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Martini e Scarlatti: La Dirindina

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l soprano Tullia Pedersoli (Dirindina)

Il libretto de La Dirindina di Girolamo Gigli è senza dubbio un grande classico nel genere dell’Intermezzo comico del XVIII secolo, la cui fama è legata principalmente a due trasposizioni in musica: la prima, del 1715, ad opera della nobile penna di Domenico Scarlatti, la seconda composta da Giovanni Battista Martini nel 1737.

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Il baritono Carlo Torriani (Don Carissimo)

Le due composizioni differiscono largamente l’una dall’altra non solo per il diverso stile dei due Maestri, ma anche per la diversa temperie culturale che le ha prodotte: la prima è un caratteristico prodotto della Scuola Napoletana (cui si possono ascrivere compositori come Cimarosa, Porpora, Pergolesi, Paisiello e Guglielmi), mentre la seconda nasce dalla non meno nobile Scuola Bolognese, la stessa Scuola di Cazzati, Corelli, Gabrielli e dei due Vitali, padre e figlio. Pertanto l’accostamento di questi due Intermezzi, identici nel libretto ma diversissimi nella realizzazione, è quantomai interessante anche per comprendere l’evoluzione della Scuola musicale italiana nel Secolo dei Lumi: questo è forse l’aspetto più affascinante dell’edizione discografica di questi due lavori prodotta dall’etichetta Bongiovanni, considerando anche la rarità di questi due titoli.

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Il soprano Paola Quagliata (Liscione)

A onor del vero La Dirindina di Scarlatti non è poi così rara, infatti non è infrequente che venga eseguita e già esistente come incisione discografica, inoltre è protagonista di un’edizione in DVD che ho già avuto il piacere di presentarvi alcuni mesi fa, assieme al Pimpinone di Tomaso Albinoni; diversa è la questione per La Dirindina di Martini, che oltre ad essere un titolo ancor oggi raramente eseguito, fin’ora non era mai stato inciso in CD.

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Il tenore Filippo Pigna Castiglioni (Liscione)

A render ancora più pregevole questa iniziativa è il fatto che il cast artistico, tra cantanti e orchestra, è composto da musicisti di primissimo piano, accuratamente selezionati tra gli “specialisti” del repertorio buffo e comico settecentesco, primo fra tutti il baritono Carlo Torriani (Don Carissimo in Scarlatti), eccezionale interprete del Settecento musicale e irresistibile attore, brillantemente sostenuto dall’altrettanto valido tenore Filippo Pina Castiglioni (Liscione in Scarlatti e Don Carissimo in Martini) e dagli ottimi soprani Tullia Pedersoli Camilla Antonini che hanno invece ricoperto il ruolo della protagonista Dirindina rispettivamente nella versione di Scarlatti e di Martini. Molto interessante anche l’apporto del soprano Paola Quagliata, interprete di Liscione nella Dirindina di Martini.

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l soprano Camilla Antonini (Dirindina)

Per quanto riguarda la compagine orchestrale, invece, si può dire che non poteva esserci scelta più felice de I Solisti Ambrosiani, più che esperti della prassi esecutiva del repertorio barocco e che hanno eseguito le due partiture su strumenti originali dell’epoca. Finissima la concertazione del M° Davide Belosio, da cui traspare limpidamente uno studio profondo e accorto delle due partiture, con un gusto musicale che all’artificiosità che ci si potrebbe aspettare da un repertorio di questo tipo preferisce un linguaggio semplice e diretto, ideale per l’orecchio moderno ma al contempo ricco di fascino ed eleganza.

Un progetto da inscriversi nella tendenza particolarmente sviluppatasi in questi ultimi anni nel riscoprire capolavori del nostro passato musicale che altrimenti rischierebbero – ingiustamente – di venire disfatti dall’oblio. Si tratta di un procedimento non facile, soprattutto per quanto riguarda la musica vocale od operistica, e a volte questa operazione di “risurrezione” si limita ad esecuzioni sterili, senza nerbo e prive di qualsiasi grazia e buon gusto. In questo caso, invece, siamo di fronte all’esempio opposto: non solo è un lavoro di altissima qualità e di apprezzabile raffinatezza, ma soprattutto è stato condotto con grande intelligenza nello studio e preziosità interpretativa nella realizzazione. Un lavoro a dir poco eccellente che sicuramente susciterà l’interesse e il plauso anche del pubblico che ha meno familiarizzato con la musica vocale del primo Settecento.

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Luca Fialdini

luca.fialdini@uninfonews.it