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Il 7 novembre 2015 è stato costituito un nuovo gruppo parlamentare, Sinistra Italiana, di cui fanno parte i membri del partito Sinistra Ecologia Libertà, alcuni dissidenti del M5S e della minoranza PD. Il gruppo parlamentare conta al suo interno 31 deputati (già ufficializzati) e 10 senatori (ancora da ufficializzare).

La sinistra italiana si è divisa. Di nuovo. Al di là dei numeri del nuovo gruppo parlamentare, ciò che conta ed interessa davvero è la reale utilità di quest’ultimo. Era davvero necessaria un’ulteriore separazione delle molteplici correnti di pensiero all’interno del centro-sinistra, soprattutto in un momento così delicato in cui il M5S sale nei sondaggi ed il centro-destra si ricompatta? Purtroppo, la sinistra italiana cade nuovamente nel suo antico male: l’autoreferenzialità da Prima Repubblica, il parlare di sé stessa e con sé stessa, lontana dalle problematiche reali del paese, presa costantemente da lotte intestine portate avanti dai vari leader delle diverse correnti. No, questa scissione non è utile, anzi, può risultare controproducente e dannosa per il già sottile equilibrio del governo e della maggioranza.

Allora la domanda cruciale non riguarda la necessità della scissione, ma i suoi reali effetti: Sinistra Italiana darà realmente battaglia al PD, valutando proposta per proposta, oppure si limiterà a fare da stampella alla maggioranza? Nel primo caso, la scelta del neonato gruppo parlamentare potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio in chiave di alleanze future, dato che affrontare a viso aperto il PD comporterebbe un probabile rifiuto di quest’ultimo a coalizzarsi con Sinistra Italiana alle prossime elezioni amministrative e, in futuro, a quelle politiche. Nel secondo caso, quello della stampella, il rischio è quello di una perdita di credibilità e, di conseguenza, di potenziali elettori che sono pronti ad affidare il proprio voto a quella che si propone come l’alternativa a sinistra a Renzi.

Da qualunque prospettiva si guardi, la nascita di Sinistra Italiana appare più come un dispetto fatto dalla minoranza PD nei confronti di Renzi che come una concreta alternativa politica a quest’ultimo. La scelta di una scissione, soprattutto dopo i fatti di Roma che hanno portato allo scioglimento della giunta comunale e il caos De Luca alla Regione Campania, è sinonimo di debolezza all’interno del centro-sinistra italiano, debolezza che potrebbe avere ripercussioni negative in termini di governance locale e, soprattutto, nazionale.

Solo il tempo potrà dirci se la scelta di creare questo gruppo parlamentare si rivelerà azzeccata. Al momento, però, questa scelta ricorda un qualcosa di già visto nelle vicende politiche italiane più recenti. Il riferimento va alla rottura tra Fini e Berlusconi, tra Alfano e Berlusconi e tra Civati e Renzi. Non me ne voglia Sinistra Italiana, ma sappiamo tutti com’è andata a finire.