2 Giugno 2020

Il Quinto Potere

49584Era solo una questione di tempo, prima che una delle tante case di produzione cinematografiche non decidesse di mettere in cantiere un biopic su Julian Assange e WikiLeaks, la più famosa organizzazione internazionale il cui compito è quello di diffondere informazioni segrete provenienti da tutto il mondo in modo completamente anonimo. Tra le numerose pretendenti per la realizzazione del progetto, è stata, infine, la DreamWorks ad averla vinta, assumendosi, così, la responsabilità di portare sul grande schermo, per la prima volta, la storia di una delle figure più interessanti e influenti del panorama mondiale legata al mondo dell’informazione degli ultimi anni. La regia è stata assegnata a Bill Condon, già dietro alla macchina da presa per Meangirls e gli ultimi due capitoli della saga di Twilight (The Twilight Saga: Breaking Dawn – parte 1&2) nonché sceneggiatore del musical Chicago diretto da Rob Marshall. Nelle vesti di Assange, invece, è stato designato l’inglese Benedict Cumberbatch, visto di recente in Into Darkenss – Star Trek (di cui troverete la recensione nella sezione “un film a settimana”) e nella serie Tv Sherlock nei panni del più famoso investigatore privato di tutti i tempi. A fare da spalla al nuovo talento made in England troviamo Daniel Bruhl, Stanley Tucci, David Thewlis e Laura Linney (Love Actually – L’amore d’Avvero). La pellicola, sceneggiata da Josh Singer, prende spunto, principalmente, da due libri: “Inside WikiLeaks. La mia esperienza al fianco di Julian Assange nel sito più pericoloso del mondo” di Daniel Domscheit-Berg e “Wikileaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato”. Dato che le vicende legate a questo fenomeno mediatico non sono ancora cessate, ma al contrario tutt’oggi stanno facendo, in un modo o nell’altro, il loro corso, benché siano già parte della storia dell’ultimo decennio, per noi di Uninfonews.it è sembrato doveroso dire la nostra su Il Quinto Potere e di conseguenza invitiamo tutti voi lettori a continuare la lettura di questa recensione. WikiLeaks e Assange, una coppia di nomi di estrema importanza, sarà riuscito Condon a realizzare un film non solo capace di intrattenere il pubblico, ma anche (e sopratutto) di spiegare tutta quella serie di eventi e fughe di notizie che, in un modo o nell’altro, rivoluzionarono il concetto di informazione e libertà di stampa? Non rimane che scoprirlo!


Quando il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange (Benedict Cumberbatch) e il suo collega Daniel Domscheit-Berg (Daniel Brühl) uniscono le loro forze per diventare dei “cani da guardia” in grado di controllare l’attività dei potenti e dei privilegiati, grazie a un piccolo budget, i due creano una piattaforma online che consente ai loro informatori di trasmettere in forma anonima delle notizie riservate, puntando così i riflettori sui luoghi oscuri dove si nascondono i segreti governativi e i crimini aziendali. In breve tempo, riescono a svelare più notizie importanti di tutti i leggendari mass media tradizionali messi insieme. Ma quando Assange e Berg mettono le mani sulla maggiore raccolta di informazioni riservate nella storia degli Stati Uniti, si scontrano tra di loro e devono rispondere a una questione fondamentale nella nostra epoca: qual è il costo di mantenere riservati i segreti in una società democratica e quale il prezzo da pagare quando si decide di rivelarli?

Il-quinto-potere-4Coloro i quali si aspettano, da The Fifth Estate, una rappresentazione oggettiva e cristallina dei fatti che riguardano la figura di Assange e WikiLeaks saranno, di gran lunga, gli spettatori più delusi dopo essersi cimentati nella visione di questo lungometraggio. L’ultima fatica di Condon non solo appare ben chiara nel prendere una posizione politica ben lontana dall’appoggiare ciò che è stato fatto e divulgato dall’australiano, ma non cerca nemmeno lontanamente di spiegare (e fate attenzione, non è stato scritto assolvere) i veri motivi attraverso i quali Julian abbia deciso di pubblicare tutto quel materiale segreto di cui era in possesso. Inoltre è bene sottolineare come la presenza di WikiLeaks sia esclusivamente di contorno a quello che importa davvero (se non esclusivamente) al regista che altro non è che il rapporto tra il protagonista e Daniel Berg (Bruhl) che appare sempre molto instabile, pieno di alti e bassi, ma che fatica a suscitare grande interesse con la progressione della pellicola. Certo, i rapporti umani, in questo mondo dominato sempre più dai computer e dai Network che sono prepotentemente entrati nella vita di ognuno di noi, è un qualcosa da non sottovalutare, ma limitarsi a far di questa vicenda una normale storia di amicizia/confronto (per di più poco curata in alcuni frangenti) fa storcere non poco il naso e non appaga nemmeno il meno esigente spettatore in sala. Viene così messa (quasi) totalmente da parte l’infanzia e la formazione di Assange che viene presentato a noi come un prodotto finito, un uomo il cui comportamento è ormai impossibile da cambiare e condizionato da segreti che il regista evita di rappresentare e lo sceneggiatore (in questo caso) di raccontare. Un altro problema, non da poco, è lo stile e la tecnica di Condon, la quale è senza ombra di dubbio fin troppo ordinaria, ma non priva di cali e presenta sequenze che se girate con più accortezza avrebbe senza ombra di dubbio giovato alla trama, la quale non è riuscita a convincerci appieno e talvolta appare fin troppo caotica e poco curata. Così, se in un primo momento si vuole mettere in luce il potere che l’informazione possiede oggigiorno, più scorrono i minuti più appare chiaro come l’intero lungometraggio inizi sempre più a sfuggire dalle mani di Condon che solo alla fine riprende le redini del discorso e realizza un finale valido, ma un po’ troppo ironico e in un certo senso incoerente con quanto mostrato nei 130 minuti precedenti (fatta eccezione per la scena iniziale).

Purtroppo siamo di fronte ad una pellicola oggettivamente brutta, che non riesce a creare un equilibrio tra la storia e la messa in scena, realizzata unicamente per fare scandalo e far parlare di sé. La sceneggiatura, sebbene prenda spunto da due precise fonti, dipinge un Assange per certi aspetti fin troppo simile allo Zuckerberg di Fincher (ma la somiglianza con The Social Network non si ferma assolutamente qui, perché i più attenti noteranno di sicuro anche scenografie e musiche palesemente scopiazzate), tuttavia se quest’ultimo aveva creato un personaggio che non condannava né tanto meno assolveva, qui il risultato finale è esattamente l’opposto. the-fifth-estate-image-sliceQuesto Julian Assange non solo viene visto come un manipolatore, un uomo egoista, superficiale, scortese, asociale ed egocentrico, ma soprattuto come una persona che attraverso l’informazione e dietro la maschera della libertà di stampa e di pensiero riesce a mettere sotto scacco, con un semplice sito internet, il mondo intero rivelandone i segreti più importanti all’umanità non per una questione etica o morale, bensì legata unicamente all’immagine e al potere, il tutto amalgamato ad una personalità fin troppo retorica e superficiale. La figura, dunque, che si crea non è assolutamente quella di un eroe, ma in tutto e per tutto di un traditore anarchico. Questo è il vero volto, secondo Condon, di chi oggi vive a Londra nell’ambasciata dell’Ecuador e potrebbe anche esser giusto, se non fosse che dopo la prima mezz’ora il tutto inizi ad essere un po’ troppo irreale e anacronistico.

Most-scary-fact-revealed-in-The-Fifth-Estate-moviePer quanto riguarda gli attori coinvolti non possiamo dire con sincerità che la performance di Cumberbatch ci abbia persuaso appieno; l’attore inglese ci mette anima e corpo nel vestire i panni dell’informatico e cerca in ogni momento di impressionare il pubblico, ma nel complesso la sua prova appare troppo legata al personaggio da cui prendere origine e sembra proprio che il nuovo Sherlock Holmes televisione stia un po’ troppo stretto nei suoi panni, non riuscendo a brillare di luce propria e non aiutato assolutamente dal regista che non riesce a valorizzarne le sue capacità. Lo stesso discorso non si può fare per il tedesco Bruhl, che come per Rush, anche qui da prova del suo talento e dimostra di saper tener testa ad ogni membro del cast e fa suo il personaggio. Ottima, dunque, la sua performance, anche se non è assolutamente la migliore vista fino ad ora. Il resto del casting è abbandonato a se stesso, Thewlis, Capaldi e Linney fanno il minimo sindacale e Stanley Tucci torna a interpretare, senza infamia e senza lode, quel genere di ruolo a cui è sempre stato affidato, mettendo da parte, per una volta, la sottovalutata e mai richiesta bravura.

Come già accennato in precedenza la colonna sonora è fin troppo simile, per temi e melodie, a quella già udita in The Social Network, non godendo di alcun tipo di originalità. Le scenografie non vengono assolutamente sfruttate e appaiono troppo sottotono, sebbene il film sia girato in gran parte in Europa (Islanda, Norvegia, Inghilterra, Germania) la sensazione finale è che le città alla fin fine si assomiglino un po’ tutte, facendo perdere la concezione di “espansione” di WikiLeaks, di primaria importanza, che doveva stare alla base della pellicola e che certamente avrebbe (esteticamente e metaforicamente) giovato a quest’ultima.

julian-assange-time-coverIl Quinto Potere è un film troppo elaborato nonché copia, in alcuni momenti, di alcune pellicole già viste recentemente (come quella di Fincher) e realizzato (fin troppo chiaramente) per fare di Assange un profeta manipolatore, egoista ed egocentrico il cui unico scopo è quello di assicurarsi il proprio nome sui libri di Storia e far cadere governi e civiltà dietro la maschera della libera informazione. Senza voler apprezzare o criticare quanto fatto, davvero, dal noto australiano noi ci limitiamo a sottolineare come il film voglia rappresentare un uomo il cui comportamento appare realistico (anche logicamente) solo ed esclusivamente nella prima mezz’ora e che non cerca di analizzare in modo oggettivo e con cura la figura che si cela dietro a WikiLeaks, ma dipingendola persino come una persona malata, folle e piena di oscuri segreti. Indirizzando l’attenzione sul perché Assange abbia i capelli bianchi e nel pubblicizzare il nuovo album di Lady Gaga, Condon si dimentica di prestare attenzione alla regia, non aiuta gli attori coinvolti e realizza una pellicola oggettivamente poco ispirata, di cui si sconsiglia la visione a tutti se non a coloro che sono fan di qualcuno coinvolto nella produzione. L’unica nota positiva è che questo lungometraggio, in un modo o nell’altro, farà riaccendere o addirittura nascere l’interesse (forse) verso questo frammento di storia recente ed i battibecchi che si sono creati recentemente tra Julian Assagne e Benedict Cumberbatch lo confermano. Come ha detto qualcuno: nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli.


Claudio Fedele

 

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Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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