16 Ottobre 2021

Nelle ultime settimane l’Italia è stata messa in ginocchio da una quantità spaventosa di incendi. Ogni giorno le notizie si rincorrono nei telegiornali e abbiamo vivide nelle nostre menti le terribili immagini degli incendi nell’oristanese di fine luglio e quelle dell’Aspromonte e della Sicilia, che stanno ancora bruciando. È innegabile che la frequenza di questi fenomeni è in continuo aumento, complice l’aggravarsi del cambiamento climatico. Ondate di calore e siccità sono sempre più all’ordine del giorno, aumentando lo stress idrico della vegetazione e rendendola altamente infiammabile. Inoltre, un tempo, il territorio veniva coltivato e capillarmente gestito, cosa che oggi succede più raramente. In questo articolo analizzeremo il ruolo dell’uomo nell’innesco e nella propagazione degli incendi e come questi ultimi hanno provocato profonde cicatrici sul territorio toscano. 

 

Diamo qualche numero

Attualmente l’Italia ha il triste primato europeo per numero di roghi divampati nel 2021: ben 393 incendi sono risultati di grandi dimensioni, oltre i 30 ettari. Inoltre, il nostro paese è secondo, dopo la Grecia, per superficie divorata dalle fiamme. Solo quest’anno sono andati persi ben 102.933 ettari di terreno, un’area grande quanto 140.000 campi da calcio, il quadruplo rispetto ai 28.479 ettari arsi in media dal 2008 al 2020. 


L’incendio di fine luglio nell’oristanese (Sardegna)

Negli ultimi decenni, anche la Toscana non è stata risparmiata dagli incendi. Sul sito della regione sono disponibili le statistiche del periodo compreso tra il 2000 e il 2019. In questo lasso di tempo sul nostro territorio si sono sviluppati 8928 incendi ed è stata percorsa dalle fiamme una superficie di 30.558,8 ettari. Il 2018, per esempio, è stato un anno piuttosto difficile. Molti si ricorderanno dell’imponente incendio divampato sui Monti Pisani, di cui parleremo meglio in seguito. Questo evento ha distrutto da solo 1148 ettari dei 2912,22 della provincia di Pisa percorsi dal fuoco in dieci anni. La provincia di Livorno, invece, è stata poco colpita e nel periodo considerato ha visto divampare “solo” 140 roghi (209,63 ettari andati distrutti). 

Gli incendi 

In generale, perché un incendio si verifichi sono necessari tre fattori, che formano il cosiddetto triangolo della combustione. 

  • Combustibile: sostanza in grado di bruciare
  • Comburente: sostanza che permette al combustibile di bruciare (generalmente si tratta dell’ossigeno contenuto nell’aria). 
  • Temperatura di infiammabilità: minima temperatura alla quale il combustibile emette vapori in quantità tale da formare con il comburente una miscela infiammabile. 

Se manca uno solo di questi elementi, l’incendio non può verificarsi. 

I devastanti incendi in corso sull’isola di Evia (Grecia)

Per quanto riguarda gli incendi boschivi, la loro propagazione ed evoluzione dipende da:

  • Tipo e distribuzione della vegetazione;
  • Condizioni atmosferiche (temperatura, umidità dell’aria, precipitazioni, velocità e direzione del vento);
  • Orografia (altitudine, pendenza dei versanti, barriere rocciose, linee di cresta e spartiacque). 

Una volta innescato, un incendio boschivo si sviluppa in quattro fasi ben distinte. 

Fase iniziale di crescita (principio d’incendio)

Fase caratterizzata da una bassa intensità del fronte e da una accelerazione di propagazione delle fiamme piuttosto contenuta. Ciò permette spesso l’estinzione dell’incendio.


Fase di transizione 

Si registra un deciso incremento dell’intensità, della larghezza e della velocità di propagazione del fronte dell’incendio. Nel bosco è possibile il passaggio da un fuoco basso, di tipo radente a un  fuoco di chioma, che interessa le parti più alte della vegetazione.

Fase finale

L’intensità del fronte di fiamma raggiunge la sua massima espressione. Il fuoco inizia a manifestare un comportamento proprio, indipendente dai fattori esterni che normalmente condizionano la sua evoluzione.

Fase di decelerazione

L’incendio regredisce e diminuisce notevolmente d’intensità. Le cause della sua estinzione possono essere: arrivo della notte, cessazione del vento, presenza di crinali e radure, diversa distribuzione dei combustibili. 

 

Le cause di un incendio 

Quando si analizzano le cause di innesco degli incendi, sorprende negativamente il ruolo dell’essere umano. Difatti, gli incendi boschivi non sono una calamità naturale, ma un fenomeno antropogenico, con una diretta dipendenza da comportamenti sociali, volontari o involontari che siano. Considerando i 3275 incendi avvenuti in Toscana dal 2011 al 2017 solo il 2,2% dei roghi è stato classificato come di origine naturale, generalmente provocato dai fulmini. Il restante 97,8% dei casi si divide in cause volontarie (47,56%), involontarie (27,24%), cause non classificabili (15,18%), che corrispondono ad eventi per i quali l’area di inizio incendio non è stata individuata e, infine, le cause dubbie (7,85%), i cui accertamenti non hanno portato alla raccolta di sufficienti dati per individuare con certezza la causa.

Il terribile incendio dei Monti Pisani del 2018

Concentrandosi sulle cause dolose, sono molti i motivi per cui un uomo può deliberatamente appiccare un rogo. Uno dei principali è sicuramente la ricerca di un profitto. Infatti, sono frequenti gli inneschi dovuti a persone che cercano di aprire o recuperare zone di pascolo, terreni agricoli e aree per la speculazione edilizia. Altri incendi sono invece provocati dalla criminalità organizzata. Un’altra importante causa è legata alle manifestazioni di protesta, risentimenti e insensibilità verso il bosco. Per esempio, sono molti i focolai scaturiti da vendette o ritorsioni nei confronti della Pubblica Amministrazione oppure determinati da conflitti o vendette tra proprietari. Infine, i roghi possono essere appiccati per  insoddisfazione personale, dissenso sociale, piromania e mitomania. Insomma… Chi più ne ha più ne metta! 

In realtà, chi cerca un profitto, oltre a distruggere un ecosistema e mettere in pericolo la popolazione, rischia di compiere un atto inutile ai suoi scopi. La legge, infatti, prevede una serie di divieti nelle aree devastate dalle fiamme, proprio per evitare di avvantaggiare queste persone:

  • divieto di modificare la destinazione d’uso delle aree boscate percorse dal fuoco per 15 anni dopo l’incendio;
  • divieto di realizzare edifici civili, infrastrutture ed attività produttive per un periodo di 10 anni;
  • divieto dell’esercizio del pascolo e della caccia all’interno delle aree interessate da un incendio per un periodo di 10 anni;
  • obbligo per i Comuni di censire i suoli già percorsi dal fuoco negli ultimi 5 anni. 

Gli incendi colposi, invece, si originano quando si opera con negligenza, imprudenza o imperizia, spesso in violazione di norme e regolamenti. Sono riconducibili ad una serie di azioni legate all’uso del territorio, come per esempio l’agricoltura e la pastorizia, oppure alla frequentazione dei boschi da parte di turisti, escursionisti e automobilisti, che con le loro azioni, possono determinare l’insorgere di incendi. Le principali cause colpose sono l’abbandono di mozziconi di sigaretta ancora accesi o la perdita del controllo di fuochi utilizzati per eliminare stoppie o residui vegetali legati all’agricoltura. 

Quest’ultima tipologia si può prevenire più facilmente rispetto ai roghi di origine dolosa grazie a una efficace campagna di sensibilizzazione per responsabilizzare maggiormente la società su questo delicato tema. Nei prossimi paragrafi vedremo una serie di piccoli accorgimenti per evitare il propagarsi  di un incendio. 

 

Il ruolo del cambiamento climatico

Come ha spiegato il World Economic Forum, il riscaldamento globale non provoca gli incendi, ma ne agevola la propagazione. Come abbiamo visto nell’articolo sugli eventi meteorologici estremi, saranno sempre più frequenti le condizioni che facilitano la diffusione delle fiamme. Difatti, già adesso possiamo osservare due effetti dei cambiamenti climatici: la maggiore frequenza delle calamità naturali e l’aumento delle temperature medie globali, che permette una maggiore intensità dei fenomeni. La combinazione dei due effetti provocherà ondate di calore sempre più lunghe, più estreme e più favorevoli allo sviluppo degli incendi.

Proprio oggi a Floridia, in provincia di Siracusa, il termometro ha raggiunto i 48.8°C. Se venisse confermata dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, sarebbe la temperatura più alta mai registrata in Italia e in Europa. Il precedente record ufficiale apparteneva dal 10 luglio del 1977, quando ad Atene era stata toccata una temperatura di 48°C.  Il 20 luglio 1999 questo record era stato superato ad Enna con ben 48.5°C, ma non venne mai formalizzato.

Il clima che cambia spinge inoltre le persone lontano dalle campagne, lasciando sempre più ampie porzioni di territorio abbandonate a loro stesse, nelle quali le fiamme, per incuria, possono propagarsi più rapidamente. 

 

Boschi fuori dalla cenere

Una volta estinto, un incendio può lasciare profonde cicatrici sul territorio. Le conseguenze più evidenti sono l’uccisione di animali e piante e la riduzione o la scomparsa totale della copertura del suolo. Le alte temperature comportano una diminuzione della materia organica presente nel suolo e possono, di conseguenza, variarne la composizione. Questi drastici cambiamenti iniziano già tra i 200°C e i 450°C. A queste temperature la maggior parte dei nutrienti, come carbonio ed azoto, cominciano a vaporizzare fino alla loro completa scomparsa oltre i 500°C. In molti incendi le temperature possono salire anche fino ai 1100°C. Ciò comporta la volatilizzazione totale di quasi tutti gli elementi chimici e dei nutrienti. 

Se viene prodotta una grande quantità di cenere, questa può penetrare del terreno, rendendolo impermeabile. La cenere è ricca in carbonati, che possono formare una crosta superficiale, impedendo all’acqua di penetrare in profondità. Nei primi due anni,  le acque scorrono solo in superficie, alimentando fenomeni di erosione e di dissesto idrogeologico. Dopo un incendio, specialmente se avviene su versanti acclivi, non sono rari fenomeni franosi, che mettono in pericolo gli insediamenti urbani e le vie di comunicazione.

Passato un primo periodo estremamente difficile, il bosco tende a rigenerarsi ad una velocità sorprendentemente elevata. Addirittura, è stato osservato che, pochi anni dopo un incendio, il numero di specie animali e vegetali presenti sulla superficie bruciata è superiore rispetto a quello di un’area intatta. 

Piccole piantine di pino marittimo spuntate dalla cenere sui Monti Pisani dopo l’incendio del 2018

Uno studio condotto sul Monte Castellare, rilievo situato ad est di San Giuliano Terme (PI) e facente parte dei Monti Pisani, ha confermato questo curioso fenomeno. La zona oggetto di studio è stata interessata da un incendio nel 2009. Il primo anno dopo l’evento, la vegetazione ha fatto estremamente fatica a ripopolare i versanti. Negli anni successivi, invece, è stata riscontrata una migliore capacità di recupero e un’importante ripresa. Lo studio ha anche evidenziato che le nuove piante, cresciute dopo il 2009, sono risultate maggiormente infiammabili e dunque più soggette a nuovi incendi. Sembrerà strano ma, per tali specie, questa caratteristica è un vantaggio. Esse sono in grado di ricostituire la loro parte aerea grazie alle radici non danneggiate dal fuoco o alla germinazione in massa dei loro semi. Inoltre, col passare del tempo, in questi luoghi, è stata osservata una tendenza all’adattamento. Sono diventate più frequenti specie che crescono più rapidamente, rispetto a specie che impiegano più tempo. Il pino marittimo, per esempio, è scomparso a poco a poco dai versanti del Monte Castellare, poiché ha un tempo di rigenerazione molto più lungo rispetto ad altre specie, che possono colonizzare più in fretta la zona in caso di incendio. 

 

L’Apocalisse sui Monti Pisani

Un imponente incendio si è sviluppato il 24 settembre 2018 intorno alle ore 22,00 sul Monte Serra. Le condizioni atmosferiche hanno giocato un ruolo decisivo nella diffusione delle fiamme. Infatti, quel periodo era stato, fino a quel momento, estremamente caldo e secco, privo di importanti precipitazioni, con temperature che oscillavano tra i 25°C e i 30°C. Quella sera spirava anche un forte vento da ovest, con raffiche intorno ai 50 km/h. L’incendio ha continuato a bruciare per circa 3 giorni, obbligando la Protezione Civile all’uso di due Canadair. Durante il rogo sono state evacuate oltre 700 persone tra i comuni di Calci e Vico Pisano e l’ormai ex governatore della Toscana, Enrico Rossi, è stato costretto a dichiarare lo stato di emergenza.

Incendio dei Monti Pisani fotografato dai Lungarni

Il bilancio complessivo conta ben 1148 ettari di terreno e circa 10.000 ulivi distrutti dal fuoco, con danni per oltre 5 milioni di euro. Subito dopo il completo spegnimento dell’incendio (02/10/2018), sono iniziati i primi interventi. È stato tagliato il materiale vegetale bruciato ed è stato utilizzato nella realizzazione di opere di messa in sicurezza dei versanti. Si è inoltre cercato di diminuire la pericolosità dovuta allo scorrimento delle acque superficiali e al possibile innesco di fenomeni franosi durante eventi piovosi di grande intensità. 

Dopo le indagini condotte dall’Arma dei Carabinieri, in collaborazione con il Corpo Forestale, è stato individuato il presunto responsabile. Il quadro accusatorio, presentato dal Procuratore della Repubblica di Pisa, ha evidenziato che la sera del 24 settembre, in condizioni meteorologiche non proprio ottimali, l’accusato si trovava proprio nel punto in cui si è dimostrato che sia stato appiccato l’incendio. Inoltre le ricostruzioni hanno evidenziato la volontà dell’uomo di appiccare il fuoco, tant’è vero che l’accusa a suo carico è quella di incendio doloso aggravato e disastro ambientale, che comporterebbe una pena di 15 anni di carcere. Il processo è ancora in corso poiché la pandemia e una serie di altri motivi hanno fatto slittare la lettura della sentenza al 17 settembre prossimo. 

Nel frattempo sui Monti Pisani continuano ancora oggi le operazioni di riqualificazione dell’area. Proprio quest’anno un progetto coordinato dalla Regione Toscana, in sinergia con la Comunità di Bosco del Monte Pisano Onlus e interamente finanziato dalla società OLT Offshore LNG Toscana, prevede la piantumazione di 1350 alberi. L’obiettivo principale è quello di promuovere la conoscenza del territorio e di rimanere a fianco delle amministrazioni locali nel loro lavoro, affinché queste aree tornino a vivere. 

 

Prevenire gli incendi: che fare?

Alla fine di questo lungo viaggio nel mondo degli incendi, cosa si può fare per evitarli? Sul sito dei Carabinieri è possibile trovare un vademecum sulla prevenzione dei roghi boschivi. Si tratta di porre attenzione a piccoli gesti che, se svolti correttamente, possono scongiurare una catastrofe. 

  • evitate di gettare dai finestrini delle auto mozziconi di sigarette ancora accesi;
  • dispensatevi dal fumare nei boschi, nelle strade e nei sentieri che li attraversano ed in ogni caso spegnete accuratamente il mozzicone;
  • non accendete i fuochi in prossimità di aree boschive;
  • in campagna, per accendere le stoppie, seguite le giuste precauzioni ed i consigli indicati nei regolamenti dei singoli parchi nazionali;
  • per i picnic accendete i fuochi solo in aree debitamente attrezzate, lontano dagli alberi e dall’erba alta. Cercate di evitarli quando il tempo è molto secco e tira vento. In ogni caso non abbandonate mai le braci sul terreno;
  • cercate di evitare di parcheggiare a contatto con l’erba secca, perché il motore può emettere scintille;
  • non abbandonate rifiuti nei boschi. La carta e la plastica sono altamente combustibili e facilmente infiammabili;
  • se abitate in campagna in una casa con giardino, pulite il terreno intorno alla vostra abitazione dalle erbacce e dall’erba secca;
  • se vedete un piccolo fuoco lungo il ciglio della strada o dentro un bosco chiamate subito il 112, il 115 (Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco) oppure il numero verde 800 425 425 (Sala Operativa Unificata Permanente della Regione Toscana). Se si tratta di un principio d’incendio, cercate di spegnerlo prendendo le giuste precauzioni, comunque mai da soli (così in caso di malessere si può essere soccorsi in tempo).

La Regione Toscana inoltre ricorda che, esiste un divieto assoluto di abbruciamento di residui vegetali agricoli e forestali su tutto il territorio per un periodo compreso tra il 1 luglio e il 31 agosto. In base all’indice di pericolosità per lo sviluppo degli incendi boschivi, la regione può anticipare o prorogare il periodo di divieto assoluto. 

I Monti Pisani dopo l’incendio del 2018

La mia sensazione è che stiamo diventando insensibili al tema degli incendi. Ogni estate, nei telegiornali, osserviamo le stesse drammatiche immagini di boschi divorati dalle fiamme e di gente costretta ad abbandonare le proprie abitazioni. Vediamo tutto ciò così spesso che ci scivola addosso e sembra lontano dalla nostra quotidianità. Eppure, il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici sono qui e ora. Gli incendi, come abbiamo visto, divampano anche in Toscana, nel nostro territorio, vicino alle città e alle nostre case. Forse, quando ce ne renderemo conto sarà già troppo tardi. Per evitare tutto ciò bisogna agire tempestivamente. È necessario sensibilizzare la società e le amministrazioni locali. Serve una maggiore cura del nostro territorio, impossibile da realizzare se non lo si conosce e non lo si ama appieno. È proprio questo lo scopo della rubrica “Qui e ora”: mostrare come le nostre meravigliose bellezze naturalistiche sono messe in ginocchio dall’incuria e da una cattiva gestione. 

Solo con la conoscenza e la consapevolezza è possibile avviare il motore del cambiamento. 

 

Fonti

 

Lorenzo Mori

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Lorenzo Mori
Lorenzo Mori

Studente del corso di laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Geologiche all'Università di Pisa. Cerco, nel mio piccolo, di sensibilizzare le altre persone alla lotta al cambiamento climatico, curando la rubrica "Qui e ora" sul blog di Uni Info News.

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