La Stagione Teatrale del Verdi e i “Teatri di Confine”

Paolo Gambacciani - 16 Ottobre 2015

Perché odio i matrimoni

Paolo Gambacciani - 16 Ottobre 2015

Inchieste. Una vita da buttafuori: la storia di Luca Malacarne

Paolo Gambacciani - 16 Ottobre 2015
Share

Spesso le persone associano le discoteche ad un ambiente insicuro. Un ambiente che spesso sale alle cronache per episodi di eccessi e per risse che coinvolgono, talvolta, anche i minori. Quando pensiamo a questi fenomeni attribuiamo le colpe ai ragazzi che frequentano i locali, o ai gestori delle discoteche. In realtà, l’ambiente dei locali notturni è molto più variopinto di quanto possa apparire poiché, in questi luoghi, sono presenti molto più attori. Uno di questi attori è il buttafuori. Essi possono essere visti come dei “gorilla” o come dei “bestioni”, ma in realtà, hanno il compito ed il dovere di far rispettare la reciproca convivenza all’interno del locale. Loro sono presenti a tutte le feste, vedono tutto quello che accade, ma a loro non si chiede mai cosa pensino. Per questo motivo, Uni Info News dà la voce a chi non ha voce e decide di sentire il parere del responsabile della vigilanza privata di Livorno.
Luca Malacarne, il veterano dei buttafuori labronici, ha iniziato il suo lavoro nell’estate del 1991 e, dopo 26 anni, è una delle più autorevoli figure nel suo settore. E’, infatti, responsabile della sicurezza di quasi tutti i locali della movida livornese. Allo zen club, inoltre, organizza un corso di formazione per gli addetti alla sicurezza. Sebbene stia pensando ad un suo ipotetico ritiro, attualmente Luca è, indiscutibilmente, una figura di primo piano nella vita notturna cittadina
Per uscire subito dai luoghi comuni sui buttafuori, il nostro intervistato, ci racconta che, negli ultimi anni,
questo ruolo si è molto professionalizzato: “adesso, gli addetti alla sicurezza, oltre ai loro compiti ordinari, hanno un’infarinatura generale riguardo al primo soccorso, sanno come intervenire in caso d’incendio e sanno gestire altre situazioni di crisi”

 

Luca, peraltro, rivendica un’altra virtù (fondamentale) che hanno acquisito quasi tutti i suoi colleghi: “Di fronte a ciò che assistiamo – ancor prima delle tecniche di autodifesa e d’intervento, per far rispettare l’ordine e la pacifica convivenza all’interno dei locali -dobbiamo mantenere un rigido autocontrollo. Non è sempre facile perché siamo vittime di gravi ingiurie, ma Noi guardiamo sempre alla nostre responsabilità ed al nostro dover essere. Alla resa dei conti, noi siamo in grado di mantenere la calma difronte a situazioni anche complesse.”

 

Quando accade una rissa, normalmente, i responsabili della sicurezza separano i contendenti, li tranquillizzano e cercano di capire le ragioni del loro scontro. Se la dinamica è futile, risolvono tutto lì sul posto, mentre se la questione è più complessa, ad esempio in caso di ferimenti, vengono fatte intervenire le Forze dell’Ordine.

 

A questo punto ci siamo chiesti come, in discoteca, i più deboli possano venir difesi. A riguardo Luca ci dice: ”Il più debole, di solito, è quello che richiede il nostro intervento. E’ la persona più ragionevole fra quelle coinvolte. Le vittime spesso subiscono le violenze dei più forti, che talvolta non nemmeno coscienti di quello che fanno e la situazione si aggrava quando entrano in gioco degli oggetti contundenti. Spesso, in queste circostanze, sono coinvolti degli stranieri, questi provengono da situazioni difficili, dove già gli scontri sono all’ordine del giorno. Talvolta, a fine serata, siamo noi metaforicamente i più deboli, visto che veniamo aggrediti con dei cacciaviti, delle bottiglie e con dei coltelli.”. E conclude: “se tutti si comportassero bene, non ci sarebbe bisogno dei buttafuori”.

 

Incuriositi, chiediamo allora quale sia la ragione dell’aumento della violenza nelle discoteche. Riceviamo così, il severo giudizio di Luca: “La colpa non è degli stranieri, ma del venir meno del rispetto verso la persona. Quando ero giovane rispettavo l’adulto, adesso il ragazzino non viene più educato. I valori non vengono più insegnati dalle famiglie ed i ragazzi si fanno travolgere dalla quotidianità e dalla violenza della vita. Per prevenire ciò, si potrebbe dire <<assumiamo più addetti alla vigilanza all’interno dei locali>>, ma una decisione del genere non risolverebbe il vero problema. Per prevenire veramente ciò, noi dovremmo entrare nelle scuole e dire ai ragazzi che per divertirsi non è necessario eccedere nell’alcool, perché qualsiasi errore, commesso anche inconsciamente, può avere ripercussioni molto gravi sul loro futuro.”

 

Il mondo della sicurezza dei locali si intreccia con il mondo dei proprietari delle discoteche e con il mondo delle PR (pubbliche relazioni nda); tali scambi lavorativi possono portare a infinite combinazioni per la sicurezza all’interno dei locali. Su questo Luca conferma di cercare con la sua agenzia una sinergia perfetta con questi altri due attori. “La mia agenzia colloquia con questi altre due soggetti e cerca di trovare delle soluzioni al fine di aumentare il benessere collettivo. Adesso, tutti i locali stanno migliorando sotto questo punto di vista. Ad esempio – continua- pensavamo di inserire degli slogan ad effetto, in stile, <<se bevi, non guidi>> fuori dai locali. Quest’ultimi, adesso, inoltre, sono più severi: non fanno più entrare le persone che sono sotto effetto dell’alcool. Così i minorenni già barcollanti vengono lasciati fuori, a scapito delle Pubbliche Relazioni, ma a beneficio della qualità della serata.”

 

Entriamo così nella vicenda che ha infiammato le discussioni estive, la chiusura del Coricò, la celebre Schermata 2015-10-10 alle 09.20.52discoteca di Rimini. Il dibattito era incentrato su di chi fossero le colpe degli accaduti: dei locali che non vigilano abbastanza o dei ragazzi che acquistano la droga. Luca resta anche in questo caso a favore della prevenzione, anche se ritiene che perquisire tutte le 2000 persone che entrano nel coricò sia impossibile. A questo punto, mostriamo a Luca la foto che vedete qui a destra e chiediamo se secondo Lui, delle volte, si è fatto finta di non sapere che il problema della droga non tangesse i locali. Luca sostiene, a suo parere, che la droga sia entrata nella vita di molte persone a prescindere da ciò, anche se “non è possibile giudicare se il coricò facesse o meno prevenzione sulla droga”. “Nelle nostre zone, in parecchi locali, si sta facendo una guerra contro lo spaccio, ma non penso che dei controlli a tappeto delle Forze dell’Ordine, in determinati locali, possano far diminuire l’affluenza in questi. “

 

Paolo Gambacciani
Lamberto Frontera