1 Dicembre 2021

Quando un partito politico fallisce? La legge ferrea dell’oligarchia.
Parte 1: la nascita e la campagna elettorale di un partito

Di fronte a questa domanda, la risposta più semplice sarebbe quella di dire che un partito fallisce quando non ottiene più voti. Invece, i motivi per cui un partito scompare da un panorama politico sono molto più complessi e si sviluppano in varie fasi. Partendo dal presupposto che un partito non durerà mai in eterno e che raggiungerà sempre delle circostanze che lo porteranno inesorabilmente a “morire”, il politologo Tedesco Robert Michels (1876-1936) scrisse la legge ferrea dell’oligarchia.
La legge ferrea dell’oligarchia, enunciata nel libro Sociologia del partito politico (1911), teorizza che:

tutti i partiti politici si evolvano da una struttura democratica aperta alla base, in una struttura dominata da una oligarchia”

Questa visione di Michels, che avvenne dopo aver osservato la Spd tra fine ottocento ed inizio novecento, lo portò ad osservare che un partito, quando nasce, si deve sempre proporre come qualcosa di rivoluzionario o di rottura, che porti ad un cambiamento radicale nella società. Questo annuncio di cambiamento dovrà convincere gli elettori che il loro voto sia utile e che porti ad un completo miglioramento nella società, ma, dopo l’elezioni, che succede? La legge prevede che il partito, inesorabilmente, col passare degli anni, si “imborghesirà” e che non penserà più a mettere in pratica il programma od a mantenere un rapporto con la disinformazionebase del partito. In poche parole, la necessità di specializzazione farà sì che un partito si debba strutturare in modo burocratico, creando dei capi sempre più svincolati dal controllo dei militanti di base. Con il tempo, chi occupa cariche dirigenziali si “imborghesisce” e si allontana “dalla base”, per diventare un’élite compatta dotata dello spirito di un nuovo corpo politico all’interno di un vecchio corpo politico. Nello stesso tempo, il partito tenderà a moderare i propri obiettivi: l’obiettivo fondamentale diventerà la sopravvivenza dell’organizzazione e non la realizzazione del suo programma. Questi fenomeni porteranno un partito alla lunga a scomparire.
Questa teoria, seppur scritta più di 100 anni fa, la si riscontra nella maggior parte delle campagne elettorali ed è il motivo per cui nascono i partiti. Quanti partiti nascono promettendo una rivoluzione? Quasi tutti, nel panorama politico Italiano: basta pensare al Movimento 5 Stelle od al Nuovo Centro Destra od alla nascita di Forza Italia. Grillo proponeva una “rivoluzione democratica”, Angelino Alfano prometteva una rottura innovativa verso quello che era stato allora il centrodestra e Silvio Berlusconi, nel 1994, prometteva una “rivoluzione liberale”. Gli esempi possono essere molteplici. La campagna elettorale ed i messaggi elettorali vengono ridotti a spot pubblicitari. Il politico non deve fare pensare troppo l’elettore, ma deve fare appello ai suoi sentimenti con rapidi ed incisivi messaggi. La propaganda può così essere un “Vaffanculo” di Beppe Grillo od un “#cambiaverso” di Matteo Renzi, ma la ricetta resta la medesima. Proporre qualcosa di diverso, ma allo stesso tempo non far vota-gaetano-brescitroppo pensare gli elettori; poco importa se quello che si propone non è realizzabile, l’unica cosa che conta è far appello solo ai sentimenti delle persone e far credere loro che da qualche parte esisterà una soluzione rapida ai loro problemi. Ci sono politici che questa fase la fanno durare per svariati anni, come fa Matteo Renzi, preponendo un cambiaverso, uncambiascuola, un cambiagiustizia, un lavoltabuona ,etc. Renzi non resta comunque l’unico, pensiamo alle ultime elezioni amministrative in Italia. Quattro mesi fa, tutti i candidati sindaci, o quasi, hanno proposto un “hashtag” con la parola  “cambia” o con “punto a capo” o con “rivoluzione” o con qualche altra parola che proponga un radicale cambiamento.
Dunque, se pensiamo a tutto questo, la prima tesi di Michels è stata ampiamente dimostrata e sempre si mostra attuale. Ci vediamo fra sette giorni, con la seconda parte dove parlerò della strutturazione del partito.


 

@paologamba10

 

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Paolo Gambacciani
Paolo Gambacciani

Studente appassionato di politica, arte, teatro, cinema e tennis. Sono laureato in Comunicazione presso la Scuola di Scienze Politiche dell'Università 'Cesare Alfieri' di Firenze e collaboro con uninfonews dalla sua fondazione; sono fortemente convinto ed a favore del progetto editoriale del giornale online. Vicepresidente e socio di Uni Info News.

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