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Il mare dell’incoerenza

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Per farsi ascoltare ci vuole coerenza. Ieri a Milano di coerenza ne ho vista poca. 

Avevo già espresso le mie perplessità riguardo i movimenti NoExpo in questo articolo: “I movimenti #NoExpo  l’immobilismo che mi ha stufato”, ma se da una parte quello che immaginavo era un G8-Genova 2, per fortuna ieri non c’è stato nessun Carlo Giuliani e nessuna scuola Diaz. Le forze dell’ordine hanno arginato il problema ma non sono comunque riuscite a fermare l’escalation ingiustificata di violenza che ha attanagliato Milano tramite i Black Bloc.

Nel mio precedente articolo scrissi che nonostante il mio dissenso per le loro proteste comunque avrei fatto di tutto per il loro diritto di manifestare, e devo dire che da una parte sono sempre di questa idea perché “Mayday Expo”, la protesta di ieri, è stata anche guidata da cortei “pacifici”, cortei totalmente oscurati dalle violenze dei Black Bloc. Ai “manifestanti buoni”, pur nel mio dissenso per la loro causa, va la mia solidarietà. Ma si sa, il più delle volte i buoni pagano per le scelte dei “cattivi”. Questo principio non si ferma qui, ha valenza più radicale, e nel caso a cui voglio asserire quei cattivi vanno chiamati con il nome che si meritano: farabutti. Parlo delle auto bruciate, delle attività commerciali devastate e dei detriti lasciati per le vie milanesi. Da ieri non riesco a non pensare al lavoratore che si è pagato la macchina nuova e che se l’è vista distruggere da un ragazzino incappucciato a colpi di spranghe e molotov. La loro non è solo violenza la loro è codardia, andateci a volto scoperto, fatevi arrestare, affrontate il rischio mostrando il vostro volto. Ma non lo farete mai perché siete dei conigli. Siete dei frustrati viziati e confusi, cresciuti con il mito della “libertà senza stato”, dell’anarchia radicale e in tutto questo non avete nemmeno la coerenza di mostrare il volto. 

Ma la vostra incoerenza, quella che delegittima le vostre ragioni, è quella di prendersela con i più deboli usando la violenza. Facile bruciare le auto in sosta, facile tirare i sassi alla polizia schierata -di 1° maggio- per difendere l’ordine pubblico, facile protestare distruggendo. Dove sta la vostra coerenza? No-global, anti-capitalisti, anarchici e ve la prendete con i lavoratori? Che cuor di leone che siete! Fossi il proprietario di una delle auto distrutte sarei sceso da casa a chiedervi “perché proprio a me?”. Nessuno mi avrebbe risposto, probabilmente sarei finito all’ospedale; la verità è che un perché non c’è, la vostra è una frustrazione ideologica, la vostra è un’azione causale, non sapete neppure voi cosa state facendo.

Mentre Papa Francesco parla di “globalizzare la solidarietà” ecco voi laggiù a lanciare sassi e molotov contro i “vostri fratelli”. Complimenti, è così che si combatte la corruzione negli appalti dell’Expo, il lavoro precario e l’egoismo del capitalismo. Il rumore della violenza cerca di oscurare la forza del dialogo, delle parole.

Ma la vostra confusione, oserei dire le vostre paure, le ho viste ieri in televisione; le ho viste nei vestiti che avete abbandonato a fine corteo per non farvi riconoscere dalla polizia e poter scappare senza ripercussioni. In quel mare di spranghe e abiti neri ho trovato il confine tra il diritto a manifestare e l’abuso della violenza. Qualcuno scappando ha calpestato quei vestiti, peccato non si sia accorto di correre in un mare: il mare dell’incoerenza.