4 Marzo 2021

Intervista a Francesco Braschi e Federico Frusciante

735194_385955581502445_187138453_nFederico Frusciante (a sinistra) e Francesco Braschi (a destra) parlano a Uninfonews.it del cinema, della loro esperienza da proprietari di un negozio di video-noleggio a Livorno e dei loro gusti cinematografici.  Se siete interessati a tutto ciò o conoscete, grazie al web, le recensioni fatte da Federico, non vi resta che leggere la Prima Parte dell’intervista avvenuta lo scorso Luglio. Buon Proseguimento!


Perché avete deciso di aprire un negozio di video-noleggio, quando è nata l’idea e mi chiedevo se la vostra “amicizia” è di vecchia data? 

Frusciante: Il negozio… L’idea è nata nel 1997.  Ho provato, allora, d’aprire il negozio, una videoteca e subito dopo ho conosciuto lui, Francesco. Bé ora possiamo considerare la nostra amicizia “di vecchia data” è da quindici anni che siamo qui e lavoriamo insieme.

Braschi: Io ero un cliente qualunque e piano piano parlando di cinema, musica e politica abbiamo scoperto che ci si trovava d’accordo su tutto e abbiamo iniziato a lavorare assieme

Il vostro interesse per il cinema quando è nato ?

Frusciante: Io ho iniziato ad amare il Cinema e ad interessarmi ad esso attorno ai 7-8 anni, però la passione è nata dopo i 20, quando ho iniziato a vedere film importanti.

Braschi: Bé quello è di vecchia data, ma proprio vecchia. Era fin dalle elementari che portavo le VHS (videocassette) da vedere a scuola.


Quindi siete appassionati di cinema da un discreto lasso di tempo…

Braschi: Si, senza dubbio. Almeno, da quel che mi ricordo io, fin da piccolo ero già preso dai film e dal cinema.

147136_3Per coloro che ancora non lo sapessero… il nome del negozio a cosa o a chi si ispira?

Frusciante: Il nome del negozio non è altro che il nome di un film di Cronenberg: Videodrome.  Visto che il negozio è una videoteca ci è sembrato giusto chiamarlo così, è sembrata la cosa più appropriata, visti anche i contenuti della pellicola sopracitata. Bé non si voleva piacere a tutti…

Per quanto riguarda le esperienze che avete tutti i giorni, oggi in media, quale è il prodotto cinematografico più richiesto? Per esempio: le persone che vengono qui da voi, che film chiedono o su quali lungometraggi vogliono essere consigliati? Film action, drammatici, indipendenti oppure puramente commerciali?

Frusciante: Solitamente la gente che viene qui chiede film di Tarantino, molti thriller, film di azione e commedie idiote americane. Diciamo che la tendenza è quella del genere Action-Thriller. Questi sono i primi due generi che chiedono e poi le commedie. I film indipendenti solitamente si consigliano noi.

Braschi: I film cult, meno famosi, sono comunque richiesti, possiamo dire che il 50% di quello che diamo a noleggio sono film indipendenti o “vecchi”.  Poi dipende dalle persone, ci sono persone che prendono al volo i film di Nicholas Cage, risaputi per essere brutti e  (quasi) invedibili. Magari noi consigliamo film molto belli, ma poco famosi fatti da attori molto bravi o sconosciuti. Vedi per esempio le pellicole con Fassbender. 

L’uomo medio, secondo il suo punto di vista e la sua esperienza è dunque attratto da prodotti di bassa qualità?

Braschi: La cosa interessante è che la persona media, quando noleggia roba di scarsa qualità, è convinta di noleggiare prodotto di buona o alta qualità. Mentre in realtà vede roba dallo scarso valore artistico. questo poi dipende da persona a persona. Magari è convinto di prendere un film fico, come Transformers, mentre una pellicola come Il Sospetto non la prende nemmeno in considerazione. 

…quando una persona viene qui e sceglie o è intenzionato a prendere un film, lo consigliate oppure lo lasciate decidere per conto proprio?

Frusciante: …se viene da me al banco e mi chiede, con decisione e sicurezza Transformers, io gli do il film a noleggio senza problemi. Se, invece,  mi chiede “come è questo film di Bay?” allora io li dico quello che penso… che è una m***a! Cioè se cerca un film di azione può andar bene anche i Mercenari, voglio dire…il primo alla fine è anche divertente. Anche Die Hard come film action non è male, nel suo genere. Diciamo che noi siamo sinceri e diamo un parere sulle scelte del cliente se questo ce le chiede, se poi viene qui e vuole un film ed è già convinto gli si da senza problemi.

Questa domanda potrebbe essere un po’ fastidiosa, potete dunque non rispondere: tenere un negozio come questo (una videoteca), in una città come Livorno, non particolarmente grande, rappresenta tutt’oggi un rischio?

Frusciante: Non fatelo mai. Ti rispondo senza problemi: non fatelo! Non è un grande rischio, consiglio solo di non farlo mai. Oggi aprire un negozio di video-noleggio è un azzardo perché è un lavoro “in via di estinzione”. Solo un folle oggi potrebbe aprire una videoteca. Ovviamente se sei ricco e non hai problemi di soldi puoi anche farlo, sei liberissimo di fare come vuoi; Se sei una persona “normale” e non navighi nell’oro non aprire un negozio di questo tipo, al giorno d’oggi.

hungerLei, signor Frusciante, il 10 Luglio scorso ha tenuto un dibattito sul un film che affronta un tema molto particolare: l’uomo e il carcere. Ecco, dato che in quella occasione è stato proiettato il lungometraggio con Fassbender (Hunger) può dirci, in primis, che ne pensa del film di McQueen e poi quale è la sua opinione riguardo ad il rapporto tra il cinema e la prigione. Perché, se la memoria non mi inganna, ci sono tantissimi film (Le Ali della Libertà, tratto da un racconto di King, Il Miglio Verde, Nick Mano Fredda con Newman, per non parlare di Fuga da Alcatraz con Eastwood) che in modo diverso parlano di questo “rapporto” che si viene a creare.

Frusciante: Allora, per prima cosa ti dico cosa ne penso di Steve McQueen…credo semplicemente che sia un regista interessante, i suoi film vale la pena guardarli, perché Shame è bellissimo e Hunger più che un opera prima è quasi un capolavoro. Lui è riuscito a cogliere perfettamente il rapporto tra l’uomo e la prigione in quel film, riesce persino a inserire la politica senza appesantire la pellicola. Secondo me il rapporto tra Uomo-prigione non è sviluppato benissimo in tanti film, a volte questi diventano più d’azione con personaggi che tentano di fuggire dal carcere e basta, si fermano lì. Questo rapporto, in alcuni lungometraggi, come per esempio Hunger o Cesare deve Morire è molto diretto e quindi l’unione tra “umanità e prigione” diventa di gran lunga interessante ed allo stesso tempo spettacolare. Mentre un film come Sorvegliato Speciale poteva benissimo essere ambientato un po’ ovunque, in altre location, che ne so…magari in una fabbrica. L’hanno ambientato in un carcere perché è comunque un “luogo” che va molto. Ma, ad ogni modo, il binomio cinema e prigione è perfetto perché è sempre riuscito a dare alla luce ottimi prodotti, per esempio Le Ali Della Libertà  è un bel film, anche se è tratto da un romanzo e la sceneggiatura di base era già stata fatta. Ci sono comunque tanti film che sono riusciti ad esprimere qualcosa come aveva già fatto Fuga da Alcatraz. Mentre, credo, Il Miglio Verde esprima un po’ meno il rapporto tra l’uomo e la prigione, questo è più un luogo che fa da contorno alla storia invece di essere il tema principale della pellicola.

Braschi: Bisogna considerare anche il fatto che non ci vuole nulla a fare film sui carcerati, anche attori scadenti hanno partecipato a film del genere, alla fin fine prendi quattro celle, ci metti due o tre uomini super pompati che dicono “bisogna scappare, bisogna evadere” ed il gioco è fatto.

Secondo lei, signor Braschi, il cinema, possiamo chiamarlo dei carcerati è forse uno dei migliori degli ultimi anni? Mi spiego meglio, la prigione, come luogo, ha dato alla luce alcuni dei migliori lungometraggi mai realizzati fino ad ora?

Braschi: Sicuramente il cinema che parla delle prigioni è un tipo di cinema “antico”, sono anni e anni che si fanno film del genere. Sicuramente è un tipo di cinema tra i più intriganti, già a sentirlo piace l’idea e mette molta curiosità alle persone. Poi quale sia la location più bella e quale abbia dato alla luce i più grandi capolavori non lo so. Sicuramente la pellicola incentrata tra le celle di una prigione è molto gradita. Accidenti…persino Van Damme è riuscito a farci dei bei film. 

Signor Braschi, cambiando completamente genere, a suo modo di vedere, il cinema d’azione con l’avvento della grafica computerizzata o digitale, ha acquistato qualcosa in più a livello di contenuto oppure solo a livello estetico? Perché basti vedere come in dieci anni le cose siano cambiate. Prendiamo un film come Il Signore degli Anelli che rispetto a Lo Hobbit non faceva un così tanto uso massiccio di effetti realizzati al computer, ma utilizzava anche molte plastiche facciali e trucco per creare orchi, mostri, elfi o hobbit. 

Avatar-Teaser-PosterBraschi: Bé tutto dipende dal film che vuoi girare e come lo vuoi girare. Di certo Avatar, se Cameron non avesse avuto tutta quella tecnica, quell’uso del computer sarebbe stato impossibile da fare, sarebbe venuto uno schifo. E’ ovvio che ha dovuto usare parecchio il digitale . Ancora oggi, però,  l’utilizzo del computer e degli effetti speciali ha dei limiti, si vede in alcuni lungometraggi l’uso della computer grafica; ma,se ci pensiamo bene, già negli anni 80 c’erano dei film che senza effetti digitali erano belli lo stesso, poi (ripeto) dipende da cosa uno vuole fare…ovviamente Il Signore degli Anelli era impossibile da fare negli anni 60… se lo giravi all’epoca veniva in una maniera orrenda, era fatto solo di cartone e niente altro. Come un po’ è toccato al mago di Oz. Sicuramente se dietro al digitale c’è un grande regista il film non ne soffre e viene comunque un bel lungometraggio. Il primo film ad usare in maniera considerevole l’effetti digitali credo sia stato Dragonheart, il drago era fatto completamente al computer. 

Frusciante: Secondo me il digitale funziona solo se dietro alla cinepresa c’è un regista capace di girare un film con degli effetti simili. Il problema è che il digitale viene usato da tutti oggi e la gente, molti registi, non sono buoni ad utilizzarlo perché il digitale è pericoloso. Perché fino a quando si usavano i pupazzi per realizzare degli effetti speciali era un conto, anche i soldi utilizzati per realizzarli erano pochi, film di Fulci o di genere horror che avevano degli effetti particolari erano comunque uguali o simili nella messa in scena, venivano usati nello stesso modo ed erano aggiunte che costavano poco. Per riprendere quello che ha detto Francesco, credo che il primo film ad aver utilizzato la tecnica della computer grafica sia stato Piramide di Paura, da quel che ricordo. Ed erano usati in modo molto intelligente all’epoca. Tutto dipende dal regista. Oggi gli effetti speciali, esclusi…mah forse Del Toro e Burton, non vengono mai utilizzati come supporto (vero) alla storia. comunque a me l’utilizzo del computer al cinema fa parecchio schifo, non mi piace affatto, a meno che non sia indispensabile. Alla fine, in tutta sincerità, credo che sia una tecnica come un’altra e non è niente di eccezionale. E’ anche vero che adesso si sta più attenti agli effetti speciali che al film, questo penalizza molto la qualità di un prodotto. Ma non è colpa del regista o del produttore, ma della gente che va a vedere le stron***e al cinema. Se non ci andassero non verrebbero realizzati questi film, in questo modo.

Siamo nell’era in cui i film vengono (quasi) realizzati interamente al computer e ci sono poi pellicole fatte solo ed esclusivamente al computer, che approccio avete, entrambi, verso lungometraggi Pixar o di altri Studios quali Wall•e o Up, Toy Story o L’era Glaciale? Sono realizzati solo per far breccia nella mente dei più piccoli o possono essere considerati film maturi quanto gli altri realizzati in live-action se non più di più?

wall-eFrusciante: Credo che Wall•e ed Up siano dei capolavori. Sono letteralmente magnifici. Poi ovviamente ci sono film di contorno durante la stagione cinematografica, ci sono pellicole incredibili e poi ne fanno altre minori, per un pubblico anche più vasto, altrimenti avrebbero delle grosse perdite. Up ha, di sicuro, incassato meno di The Brave, che è un altro racconto, un’altra storia rispetto al primo citato, molto più semplice. Un bambino, un film come Walle lo vede in modo diverso, relativamente, rispetto a Ribelle che è fatto per grandi e piccini, mentre il primo lungometraggio (Up) si rivolge anche ad un pubblico più adulto ed ha temi molto più maturi.  Il prossimo film della Pixar magari sarà molto più peso ed interessante dell’ultimo realizzato. Devono, diciamo, fare una sorta di equilibrio. Questi film fatti interamente al computer possono benissimo reggere il confronto con quelli realizzati in live-action, ma non solo con questi usciti negli ultimi anni…voglio dire, anche Alla Ricerca di Nemo è un film spettacolare. Questi film possono vedersela con i vecchi film del cinema, con le vecchie commedie americane ed i vecchi classici di una volta. Sono convinto che questo è uno di quei pochi ambiti in cui si siano fatti dei miglioramenti concreti, non solo esteticamente e grazie al computer, ma anche a livello di trama.

Braschi: L’ultimo che ho visto, Hotel Transylvania è fantastico, se non lo avete visto lo consiglio. Anzi, secondo me, il cartone animato si migliora di anno in anno e andrà molto avanti; anni fa la Disney era ancora legata al classico cartone animato, ad una storia accompagnata molto spesso da canzoni che rendeva i film quasi dei musical per bambini, oggi le cose sono cambiate e sono migliorate, questa è la cosa positiva. Ovviamente anche un cartone come Biancaneve è bellissimo, è un capolavoro tutt’oggi. Disegnato in una maniera tale da lasciare di stucco…

In base alle vostre esperienze non solo in veste di padroni di un negozio, ma anche come clienti dell’industria cinematografica e appassionati del grande schermo, come vedete la “rivoluzione” che è stata fatta ormai da quasi 4 anni dall’utilizzo del 3D? Sappiamo infatti che molti registi, come ultimamente Del Toro, hanno concepito i loro lungometraggi in 2D, ma le case di produzione “scavalcano” i desideri dei realizzatori per un puro fattore commerciale. E’ dunque così, oppure il 3D è una tecnica che da un qualcosa in più ai film? Se si, in quali film, se li ricordate.

Braschi: Secondo me il 3D è più una cosa da Luna Park…ci sono dei film che possono essere anche belli con questa tecnica, che guadagnano qualcosa. Fateci caso che poi si usa la stereoscopia sopratutto per i film spettacolari, con grandi effetti speciali . Poi ci sono anche dei film che se guardi per intero magari trovi solo poche scene veramente emozionanti e con una buona profondità…magari danno profondità a particolari di poca importanza e che non servono a nulla né tantomeno danno l’effetto sperato. Poi dipende anche se quel che si vede è un film convertito in post produzione in 3D o girato interamente e nativo.

245941id1b_PacRim_1sided_120x180_2p_400.inddFrusciante: Il 3D è comunque un qualcosa che influisce nella realizzazione di una pellicola, che si voglia o no. Si deve usare ovviamente un certo sistema di riprese per dare la giusta profondità. I primi 3D veramente interessanti sono quelli fatti per i documentari, su pellicole riguardante opere teatrali, grazie al quale sembra di essere veramente lì, nella stanza o nel teatro, oppure nel mare. Un Documentario in 3D può essere anche molto bello ed interessante. Poi credo che anche in Avatar il 3D aveva un senso, almeno per me, però se ne poteva fare a meno. Per quanto mi riguarda questo modo di girare può anche finire qui, a me non piace, però li capisco, si paga di più ed i guadagni per gli studios sono più alti. Per esempio… Pacific Rim è un film riconvertito, come Scontro tra Titani o Alice di Burton… è tutto rifatto. Hanno persino rifatto Titanic in 3D di recente. In Pacific Rim è stata fatta questa riconversione, probabilmente, perché Del Toro non ha potuto mettere le mani sul montaggio finale ed anche il film deve essere stato un po’ su commissione e quindi è stato “gonfiato” con il 3D. Secondo me quando fai così la profondità in un film si nota molto meno e esce fuori una schifezza perché è una tecnica che va usata in un determinato modo con determinate inquadrature. Poi per me il 3D è buono per andarci a vedere i cartoni animati …diciamo che per me tutto è buono se sperimentale, anche perché dopo un po’ persino gli occhi si stancano. Le riprese poi che fanno per dare maggiore profondità sono sempre le stesse, sono obbligati a fare quel tipo di inquadrature, per far uscire il campo e quel che viene inquadrato.

La tecnica del 3D limita il talento registico?

Frusciante: No, se sei un grande come Cameron che hai talento no; se sei un incapace come quello che ha girato la Furia dei Titani allora è un altro discorso, perché fai uno orrendo lavoro con la sceneggiatura dato che sei troppo occupato a pensare agli effetti speciali e tutto il resto. Secondo me del 3D se ne dovrebbe parlare poco, molto poco. E dipende solo ed unicamente dal talento del regista, da chi lo sa usare o meno. Poi rispetto agli anni scorsi il 3D di ora funziona, ed anche bene…io resto dell’idea che, per quanto mi riguarda, il cinema non è nato e non è in 3D. Almeno, io la penso in questo modo…poi  il cinema che usa la stereoscopia è un cinema che usa un altro tipo di linguaggio.

Braschi: Se non riesci a gestire questa tecnica ovviamente ne risentono i dialoghi, le scene, la storia perché sei troppo concentrato a rendere il film spettacolare con effetti speciali e quant’altro. Tutto sta anche dalla scelta del film che vuoi fare e come lo vuoi fare.

Fine Prima Parte.

Si ringrazia per la gentile collaborazione Federico Frusciante e Francesco Braschi, che hanno permesso di realizzare questa intervista. La seconda parte sarà pubblicata la prossima settimana, Mercoledì 4 Settembre. Grazie per l’attenzione.

I Film citati in questa intervista sono:

Videodrome 

Transformer 

Il Sospetto 

I Mercenari 

Die Hard 

Hunger 

Cesare Non deve Morire

Sorvegliato Speciale 

Le Ali Della Libertà

Fuga da Alcatraz

Il Miglio Verde

Nick Mano Fredda 

Avatar 

Il Signore degli Anelli 

Il Mago di Oz 

Dragonheart

Piramide di Paura

Walle

Up 

The Brave

Alla Ricerca di Nemo 

Hotel Transylvania 

Biancaneve

Scontro tra Titani

Alice in the Wonderland 

Pacific Rim 

Titanic

Furia dei Titani

 

Claudio Fedele

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Claudio Fedele
Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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