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Contro lo sfruttamento del lavoro gratuito nei Beni Culturali

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Da anni il settore dei Beni Culturali subisce tagli sempre più profondi, i fondi stanziati si riducono all’osso e a volte anche di più. L’ultima soluzione del ministero di Franceschini ha dato poi il colpo di grazia a una situazione precaria da tempo. La scelta infatti è stata quella di rattoppare un organico sempre più insufficiente con un esercito di giovani precari. Questi, qualificatissimi, saranno pagati solo con il rimborso spese del servizio civile (433 euro al mese) per la durata di un anno, per poi ricominciare da zero quello successivo, con nuovi giovani da sfruttare e senza niente lasciare a chi si era aggiudicato un contratto dodici mesi prima. Nessuna garanzia per questi giovani, costretti spesso a piegarsi a questa possibilità pur di lavorare, almeno per un poco, nel settore per cui hanno dedicato anni di studi.

Da tempo però un gruppo di professionisti del settore e aspiranti tale ha dato vita a una comunità virtuale, si chiama “Mi riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali”  e nasce appunto per tutelare gli interessi della propria categoria. Categoria ormai da troppo sfruttata dal Ministero, da Università disinteressate e in parte complici, e da cavilli e leggi troppo inclini al profitto dei datori di lavoro e non alla salvaguarda dei loro dipendenti.

“La situazione dei lavoratori del settore dei beni culturali in Italia è vergognosa e ingiustificabile ma, cosa meno nota, crea un problema nazionale: biblioteche che chiudono, cultura meno accessibile, rischi di esclusione sociale, flussi turistici sotto le aspettative, tutela del patrimonio storico-artistico a rischio, marginalità del patrimonio culturale, della Storia, dell’Arte e della cultura dalla coscienza collettiva del Paese.”

Per tutelare non solo una categoria di lavoratori, ma anche, e soprattutto, la nostra cultura, che è il nostro patrimonio più grande, hanno quindi stipulato il P.La.C: il Patto per il Lavoro Culturale, un Patto “fra i soggetti che vivono il mondo dei Beni Culturali, che hanno a cuore la cultura e il futuro del Paese.”

La sottoscrizione del Patto impegnerà studenti e professori, professionisti e aspiranti tali, e datori di lavoro o committenti, a censurare il ricorso al lavoro gratuito e sottopagato, ai tirocini formativi per coprire le carenze di organico, al volontariato in sostituzione del lavoro retribuito, alla negazione di diritti e di retribuzioni adeguate”

Il Patto, presentato il 2/2 alla Camera dei Deputati, è ora sottoscrivibile da chiunque: professionisti, aspiranti tali, ma anche e soprattutto da cittadini fruitori e consapevoli. Hanno già aderito al Patto nomi noti del mondo culturale e accademico italiano, tra cui: Tomaso MontanariRita Paris e Salvatore Settis. 

Il testo è interamente leggibile e sottoscrivibile qui, basta una semplice firma per dare il proprio contributo all’ennesima svalutazione della nostra cultura.