2 Giugno 2020

Dieci giorni fa io e Gabriele abbiamo avuto una piacevole discussione su alcuni temi vicini alla politica locale a Livorno, oggi invece il nostro militante ci darà una sua interpretazione della politica a livello nazionale, delle prospettive future e di cosa deve fare il PD per affermarsi in un contesto che lo vede da oramai molti anni in profonda difficoltà.
Riprendiamo quindi questo confronto!

 

Gabriele

 

1) Gabriele bentrovato! Direi di partire con alcune domande piccanti: il partito Democratico ora sembra in risalita dopo diversi mesi di stasi, le Primarie possono essere utili per trovare una nuova Leadership ? E come evitare epiloghi simili a quelli di Bersani e Veltroni, Segretari traditi dallo stesso partito?


Quando si parla di PD tutto riesce a complicarsi (“ Gabriele si interrompe e ride di gusto”).
Partiamo con il fissare un punto: Veltroni e Bersani sono stati traditi dalla loro area.
E’ necessario smettere di pensare che i due Segretari siano stati rovesciati dalla area dell’ex Margherita, non è così, Veltroni e Bersani sono stati rovesciati dagli ex DS, il primo pubblicamente il giorno dopo aver perso le elezioni con il 33%, il secondo da 101 o forse più  tra Deputati e Senatori al momento della elezione del Presidente della Repubblica. Purtroppo ancora siamo chiamati a dover fare dei distinguo all’interno del PD, tra ex di qualcosa.

Questo denota che non è avvenuta ancora nessuna rivoluzione culturale all’interno di questo centro-sinistra e che ancora si ragione non come di un unico partito ma di “componenti“.
Per evitare in futuro problematiche simili la soluzione è una sola: serve un vero Partito Democratico.
Il processo di formazione del PD si è fermato 5 anni fa, soppiantato da un modello fallimentare, dove formalmente si vuole stimolare la attività degli iscritti ma sostanzialmente si utilizzano” per rendere omaggio a qualche dirigente o organizzare qualche festa; occorre quindi intervenire sulla classe dirigente rimuovendone una incapace, incapace di sconfiggere Berlusconi in questi venti anni, di gestire la campagna elettorale, il dopo-elezioni e la nomina del Presidente della Repubblica, mutando per ben tre volte la sua strategia nel giro di due giorni, e dico questa non da renziano ma da semplice militante locale.

Emblema di questa struttura è il PD di Livorno, un partito chiuso dove ancora si ragiona in maniera arcaica di pubblico e di privato, di imprenditori padroni, di porto, di investimenti e di sociale.
Ecco, a Livorno come all’Italia serve un cambio di prospettive, serve un riavvio, questa volta definitivo, di questo processo di formazione del Partito Democratico.

2) Domanda tanto scontata quanto importante: il Governo Letta dura? La base elettorale potrà digerire ancora per uno-due anni l’alleanza con Silvio Berlusconi soprattutto dopo la mancata crisi del 2 ottobre?

 A questa domanda ti fornisco una risposta telegrafica: no e no.

Il Governo Letta è tenuto a gestire una situazione economica molto difficile ma per via dei vari veti incrociati non penso possa durare, è necessario quindi che si attenga al minimo indispensabile, legge elettorale in primis, e renda possibile un ritorno al voto quanto prima.


L’alleanza con Berlusconi, attenzione, non è stata imposta dallo stesso Berlusconi ai militanti PD piuttosto è stata fatta loro digerire dagli stessi dirigenti Democratici.

La sventata crisi del 2 ottobre(ricordiamo, la minaccia di togliere la fiducia al Governo Letta effettuata da Berlusconi) è solo ed unicamente una vittoria di Alfano e di quella parte del PDL ben consapevole del tramonto di Berlusconi come leader politico, desiderosa di riposizionarsi altrove per abbandonare una nave in procinto di affondare.

La mancata crisi è l’emblema della impotenza di Berlusconi  di fronte ad un partito, seppure estremamente personale nella sua struttura, che oramai lo contesta apertamente.

L’unico rammarico che ho è quello di constatare come questa situazione sia frutto delle divisioni interne al centro-destra e non merito del Partito Democratico, perso per lungo tempo a smacchiare fantomatici giaguari.

3) Una delle accuse più spesso rivolte alla sinistra italiana è di essere “conservatrice”, aperta al dialogo solo con determinate fasce della popolazione; in che modo è possibile superare questi limiti? Operai e casalinghe, da vent’anni sostenitori assidui del Centro-Destra, possono tornare a votare a sinistra o è cambiata in qualche modo la realtà sociale?

 

Anche qui ti fornisco una risposta telegrafica: la sinistra italiana è conservatrice.
Oggi nella sinistra italiana oltre alla classe dirigente, già citata ampiamente nelle risposte precedenti, deve  cambiare anche la mentalità anche di coloro che si dicono di sinistra, i quali spesso hanno una visione conservatrice non solo del”idea di Partito ma anche del nostro Paese; questa vera e propria rivoluzione culturale deve  trovare la sua origine da un nuovo tipo di politica messa in atto dalle nuove generazioni e finalizzata a mostrare al Paese come la sinistra oggi non sia più quella che garantisce alcuni.

D’altra parte la storia conferma questa tesi, ogni volta che di fronte a Berlusconi la sinistra è riuscita a  collocare un candidato di tutto rispetto e estraneo a questi perdenti schemi logici, quale ad esempio Romano Prodi, c’è stata la netta risposta da parte dei cittadini, figuriamoci ora che è presente un candidato carismatico come Matteo Renzi, in grado con la forza delle sue idee e del suo programma non solo di strappare i voti ai delusi del centro-destra o ai delusi grillini, ma anche ai delusi di questo centro-sinistra. Infatti forse è questa la sfida più grande a cui sarà chiamato il nuovo segretario del PD, a riconquistare i voti di chi si aspettava dal PD una politica nuova, audace, capace di farsi carico delle vere esigenze del Paese, e che invece si è trovato davanti un Partito che di innovativo aveva ben poco.

I cittadini oggi sono stanchi, disperati ma non stupidi e abbiamo il dovere di costruire un PD in grado di capire le loro necessità, non fermo nel difendere dipendenti pubblici e pensionati ma aperto a lavoratori privati, giovani, imprenditori, studenti e disoccupati.
Il Partito Democratico deve cominciare ad essere il partito di tutti.

4) Come emerge dalle diverse e numerose elezioni la Sinistra sembra incapace di attrarre più di un certo serbatoio predefinito di voti e il miglior risultato ottenuto dall’inizio della storia della Repubblica è stato quello nel 2006 di Prodi con quasi venti milioni di preferenze divise tuttavia fra più di dieci partiti; per vincere nettamente il PD deve sfondare al centro fra i moderati o deve provare a recuperare i voti a sinistra presi da Grillo sulle tematiche più strettamente sociali? Deve correre da solo o all’interno di alleanze?

 

Io credo che il discorso sulle alleanze sia abbastanza complesso.
Il PD è nato con le primarie e con la vocazione maggioritaria, le alleanze per me ci sono ma a determinate regole e credo che SEL ci abbia dimostrato come queste regole non siano rispettate da una parte della sinistra, insomma, Bersani ci aveva venduto l’alleanza con SEL come un novello “Patto d’Acciaio”, passatemi il paragone infelice,  mentre alla prima possibilità il movimento di Vendola ci ha voltato le spalle e ha voluto giocare la sua partita in solitaria.
Per quanto riguarda invece la possibilità di sfondare fra i moderati, posso dire che nel momento in cui il programma di governo garantisce tutti, dove chi ha di più paga di più, dove la fiscalità non distrugge le imprese, allora riusciremo ad ottenere il voto anche di queste fasce sociali prima appannaggio solo della destra e del M5S.
L’importante è, come dimostra la storia di questi anni, non isolarci.

5) Che ne pensi dell’attuale sistema di Governo e della rielezione del Presidente della Repubblica? Saresti a favore di un ripensamento dell’architettura costituzionale con il passaggio da un bicameralismo perfetto ad un sistema semi-presidenziale come sostenuto da alcuni esponenti democratici?

 

Anche qui ti fornisco una breve risposta: assolutamente sì.
C’è la necessità di un ripensamento della nostra architettura costituzionale iniziando con l’eliminazione del bicameralismo perfetto in ragione di una Camera delle Realtà territoriali e una Legislativa, passando per il dimezzamento dei parlamentarie fino ad arrivare ad una maggiore attribuzione di poteri al Governo a spese del Parlamento, incapace oggi di legiferare in determinati campi particolarmente tecnici.
Personalmente sarei anche per una riforma drastica alla francese, con un doppio turno e con una elezione diretta sia dei rappresentanti del Parlamento, in grado quindi concretamente di parlare a nome del territorio che rappresentano, sia del Presidente della Repubblica.

 

Ringrazio quindi Gabriele per la profonda disponibilità manifestatami e gli auguro i miei più sinceri in bocca al lupo per la sua carriera in politica!

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Giulio Profeta
Giulio Profeta

Dottorando, abilitato alla professione forense, livornese.
Sono uno dei fondatori del progetto "Uni Info News", nonché attuale presidente dell'associazione; ho avuto l'idea di buttarmi in questa avventura per promuovere uno stile di vita attivo fra tanti miei coetanei, all'insegna del confronto come motore di crescita personale.

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