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Su certi argomenti discuteremo sempre e non saremo mai tutti d’accordo: politica, religione, economia, gusti personali. Ma c’è qualcosa che indubbiamente piace a tutti. Sono Rodelinda e da oggi, qui su Peperoncino, parliamo di sesso. 

 

Mi ero sempre considerata una che, in fatto di sesso, sapeva il fatto suo. I miei completi da infermiera e da maid (un nome che metto di proposito in inglese per suscitare nel lettore maschio il ricordo di formose pornostar in succinti costumi da cameriera) se ne stavano silenziosi nel mio armadio, in fondo ad un cassetto, insieme a vibratori, guanti di lattice come pegno d’amore di ex amanti in viaggio ad Amsterdam, guantini in pizzo, baby-doll, corpetti, autoreggenti e lubrificanti, ricordandomi quanto la mia artiglieria mi rendesse la partner ideale per un uomo dai gusti un po’ kinky: ma non riuscivo a farmi una ragione di quella che consideravo una mancanza che mi rendeva una compagna di letto enormemente meno appetibile di molte altre.

 Questa mancanza, no, non riuscivo proprio ad accettarla: me ne facevo un cruccio, e me lo facevo non soltanto perché sapevo che, se avessi avuto modo di risolvere il problema, l’ego dei miei partner sessuali si sarebbe enormemente gonfiato – e si sa come sono gli uomini in fatto di sesso: più lodi le loro virtù amatorie, più è probabile che si innamorino di te: ma anche perché volevo provare quella sensazione che, secondo una legge non scritta, è probabilmente la migliore che possa provare una donna.

Se non avete capito di cosa sto parlando, comunque, lo specifico: si tratta del famoso orgasmo vaginale, e non ne avevo mai avuto uno.

Ma lasciate che apra una (non) breve parentesi: il problema della sessualità femminile è solo uno, ovvero, nessuna sa davvero come funzionino le cose laggiù tra le gambe, finchè non ci mette le mani da sola. E sì che, sin da bambine, eravamo abituate a vestire e a rivestire Barbie e Bratz nude – tutte ovviamente con outfit che rasentavano l’oscenità, eppure senza genitali propriamente detti.

 Il fatto è che, finchè una ragazza non si mette uno specchio sotto la vagina e non si rende conto della potenzialità dell’arma in questione, non ha idea di cosa farci. Innanzitutto, perché le prime esperienze sessuali sono basate su goffi tentativi dei maschietti sedicenni in calore di riprodurre in modo abbastanza ridicolo quello che da anni hanno visto nei porno e che ora si ritrovano a maneggiare.

Secondariamente, perché se una ragazza appena svezzata si rende conto del potere di quella piccola divinità che ha tra le gambe, vuole chiaramente diventare brava e prendere spunto dalle veterane – ovvero la mandria di Sasha Grey, Kayden Kross, Rachel Starr e via dicendo –: e non potrà che imparare molto, ma non farà neanche a meno di sentirsi, su certi aspetti, impotente: perché l’industria del porno, o per lo meno di quello che va per la maggiore, è indirizzata tutta verso un pubblico maschile (e di questo non ne faccio una colpa alla società maschilista, ma alle donne che ancora, non si sa perché, non si sentono pronte a dichiararsi fans della masturbazione e dei film per adulti), e di conseguenza, mostra tutto quello che un uomo con l’uccello eretto desidera vedere – tra cui enormi tette di plastica, didietro sbiancati e orgasmi femminili con tanto di schizzo.

E come non possono mancare le insopportabili chiacchiere tra compagne di classe alle prime esperienze che, dopo due volte che si son trovate tremanti davanti ad un simpatico e giovane pene, si sentono già un nuovo dono a tutto il genere maschile? Quelle che il giorno della perdita della verginità, secondo i loro racconti leggendari, hanno avuto almeno due o tre orgasmi multipli allagando il letto e facendo la verticale succhiando l’uccello al lucky guy di turno?

Insomma, alla fine, finchè non ti siedi e pensi che devi capire come sfruttare al meglio ciò che la natura ti ha dato, nessuna sa mai come funzioni la propria vagina. Per gli uomini è tutto infinitamente più semplice: mentre a noi nessuno dice niente. Le pornostar, nei video, o schizzano, o a nessuno frega un cazzo di farle venire. In questo senso, il potere didattico del porno perde molto.

 Tornando a me, avevo affinato molto la mia tecnica sessuale, a livello fisico come a livello celebrale. Avevo ricevuto complimenti non rischiesti da tutti i miei amanti, sia quelli occasionali che quelli stabili, e non potevo certo lamentarmi della mia vita sessuale – eppure sentivo quella mancanza, sapevo che il grande orgasmo vaginale, quello di cui tutti parlavano, era ancora molto lontano da me: il mio clitoride faceva faville e avevo trovato un amante che sapeva davvero cosa fare per soddisfarlo, e non avevo neanche problemi a raggiungere orgasmi simultanei stimolandolo durante il sesso.

Ma c’era quel qualcosa, quell’orgasmo dato solo dalla penetrazione, che volevo. Era il mio cruccio. Come potevo perdermi uno dei massimi piaceri del corpo femminile? Quindi, una notte di qualche giorno fa, ho googlato orgasmo vaginale, convinta di trovare qualche dritta in più. Sì, l’avevo già cercato su forum e siti femminili, riuscendo a ottenere solo consigli di genere piuttosto fantasy o proposte sconce di cinquantenni ciccioni, sudaticci e sporcaccioni; ma questa volta avevo deciso di affidarmi a niente di meno che alla scienza, e non di certo alle risposte di Ya-hoo.

 Finchè non ho visto che, di scienza, non c’era affatto bisogno. Il primo risultato della mia ricerca era, chiaramente, Wikipedia. Ed ecco qui, dopo lunghi anni in cui questa mancanza mi aveva torturato, cosa ti vado a leggere nel primo trafiletto che trovo.

 Nella donna esiste un unico tipo di orgasmo: quello clitorideo, come evidenziato dagli studi di Masters e Johnson, anche se comunemente si parla -impropriamente- anche di orgasmo vaginale. L’orgasmo è provocato dalla sola stimolazione della clitoride diretta o indiretta: l’orgasmo così detto “clitorideo” avviene appunto per stimolazione diretta del clitoride, mentre quello detto vaginale giunge tramite stimolazione indiretta della clitoride stessa.

La clitoride è sensibilissima alle stimolazioni, dunque stimolandola in modo indiretto (sfregamento e pressione con il corpo del partner) o diretto (manipolazione e cunnilingus) può sopraggiungere l’orgasmo “clitorideo”. È la stimolazione per mezzo della quale più comunamente le donne provano l’orgasmo. Molte donne però possono provare dolore in presenza di una stimolazione diretta.

L’orgasmo erroneamente detto vaginale è quello che si raggiunge per stimolazione indiretta della clitoride durante il coito. L’orgasmo in questo caso sopraggiunge quando i movimenti del pene nella vagina tirano le labbra minori, le quali tirano il cappuccio che ricopre la clitoride stimolandola, oppure quando la penetrazione stimola le radici e i bulbi interni della clitoride che si trovano attorno alla parte inferiore della vagina. Può dipendere inoltre dalla posizione coitale infatti se essa permette lo sfregamento dell’area pubica della donna essa potrebbe raggiungere l’orgasmo.

(Wikipedia. Voce “Orgasmo”)

Insomma, vengo a sapere, in sostanza, che questo orgasmo vaginale di cui tutti parlano non è una facoltà che possiedono solo eccezionali partner sessuali con le pareti della passerina tanto flessibili da essere capaci di fare nodi ai peni.

 Questo cazzo di orgasmo vaginale manco esiste.

 

E qui, una riflessione sorge spontanea. Molte donne con cui ho parlato, ma soprattutto, le donne che hanno avuto occasione di avere a che fare coi miei amici o i miei amanti (i quali si sono prestati come testimoni per le mie osservazioni e partecipi dei miei sondaggi) hanno detto di aver avuto orgasmi vaginali tramite la sola penetrazione… solo che, come abbiamo appena scoperto, quel tipo di orgasmo non esiste.

 In ognuno di questi due casi, le conclusioni da trarre sono preoccupanti. Il primo è il caso in cui le donne, come me fino a poco tempo fa, sono completamente disinformate riguardo la propria sessualità.

Ma ancor peggio. Le donne, ebbene sì, fingono. E sono tante. Tantissime.

Di questo, però, parlerò la prossima volta…