8 Agosto 2020

Giorgio Napolitano, Presidente Emerito della Repubblica, ultimamente è tornato all’attenzione delle cronache, per alcune posizioni che ha preso con fermezza, le quali non hanno mancato di suscitare delle polemiche.

Tra queste c’è stata la delegittimazione del referendum sulle trivelle, su cui disse che non avrebbe votato perché in viaggio, il sostegno ai Sì in un altro referendum, molto più delicato, sulla Riforma di un terzo della Costituzione. Ed infine, negli ultimi giorni ha fatto pure stupore, l’appoggio alla Senatrice a vita, Elena Cattaneo, contro il piano elaborato dal Governo Renzi per il dopo-Expo; ma come mai ogni sua dichiarazione suscita ancora così tanto interesse generale?
In prima risposta verrebbe banalmente da dire che essendo stato fino a qualche anno fa Presidente della Repubblica, primo nella Storia ad ottenere una seconda elezione, ha mantenuto un profilo di alto prestigio dinanzi all’opinione pubblica. Tra l’altro i silenzi dell’attuale Presidente Mattarella, sembrano lasciare molto spazio ad una personalità come quella di Napolitano, già ingombrante durante lo svolgimento del suo incarico. Infatti sia i suoi estimatori, che i suoi oppositori, non hanno mai messo in discussione che, senza mai oltrepassarli, abbia forzato i limiti costituzionali. Questo è stato possibile perché nella Costituzione la figura del Capo dello Stato non è stata descritta dettagliatamente, in modo da lasciare libero spazio di manovra. Perciò spesso le presidenze della Repubblica si sono contraddistinte a seconda dei personalismi che ogni Presidente ha deciso di aggiungere o meno. Giorgio Napolitano senza dubbio, è stato uno di quelli che ha interpretato il suo ruolo con forza e determinazione, rispetto ad altri più sobri.
Le vicende legate alla crisi economica e politica, la quale ha colpito l’Italia nel 2011, hanno evidenziato questo aspetto della sua Presidenza. Tanto che nelle dimissioni di Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, alcuni videro un complotto macchinato proprio da Napolitano stesso. Difatti Berlusconi dovette rassegnare le dimissioni prendendo atto che non aveva più una maggioranza, ma al di là delle interpretazioni, nessuno discute che il Governo Monti sia stato fortemente voluto dal Capo dello Stato, tanto che tra i mass-media si era diffuso il gergo “Governo del Presidenteper appellare l’esecutivo tecnico. In primo luogo, la causa è stata dovuta ad una forte passività delle forze politiche nella scorsa legislatura, il centrodestra si era dimostrato inadeguato difronte ad uno scenario estremamente complicato, mentre il centrosinistra, che molto probabilmente nel 2011 avrebbe vinto l’elezioni, ha avuto il timore di dover somministrare in prima persona tutte quelle riforme fatte dal Governo Monti, che hanno generato un malcontento generale (basti pensare che ancora oggi la Lega Nord attira consensi criticando aspramente la riforma pensionistica dell’allora Ministra Fornero).


Perciò, senza dover piegare nessun vincolo costituzionale, per Napolitano non è stato difficile imporre al Parlamento la sua visione su come andasse affronta la crisi, ovvero varare urgentemente le politiche austere. Però com’è possibile che un politico con un passato non social-democratico, ma nemmeno socialista bensì comunista, abbia “forzato” la nascita di un esecutivo a stampo neoliberista, per soddisfare le richieste del Mercato, che in quel momento stava bersagliando il nostro Paese? A colpo d’occhio tale comportamento sembrerebbe contraddittorio, eppure nel caso di Napolitano non lo è stato: all’interno del PCI fu uno dei membri più filo-sovietici, tanto da giustificare l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica nel 1956. Tuttavia una volta crollata l’URSS, il Presidente Emerito ha riconosciuto la sconfitta di quella ideologia, in cui sembrava credervi dogmaticamente. Dunque non dovrebbe fare più di tanto scalpore, che da vinto sia passato al lato opposto, in difesa delle istanze liberiste. Non è un caso che all’estero sia stato apprezzato al punto di essere soprannominato “Re Giorgio”, ma nonostante che abbia abdicato al trono più di due anni fa, non sembra per niente intenzionato ad abbandonare lo scenario politico.

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Giorgio Pacini

Mi chiamo Giorgio Pacini, sono nato e cresciuto a Livorno. Studio presso il Dipartimento di Scienze Politiche a Pisa, poiché la politica è una delle mie passioni più grandi. Tuttavia non è la sola: amo anche la musica e le fiere del fumetto, che cerco di non perdermi mai!

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