24 Ottobre 2020

Prosegue a Firenze il festival La Democrazia del Corpo di Virgilio Sieni con grandi ospiti danzatori, direttori di musei e artisti. Domenica 6 novembre il danzatore Giuseppe Comuniello ha presentato una performance site specific nella tappezzeria Iandelli, una bottega artigianale nei pressi di Cango. Comuniello è un ballerino non vedente nato a Viareggio e cresciuto a Fucecchio, che lavora con Sieni dal 2009. Come solista o membro della compagnia ha preso parte a numerosi spettacoli presentati anche all’estero, tra cui Pinocchio_leggermente diverso del 2013, Cenacoli Fiorentini, Grande Adagio Popolare, e Isaia 11,6 una coreografia che verrà presentata a Cango dal 9 al 10 dicembre. Durante la 9° edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea Biennale di Venezia ha partecipato come docente, insieme ad altri professionisti, al progetto Danzare per capire, un laboratorio di sperimentazione del gesto e della danza contemporanea per 15 danzatori non vedenti o ipovedenti. Al termine di questo progetto sono state realizzate brevi coreografie che hanno ridisegnato lo spazio della Mostra Internazionale di Architettura presente in concomitanza al festival a Venezia.

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Uno spazio piccolo e ricco di sedie, divani, attrezzi del mestiere e un tavolo foderato in feltro grigio chiaro posto al centro della stanza. Così si presentava la bottega artigianale che ci ha accolti. Sopra il tavolo centrale era posto un cumulo di stoffe colorate, verdi, marroni e rosse a righe bianche che ricoprivano completamente il danzatore. Lentamente Comuniello ha animato questi tessuti, muovendo a poco a poco gli arti, come se fosse in procinto di svegliarsi dopo un lungo sonno, disvelando il proprio corpo, attraverso una sorta di “floorwork” sopraelevato. Disteso sopra il tavolo, tra equilibri precari, allungamenti e ripiegamenti, il performer ha esplorato diverse modalità di fruire lo spazio e gli oggetti scenici, mostrandoci “ciò che sentiva”, le sensazioni che aveva nel giocare con le stoffe, dal risveglio del proprio corpo fino alla posizione seduta. Il pubblico ha assistito a un processo di trasmissione di varie possibilità di movimento e ad una nuova esperienza visiva e “tattile” di oggetti comuni come le stoffe, restituite attraverso un nuovo alfabeto espressivo.


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L’idea della performance è nata da Virgilio Sieni che ha proposto a Comuniello questo spazio in quanto “il rapporto con il tessuto poteva essere straordinario e legato principalmente a un ascolto della materia”, affermando che “lo studio fatto da Giuseppe rientra nell’ottica non tanto di creare spettacoli nei luoghi alternativi al teatro, ma portare nuove esperienze”.

Il lavoro che ricerca Sieni è “un’esplorazione di sé stessi attraverso delle linee guida che lui propone, l’essenzialità del gesto e l’ascolto di tutto ciò che ci circonda. Quello che mi piace quando danzo è il senso delle immagini,” ha affermato Comuniello in un’intervista. “Virgilio mi descrive dei quadri o delle opere e da questi cerchiamo un motivo per arrivare a un gesto, dalle parole il dialogo si trasforma in movimento. Lui mi chiede spesso di mostrargli come sento determinate cose: un quadro, un paesaggio, come percepisco una situazione o una sala di un teatro. I nostri lavori nascono da questa condivisione”.

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Una performance di grande sensibilità, che ha annullato ogni diversità fisica, attraverso il linguaggio comune della danza, in un viaggio tra i sensi e il gesto.

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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