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La bacchetta di Christoph Poppen e il flauto di Anna Fusek per l’ORT

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Il M° Christoph Poppen

È un appuntamento dall’elevato spessore culturale quello che ha visto protagonista l’Orchestra della Toscana lo scorso 2 dicembre al Teatro Guglielmi di Massa: dal classicismo tedesco di Haydn e Mozart passando per i profumi veneziani di Antonio Vivaldi e il luminoso barocco di Johann Sebastian Bach, avvalendosi di due specialisti della materia come la flautista ceco-tedesca Anna Fusek e il M° Christoph Poppen.

È stata proprio la bacchetta del M° Poppen ad aprire il concerto con la sfavillante Sinfonia n.31 in re maggiore KV 297 “Parigi”: questa Sinfonia è senza dubbio uno dei più insoliti capolavori giovanili di Wolfgang Amadeus Mozart, caratterizzata da un gusto tutto francese per l’universo sinfonico (difatti è articolata in soli tre movimenti). Come si evince dal titolo apocrifo, la composizione appartiene al periodo del soggiorno parigino del 1778; un soggiorno molto amaro per Mozart, che dovette piegarsi alla prassi musicale parigina per accontentare il pubblico, ma che ci ha regalato lavori raffinati e pregiati come opere d’oreficeria e che testimoniano la grande maestria di Mozart nel manipolare le reazioni del pubblico a suo piacimento.
Il M° Poppen ha saputo adeguarsi perfettamente ad una pagina mozartiana tanto raffinata, sostenendo mirabilmente l’orchestra con una direzione intelligente e dall’affascinante equilibrio, imponendo ora sonorità cristalline nelle ornamentazioni ora una lirica cantabilità al materiale melodico, il tutto intessuto da una vibrante energia e da una grazia chiara e limpida.

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La flautista Anna Fusek

Il corpus centrale del concerto è stato occupato da tre composizioni che hanno visto protagonista il flauto dritto di Anna Fusek: il Concerto italiano BWV 971 di Johann Sebastian Bach e il Concerto in sol minore BWV 975/RV 316 (trascrizione tastieristica di Bach di un Concerto per violino di Vivaldi) e il Concerto per flautino, archi e basso continuo RV 443 di Antonio Vivaldi. Lasciando a latere qualsiasi analisi sull’esecuzione che – data l’eccezionale performance fornita dalla Fusek – sarebbe pressoché inutile, trovo più interessante concentrarsi sull’esecutrice: com’è noto i primi due punti sopra elencati sono composizioni tastieristiche, la realizzazione per orchestra e flauto solista si deve proprio ad Anna Fusek che ha curato l’arrangiamento di ambedue le composizioni e l’ha fatto in modo davvero superbo, con un gusto e una conoscenza della prassi musicale barocca assolutamente sbalorditivi. Anche all’ascoltatore più alieno alla musica di questo periodo storico è sufficiente ascoltare l’esecuzione del Concerto per flautino di Vivaldi (questo nella sua versione originale) per poter constatare non solo l’eccellente qualità del lavoro di arrangiamento ma anche che non si tratta di una pedissequa imitazione di una certa prassi compositiva, ma che questa prassi è stata assolutamente interiorizzata.
D’altra parte, Anna Fusek è riconosciuta in tutto il mondo nel portare «avanti la tradizione barocca del musicista versatile», in cui l’esecutore è spesso creatore o – come in questo caso – arrangiatore della musica che esegue e che non si limita ai confini del proprio strumento: spesso, infatti, Anna Fusek si è esibita anche al violino e al pianoforte. Un’artista non solo poliedrica ma anche camaleontica perché una simile versatilità consente a questa straordinaria musicista di partecipare virtualmente a qualsiasi tipo di esecuzione e anche in diversi repertori. Data la sua giovane età e l’incredibile livello che ha già raggiunto posso affermare la più ferma convinzione che in futuro saprà darci qualcosa di assolutamente straordinario.

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L’Orchestra della Toscana

Dopo la lunga e molto apprezzata parentesi barocca, l’Orchestra della Toscana si è congedata – in una perfetta ringkomposition – con una seconda Sinfonia tedesca e nuovamente in re maggiore, la Sinfonia Hob.I:104 “Londra”, l’ultimo lavoro di questo genere di Franz Joseph Haydn. È interessante notare come questa Sinfonia sia una summa dell’universo sinfonico del Maestro di Rohrau, in cui emergono nuovamente le atmosfere e le istanze dello Sturm und Drang ma appaiono in una foggia più matura e quasi anticipatrice dell’oratorio La Creazione. Così come nella Parigi, anche nella Londra l’esecuzione è stata non solo impeccabile ma anche coinvolgente e vivacemente interessante per l’accurata interpretazione della partitura e per l’ottima lettura del carattere tipicamente haydniano dell’ultima straordinaria sinfonia londinese, in particolare nel quarto movimento in cui il compositore gioca (molto sapientemente) tutte le sue carte, a partire dall’ottava vuota di violoncelli e corni su cui prima i violini e poi gli oboi disegnano una melodia che, da un’ottica mitteleuropea, più britannica non si può. Ottimo il suono peculiare evocato dall’orchestra, cupo e brillante a un tempo, che promette brio, freschezza, e che si adatta perfettamente a tutte le atmosfere che vengono toccate dalla Sinfonia, da quelle più luminose a i ripiegamenti interiori, dai momenti più gravi e solenni a quelli più giocosi. Una strepitosa esecuzione che rappresenta il giusto finale per un concerto di elevata qualità, una qualità cui ormai l’Orchestra della Toscana ci sta abituando.

Luca Fialdini

luca.fialdini@uninfonews.it