Aspettando i tre Don Giovanni

Michele Parisi - 19 Febbraio 2015

Jelenic e Vantaggiato decisivi: racconto e pagelle di Livorno-Trapani

Michele Parisi - 19 Febbraio 2015

Orizzonti (perduti?) e perplessità sul tavolo giovani del Comune di Livorno

Michele Parisi - 19 Febbraio 2015
Share

La redazione di Uni Info News ha partecipato, nei giorni scorsi, al tavolo giovani aperto dal Comune di Livorno per (credevamo noi) raccogliere e sviluppare idee in merito alla partecipazione alla vita pubblica della cittadinanza giovanile.

In realtà, le cose sono parzialmente diverse.

Nuova immagine bitmap (3)

I principali esponenti della Giunta: la vicesindaco Stella Sorgente e il sindaco di Livorno Filippo Nogarin.

Diamo anzitutto ai nostri lettori contezza di che cosa sia il tavolo giovani. Il tavolo giovani è una finestra aperta dal Comune sulla realtà sociale livornese, e che, per quello che abbiamo capito, si risolve in una delle tante misure di coinvolgimento della cittadinanza per concorrere alla determinazione delle scelte dell’Amministrazione comunale. Il Comune ha infatti aperto non pochi tavoli di discussione con varie realtà operanti sul territorio, e, tra i tanti tavoli, ve n’è anche uno denominato “giovani”. Queste finestre aperte sulla società civile non costituiscono una diversa strategia di formazione della linea politica intrapresa dalla nuova Giunta guidata da Nogarin, ma, a quanto abbiamo capito, tali modalità di relazione con la cittadinanza sono state in parte ereditate dalle Giunte precedenti. Se qualcosa è cambiato, probabilmente ciò risiede nella dialettica interna ai vari tavoli.

consiglio_regionale_toscana_seduta_solenne_2010_11_30_3

La Regione Toscana è, assieme all’UE, la principale fonte di finanziamenti del Comune di Livorno.

Per quello che abbiamo potuto comprendere, originariamente il Comune incontrava, in questi contesti, associazioni che non erano (e non sono) costituite da giovani, ma che si rivolgono ai giovani, e con differenti articolazioni: qualcuno ha osservato che i giovani cui l’associazione di pertinenza si indirizza sono ricompresi in una fascia d’età che va dai 25 ai 40 anni; qualcuno ha invece sostenuto la propria finalità di indirizzarsi ai giovani delle scuole. In definitiva, il punto non è questo. Le associazioni interlocutrici del Comune sono in verità dei soggetti di diritto che si rivolgono all’Amministrazione, come istituzione politica, per ottenere finanziamenti, partecipare a bandi, muoversi in sincronia per l’organizzazione di eventi. Nella fattispecie, alla riunione cui abbiamo preso parte, la vicesindaco ci ha parlato di finanziamenti che, con ogni probabilità, sono pronti per essere stanziati dalla Regione per 545.000 euro a sostegno del progetto Giovani Sì, ideato dalla stessa Regione, e che andrà ad operare sul territorio del Comune di Livorno con tale contributo. La vicesindaco ci ha anche parlato di ulteriori istanze emerse dal dibattito con i vari gruppi, ingenerando nella platea convincimenti di possibili ulteriori finanziamenti, o comunque della possibilità di prender parte al progetto Giovani Sì. In realtà, quei fondi sono interamente destinati a quello specifico progetto, teso ad intervenire sulla disoccupazione giovanile attraverso un coinvolgimento delle imprese; come giustamente osservato dalla vicesindaco, poi, 545.000 euro non sono poi molti, considerando i vari capitoli di spesa. Giustissimo. Aggiungo, credendo di interpretare il pensiero della Giunta: specie se vanno a perdersi in mille rivoli, specie se sono percepiti come una torta da spartirsi. Eh già, perché le associazioni, le imprese sociali e i gruppi (non solo quelli presenti all’incontro) che operano in città, spesso, si ritrovano al tavolo con l’intenzione di venire coinvolti nei progetti del Comune per essere destinatari dei finanziamenti messi a disposizione con varie formule. Di più: sostengono che gli stessi siano loro dovuti. O, rectius, che sia compito del Comune elargire finanziamenti perché, spesso, ci è stato detto, le associazioni vivono con questi soldi e di questi soldi, ed il Comune ha bisogno di attivare queste associazioni (anche singolarmente prese) per promuovere eventi di vario genere e, per così dire, rivolgersi al tessuto sociale cittadino.

Beh. Una bella confusione, non c’è che dire. Insomma… se tutto ciò vi appare lineare c’è qualcosa che non va. C’è qualcosa che non va nell’idea che abbiamo di società e che abbiamo di politica, un’idea così radicata che forse (come da me personalmente sostenuto) non bastano i cambiamenti di colore politico (meglio, partitico) a modificare ed evolvere.

Procediamo con ordine. Vi dirò anzitutto che cosa pensavamo fosse il tavolo giovani. Esposto quanto seguirà, vi dirò cosa personalmente penso occorra fare per modificare l’idea di socialità nella nostra realtà locale.

1495349_682341515213529_7717301835760369224_o

L’elemento risultato vincitore del concorso fotografico organizzato recentemente da Uni Info News: l’artista è Valentina Franchi, il titolo “Generazioni”.

Quando ci siamo iscritti al tavolo, come redazione di Uni Info News abbiamo ritenuto che questa costituisse una validissima opportunità per la collaborazione tra le varie realtà associative presenti sul territorio, tale da permetterci di rivolgerci, tutte assieme e su un piede di parità, al tessuto sociale, specie giovanile. Ci siamo dunque presentati come associazione di recente costituzione, tesa alla promozione di eventi che mirassero al coinvolgimento dei giovani. Già in passato, come gruppo di lavoro non organizzato, avevamo coordinato eventi anche di piccola risonanza cittadina: ricordo ai lettori il confronto tra i candidati under 30 al Consiglio comunale, nell’ambito delle scorse elezioni amministrative; un modesto concerto in seno all’edizione di Effetto Venezia della scorsa estate; il concorso fotografico realizzato da ultimo, ed altre piccole manifestazioni. A latere conduciamo, ormai da due anni, la presente attività di giornalismo indipendente e non professionistico.

2e931bd45d9caca7b62941724933fec493aa62f9ba061bbb696f670fLa tensione alla sollecitazione del confronto e della partecipazione, in special modo del mondo giovanile livornese, è stato quindi lo scopo che ci ha animato fin dal principio, e proprio per favorire tutto ciò abbiamo ritenuto utile, da ultimo, dotarci di una struttura organizzativa formale che ci mettesse in condizione di operare sul territorio con maggiore comodità. Ne è nata un’associazione del tutto aperta e protesa alla società civile, se è vero che io stesso non ne sono un associato, ma un collaboratore esterno, e dunque incarno appieno questo spirito, essendo impegnato come penna nell’ambito del quotidiano on-line: quotidiano che, data la centralità assunta dall’associazione, in questi mesi tenta di strutturarsi in modo diverso. Da un lato esso è strumento dell’associazione, mezzo di pubblicità delle sue attività, con un’attenzione specifica alla cronaca del territorio, alla promozione e documentazione degli eventi organizzati ed anche al coinvolgimento del pubblico attraverso rubriche satiriche, cinematografiche, sportive di più immediata lettura; dall’altro esso tenta di strutturarsi come rivista capace di mettere in luce, analizzare e interpretare secondo una nostra prospettiva, tematiche più complesse, in grado di rivolgersi a settori universitari precisi, quali la politica, il diritto, l’economia, la società e la cultura.

2013_01_23_12_05_25Attraverso questo progetto noi riusciamo a raccogliere le energie di molti giovani nel tentativo di sollecitare la cittadinanza livornese, ed ovviamente in primo luogo quella giovanile, da sempre piuttosto timida e sfuggente, stimolandone il senso civico: il dato che abbiamo cercato di far emergere in seno al tavolo giovani, infatti, è stato quello dell’assenza di strutture organizzate intermedie tra una fase scolastica ed una di ingresso nella vita pubblica, lavorativa, economica e sociale, della città. Questa mancanza di interlocutori fondamentali dei giovani determina il loro distacco da qualsiasi forma di partecipazione sul territorio livornese, tanto che le più fresche energie (e ve ne sono!) sono costrette ad esprimersi altrove, anzitutto nei centri universitari a noi più vicini, lasciando per converso a Livorno un vuoto sconsolante in tal senso.

La proposta che noi abbiamo portato avanti al tavolo giovani, così, non è stata quella di finanziamenti o di nostre esigenze particolari, ma quella di favorire da parte del Comune, proprio perché profilo di interesse pubblico, l’incontro tra le associazioni operanti sul territorio, affinché le stesse possano scambiarsi idee e collaborare nell’organizzazione di eventi di vario genere: è infatti più agevole promuovere eventi di più vasta portata, capaci di rivolgersi anche a un pubblico extracittadino, attraverso una collaborazione tra più associazioni. Il ruolo del Comune, in questo senso, non è quello di finanziare, ma piuttosto quello di patrocinare il tentativo di una rete di associazioni così costituita, promuovendone l’attività. 2363242-circo5Tutto ciò, ad esempio, attraverso l’apertura di canali on-line destinati all’interazione reciproca tra le associazioni e delle stesse con la società civile; oppure attraverso la concessione di episodici accessi gratuiti alle Circoscrizioni o ad altre strutture pubbliche, per un incontro fisico in vista di concrete realizzazioni di eventi. Proposte, come si capisce, concretamente praticabili e bisognose di aiuti economici modesti, per non dire nulli, e che nondimeno possono comportare un ritorno alla società livornese in termini di pubblicità e (perché no?) anche economici. Ci è stato risposto che un tale progetto, grosso modo, già esiste, ma che non è facilmente fruibile o accessibile, e forse neppure rispondente alle esigenze contemporanee.

Subito dopo, la discussione si è riportata su altro, su quello che è emerso in testa all’articolo: finanziamenti, bandi, richieste ed esigenze delle singole associazioni. D’altra parte, ci è stato detto, le associazioni fanno già rete tra di loro: lo fanno privatamente, senza essere agevolate in questo dall’istituzione pubblica e politica (ciò che sarebbe invece necessario), mentre alla stessa richiedono altri tipi di agevolazioni, ma di carattere privatistico (ciò che è solo possibile, se vogliamo anche fisiologico, ma non obbligatorio).

Più avanti nella discussione è infatti emerso, al di là di singole scaramucce (anche leggermente infuocate) sulla liceità di alcuni bandi invalidati, che le associazioni presenti hanno l’assoluta necessità, specie in questi momenti di crisi, di finanziamenti pubblici, e che le modalità seguite in questa fase dal Comune di Livorno sarebbero troppo fumose ed ectoplasmatiche.

Molti hanno poi lamentato l’inutilità di continue riunioni (questa era addirittura la seconda!), senza che il Comune sia in grado di promuovere niente di serio: stando alle poche parole spese in tal senso, la precedente Amministrazione raccoglieva le proposte delle associazioni, selezionava quelle che reputava, secondo una scelta politica e discrezionale legittima, le migliori, e finanziava le iniziative risultanti offrendo agli organizzatori gli strumenti per portarle a compimento (perlopiù contributi regionali, preventivamente girati al Comune). E io credo che questa modalità, per quanto legittima, sia sbagliata: non tanto per profili di liceità (anche politica), quanto perché, così facendo, il Comune finisce per viziare le associazioni, contribuendo alla loro asetticità di fondo. Le associazioni cioè si sono cullate fin troppo nel dolce alveo di una Giunta che guidava le loro attività, più che incoraggiarle ed assisterle. Oggi, pare, non è più così: si è lamentato, nel corso della riunione, il fatto che la nuova Amministrazione non abbia ancora tracciato una linea politica in merito all’ideazione e alla selezione delle iniziative, e che di conseguenza la stessa non abbia molta presa sulla Regione al momento di richiedere i finanziamenti per concretizzare le varie attività. In realtà, per quanto personalmente non condivida le posizioni dell’attuale Giunta comunale (o per meglio dire la loro latitanza, le loro allarmanti lacune su troppi temi), e per quanto riconosca una certa fumosità nel guidare questi tavoli, credo che l’Amministrazione non sia carente da questo punto di vista, ma tenti di ricostituire una nettezza nella divisione dei ruoli sociali, troppo spesso confusi.

È vero: l’Amministrazione rivelerà forse una certa inconcludenza e anodina preparazione politica muovendosi così goffamente. Il tavolo giovani attuale, infatti, ha riunito non più solo, come in passato, associazioni attive sul territorio, ma ha cercato di mescolare il più possibile le carte, consultando anche rappresentanti d’istituto delle scuole, gruppi non organizzati etc. Ciò che forse rappresenta una diversa e più democratica strategia, ma che in effetti rischia di mettere troppa carne al fuoco: e soffocati da tanto fumo, non si va mai tanto lontano.

Ma quello che l’attuale Giunta raggiunge perché inesperta, forse, non è distante da ciò che una Giunta dovrebbe mettere nero su bianco qualora agisse con convinzione, con coerenza e con fermezza. È venuto il momento, infatti, di chiarire finalmente quali siano i ruoli sociali fisiologici dei vari protagonisti della vita pubblica: è nella chiarezza, infatti, che noi dobbiamo agire per poter costruire, per poter intraprendere quel percorso di interazione e coinvolgimento che vuole la nostra associazione.

Il ruolo delle associazioni, diciamolo chiaramente, non è quello di relazionarsi col Comune allo scopo esclusivo di ricevere l’imbeccata, la spinta per muoversi nella società e, con essa, anche qualche aiuto economico. Lo scopo delle associazioni è quello alto individuato dalla Costituzione italiana. Badate: non è discorso teorico che viaggia nell’etere, poiché la Costituzione vive se si riesce a farla vivere, e se in questo riescono tutte le realtà politiche. In primo luogo i cittadini. Ai quali è riconosciuto appunto il diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale (art. 18, comma 1, Cost.). Attraverso lo strumento previsto dagli artt. 14 e ss. c.c., i soggetti possono aggregarsi per il raggiungimento di uno scopo comune. Ciò che ne risulta è un’associazione, che può essere riconosciuta o meno a seconda che abbia personalità giuridica, ma che è pur sempre un soggetto di diritto privato: un soggetto privato, teniamolo a mente. E l’associazione è tale perché non è impresa (salve le possibilità concesse dall’ordinamento) e comunque persegue finalità che non sono lucrative: lo stesso dicasi delle imprese sociali, che, pur adottando il metodo economico, non possono ripartirsi utili, non possono, ancora una volta, lucrare. Tutto ciò sul piano giuridico. Sul piano sociale, che cos’è un’associazione? È, credo si possa dire, una forma aggregativa ed organizzata che viene adottata dai cittadini per incidere attivamente sulla vita pubblica e sociale. È cioè un’articolazione fondamentale della società civile per concorrere alla determinazione della vita pubblica. Gli stessi partiti e gli stessi sindacati sono associazioni (per di più non riconosciute). Ecco la confusione di ruoli: l’associazione deve ergersi a fondamentale interlocutore da un lato del gruppo indiscriminato di cittadini, dall’altro delle istituzioni politiche e pubbliche di vario genere, quindi a intermediario della possibilità di tutti i cittadini di concorrere alla res publica. L’associazione è e rimane però soggetto privato, con un proprio patrimonio, e pensare che il ruolo del Comune sia quello di finanziare l’associazione (come emergeva da più parti al tavolo) è qualcosa che non trova riscontro nella fisiologia. È cattiva associazione (o meglio, associazione male amministrata) quella che fa eccessivo affidamento sulle risorse pubbliche. pelagatti6-BNIHFuD186L’associazione ha un proprio patrimonio, può addirittura incrementarlo, purché non crei dividendi, e può farlo anche con finanziamenti pubblici. Ma tali finanziamenti non possono costituire una pretesa: è certo Comune virtuoso quello che aiuta le associazioni a radicarsi e ad intervenire sul territorio, poiché è Comune che si preoccupa di mantenere attiva la propria cittadinanza di riferimento. Attenzione però a non passare dal virtuosismo al clientelismo. Ecco il perché della nostra richiesta: ecco perché è necessario, specie in una realtà poco partecipativa come quella livornese, unire le forze tra associazioni, supportate in tutto ciò dal Comune, anche con agevolazioni. Agevolazioni che però non possono scivolare nell’elargizione.

Livorno,_Palazzo_ComunaleQuindi fa bene il Comune di Livorno, specie in questo momento di difficoltà per le risorse pubbliche, a guardarsi intorno e a raccogliere le idee delle realtà operanti sul territorio. Sbaglierà forse (per me sicuramente) laddove, una volta raccolte le idee, non prenda posizione guidando una politica giovanile, dimostrandosi inesperto e inadeguato a gestire questo aspetto della vita pubblica; ma di certo non sbaglia se ritiene di non dover spargere a pioggia finanziamenti alle varie associazioni (anche se tutto ciò avviene nella regolarità dei bandi). È dalle associazioni che devono partire le idee su come riattivare il tessuto sociale livornese, la sua partecipazione e il suo coinvolgimento, e il Comune deve avere un’idea dei progetti futuri in tal senso, ma non può (non deve!) guidare esso stesso le associazioni. Troppo pubblico andrebbe nel privato, e troppo privato si cullerebbe nel pubblico. Ve lo dice una persona che non è certo liberista, ma è sicuramente per la legalità. E il modello legale per realizzare certi affari non è l’associazione, ma la società. Ed è un modello che, per essere costituito e funzionare, deve affrontare numerosi adempimenti, anche di natura fiscale. Insomma: un conto è una politica pubblica di sostegno alle associazioni, un conto è che le associazioni percepiscano dei soldi pubblici a titoli che quantomeno sono confusi, e che si vuole pensare almeno non aggirino la legalità.

pelagatti1-tqDBXFUglAMa è un po’ questo l’attuale ruolo che si sono ritagliate (alcune) associazioni che operano su Livorno: vedendo la possibilità di ricevere finanziamenti pubblici, esse trascurano il loro aspetto privato, spesso rischiando di condurre la loro attività quasi esclusivamente col contributo del pubblico, quindi di tutti noi: contributo che potrebbe essere destinato ad altre politiche più oculate. È chiaro a tutti il danno per la collettività. Pur rimanendo nella fisiologia giuridica e non sconfinando nell’illegittimità, gli equilibri si spostano. Non è più l’associazione una forma di aggregazione tra privati che concorrono alla vita pubblica, ponendosi come struttura intermediaria tra la società civile e l’ente pubblico. Ma essa diviene soggetto schiacciato sulle prerogative del pubblico, cui il pubblico si mescola, allontanandosi dai cittadini. Che difatti (lo conferma la riunione dei giorni scorsi) non sono consapevoli dei canali che si dice esistano per favorirne l’incontro, poiché questi si fanno sempre più distanti da loro.

Livorno_ATL_BredaMenarinibus_F5032_01 (1)

Il servizio pubblico di trasporto , gestito dall’ATL (oggi CTT Nord), è un esempio di società a capitale misto pubblico-privato. L’ASA, un tempo municipalizzata, è anch’essa oggi una Spa.

Se il Comune vuole avvalersi di simili strutture in simili termini, non chiama a confronto delle associazioni affidando loro dei servizi, ma crea della municipalizzate. Tutto sta a intendersi: sono gli strumenti che sono diversi, e dunque i ruoli sociali. Ma, del resto, se l’ordinamento li ha previsti così, una ragione ci sarà. E la ragione è che l’associazione, pur essendo un privato, costituisce un raccordo, una cerniera tra società civile e ente pubblico, che opera con un proprio patrimonio e che può (ma non deve) ricevere aiuti, anche economici, che la mettano in condizione di operare. La società fa impresa, quindi può partecipare anche ad appalti e bandi per incrementare il proprio patrimonio e dividere gli utili. L’azienda municipalizzata offre dei servizi pubblici come stampella del pubblico ai cittadini, ma non è cerniera tra questi e l’ente pubblico, ma essa stessa ente pubblico. Ad ognuno di questi modelli corrispondono differenti controlli, differenti oneri economici, differenti regimi fiscali e tributari. E sarebbe spiacevole, diciamola così, se, perseguendo un certo fine, si adotti invece una certe altra forma per sottrarsi a certi precisi adempimenti. Oltre ad agire in modo molto confuso, il danno più grave è alla società civile, che si ritrova monca degli interlocutori più fondamentali per esprimere se stessa.

Ed è invece in questa direzione interlocutoria che, come associazione Uni Info News, vorremmo lavorare.