7 Dicembre 2019

Come era stato preannunciato dallo “strappo” perpetrato in occasione del voto di fiducia al Governo Letta del 2 ottobre, la corrente dell’ex Popolo della Libertà guidata da Angelino Alfano, i cui membri sono stati soprannominati alternativamente dalla stampa “governisti”, “colombe” o “alfaniani”, si è definitivamente separata dalla neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi, decidendo di costituire gruppi parlamentari autonomi ed assumendo il nome di “Nuovo Centrodestra”.

Alfano 2

Accese polemiche hanno preceduto, accompagnato e seguito la scissione, avvenuta nella serata del 16 novembre. Alcuni “falchi” dell’ex Pdl hanno definito Alfano ed i suoi sostenitori “traditori” ed hanno predetto per loro la stessa fine di Gianfranco Fini, che a suo tempo tentò un’impresa simile.

Al di là delle urla, degli strepiti e delle dichiarazioni di circostanza che hanno invaso la tribuna politica, occorre analizzare attentamente quanto accaduto a margine del congresso nazionale del Popolo della Libertà. Per la prima volta, dopo oltre diciannove anni di egemonia pressoché assoluta sul centrodestra, un gruppo di parlamentari coordinati da un personaggio “cresciuto” all’ombra di Silvio Berlusconi ha avuto il coraggio di dire basta, di emanciparsi dalla leadership del Cavaliere, nonostante la comodità rappresentata da un eventuale rinnovo di fedeltà a Forza Italia.

Solo la Storia ci dirà se Angelino Alfano si sia mosso per l’azzardata volontà di ritagliarsi uno spazio personale o per senso dello Stato, ma la verità che salta agli occhi è che pressoché tutti gli esponenti realmente moderati del Popolo della Libertà, coloro che sono giunti in Parlamento in seguito ad anni di attività politica nei rispettivi partiti e non grazie ad una vicinanza personale di stampo feudale con Berlusconi o al proprio aspetto fisico, abbiano deciso di confluire nei gruppi di Nuovo Centrodestra.

Quest’ultima compagine comprende sia parlamentari cresciuti nella Democrazia Cristiana, come lo stesso Alfano, Renato Schifani e l’attuale Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, sia ex esponenti di Alleanza Nazionale come Andrea Augello e Barbara Saltamartini, tutti accomunati da un passato politico indipendente dall’influenza berlusconiana e contraddistinto dalla presenza di ideali ben definiti, spesso diversi tra loro e cambiati nel corso degli anni, ma pur sempre ideali. Dall’altra parte, invece, nella Forza Italia 2.0 annunciata nel lontano luglio del 2012, sono rimasti i numerosi fedelissimi del Cavaliere, i famigerati “falchi”, con Daniela Santanchè, Micaela Biancofiore, Raffaele Fitto e Sandro Bondi in testa, determinati a sostenere e ad assecondare fino in fondo l’opera del fondatore del partito in cui militano da sempre nonché artefice della loro stessa presenza in Parlamento, altrimenti difficile da giustificare con una semplice analisi dei loro trascorsi; Forza Italia non ha mai espresso, neppure negli anni d’oro della propria storia, intenzioni programmatiche realmente di centrodestra, ma non ha fatto altro che seguire le volontà e le idee del suo leader, troppo spesso volte a tutelarne la persona nell’ambito di molteplici quanto gravi controversie giudiziarie, un uomo che non avrebbe esitato a far crollare il fragile equilibrio raggiunto con il Governo Letta nel disperato tentativo di evitare la propria decadenza come senatore e di restare a galla nel panorama politico.

Il Nuovo Centrodestra è nato da pochi giorni ed ha ancora molta strada da fare, ma potrebbe costituire una degna rappresentanza per tutti gli Italiani moderati che, ormai da troppi anni, non hanno né alla Camera né al Senato una compagine che possa rappresentarli degnamente. Ad Angelino Alfano spetta il compito arduo, coraggioso ed affascinante di dimostrare con i fatti, ponendosi in un modo ben preciso nei confronti della legge elettorale, delle politiche sociali e dei rapporti con l’Europa, di non essere un fuoco di paglia, ma una potenziale rinascita del centrodestra italiano. Tutto questo, naturalmente, sarà possibile solo con un progressivo distacco dall’uomo che ha asservito al perseguimento dei propri interessi il nome stesso della destra.

Alfano 1

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