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La follia attraverso il tempo

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“Visto da vicino nessuno è normale.” (Franco Basaglia)

 

Che cosa significa esser folli? Cos’è la follia e perché fa così paura?
Fin dai tempi antichi, la follia ha sempre assunto varie sfaccettature, si è evoluta sia nel modo di esser vista, che in quello di esser curata.

Una chiara visione della follia, si inizia ad avere nel XVIII secolo, essa, come ci spiega Franco Bellato in “Storia della Medicina e della Psicologia” “era concepita come espressione demonologica e le cure erano pratiche di esorcismo per espellere le forze impure del dannato.
La follia quindi assume le sue prime forme in quest’epoca, in cui era vista come espressione demonologica. Il malato era di conseguenza il risultato di una possessione soprannaturale e, al fine di combattere la propria malattia, doveva esser curato da un vero e proprio esorcista.

Un netto cambio di pensiero si ha con l’avvento dell’Illuminismo: la razionalità e la conoscenza iniziavano a conquistare un ruolo assai importante nell’immaginario collettivo.
Si ha quindi un mutamento nella visione della follia: essa non era più riconosciuta come opera del demonio, bensì come errore, un disturbo dell’intelletto.
La cura quindi, non spettava più a una figura ecclesiastica, ma ad una ricerca interiore della propria morale, la quale doveva riconoscere la natura come razionale.
Il malato era affetto da follia, solo ed esclusivamente perché non riconosceva più la realtà come prodotto della razionalità; basti pensare al nucleo della teoria di Mesmer: vi è un parallelismo fra uomo e universo.
Un grosso cambiamento dell’era illuminista lo si riconosce anche con la nascita della Psichiatria: la follia, sempre come ci spiega Franco Bellato in “Storia della Medicina e della Psicologia”, inizia ad essere inquadrata in un’ottica medica e adotta criteri e procedure tipiche della Medicina; tutto ciò determina l’inizio della cosiddetta era moderna.”

 

Tra le più grandi menti e fondatori della Psichiatria, abbiamo Philippe Pinel, autore di doversi trattati e opere sulla follia.
Egli, infatti, sosteneva, contrariamente a quanto si affermava in precedenza, che la follia era un modo di pensare diversamente, che occorreva cercar di capire. Pinel si trova quindi a dover raccogliere diagnosi e fare riferimento a varie teorie sulla follia, al fine di creare un vero e proprio vissuto del paziente.

Dalla seconda metà dell’800, le varie dottrine scientifiche si evolvono e danno origine a diverse tipologie di studi sulla Psiche, stava nascendo la moderna Psicologia. Essa raggruppa quasi tutte le scuole di pensiero dei precedenti grandi pensatori, arrivando ad essere riconosciuta come uno “studio obiettivo di un comportamento e del vissuto diretto”.

La follia non è più vista come una presenza soprannaturale o uno scompenso dell’intelletto, ma il risultato di un trauma che andava ricercato nel vissuto biografico del paziente.
Quindi il compito di curare questa malattia spettava ai medici o ai filosofi, che facevano riferimento alle proprie esperienze del paziente ed ai suoi vissuti consci ed inconsci.

Nell’era moderna la follia è stata ulteriormente “codificata” dalla Psicologia, la quale ha conservato il concetto di Psiche come dualismo anima-corpo (teoria platonica), ma anche quello comportamentale, che ricerca l’origine della follia nei vari processi psichici: memoria, intelligenza, sentimenti e meccanismi inconsci.