" si può riassumere in una frase di Feuerbach: "Non è Dio ad aver creato l'uomo, ma l'uomo ad aver creato Dio".

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