1 Ottobre 2020

Recensione di The Revenant – Redivivo 

revenant-leoAccostarsi al cinema di Alejandro González Iñárritu non è semplice, specialmente dopo la sua totale consacrazione alla cerimonia degli Oscar del 2015 che l’ha visto trionfare con una pellicola tanto grottesca quanto realistica, che catapultava, con un piano sequenza ininterrotto di ben due ore, gli spettatori in una storia affascinante, sebbene simile a tante, ambientata all’interno di un teatro a Broadway, nella città di New York. Interni maestosi, seppur scarni nel decoro, virtuosismi mostrati senza remore, capaci di rivelarsi ad ogni nuova messa a fuoco dando una continuità come mai non si era vista prima grazie ad un montaggio certosino, protagonisti tanto sopra le righe da mostrarsi, in fine, specchio umano di tutta una vasta gamma di attori e personalità che affollano uno specifico ambiente, quello del Musical e dei palchi teatrali, il tutto contaminato da una forte critica verso un cinema moderno che innalza paladini ogni giorno in difesa di ideali troppo lontani da quella che in molti configurano come settima arte, questo e molto altro è stato “L’imprevedibile Virtù dell’Ignoranza”.


Birdman era tutto ciò, e molto altro: erano i dubbi, gli errori, il distacco dal mondo, l’immateriale orrore umano, l’animo distrutto e sensibile di un uomo, interpretato da un Michael Keaton da favola, finalmente tornato alla ribalta dopo anni passato a fare da spalla in lavori di certo non alla sua altezza; ogni cinefilo che si rispetti è rimasto travolto dinnanzi a questo prodotto tanto affine alla commedia quanto revenant-gallery-16-gallery-imagetragico nella sua messa in scena, sopra i propri limiti sia nell’impostazione che nei contenuti, sebbene ancorato ad un universo che fin dal primo movimento di macchina ogni uomo o donna sente affine con quel che lo circonda.

Accantonato, dopo nemmeno un anno, l’uomo comune disperato, a causa di una carriera in totale discesa e per via di una notorietà sempre più indirizzata al passato, quando sul grande schermo prendeva il volto di uno dei molti supereroi che affollano i cinema, oggi il regista messicano torna a far parlare di se con una pellicola disarmante, crudele, cinica, spietata, spettacolare, umana e delicata nella sua più oscura bellezza.

4The Revenant – Redivivo è, di fatto, l’opposto, in tutto e per tutto, del suo precedessore, ed i cambiamenti sono percepibili sin dalla prima inquadratura, oltre che dalla storia che Inarritu decide, stavolta, di raccontare. Lasciati camerini putridi e sporchi della New York odierna, per far spazio ad innevati quanto suggestivi paesaggi montani dell’America del Nord (o dello stato del Canada e dell’Argentina, addirittura) dei primi anni del XX secolo, l’azione, stavolta, vede protagonista Hugh Glass ed un manipolo di soldati destinati a cacciare alci e altri animali grazie ai quali ricavare il più alto numero di pelli pregiate, da rivendere poi ai giusti acquirenti. Tuttavia il Nord Dakota è un territorio ostile, pieno di pericoli e trappole, provenienti non solo dalla natura, ma in primis dall’uomo. Glass ed i suoi compagni, sfuggiti ad un’incursione delle tribù indiane native del luogo, dovranno tornare a casa ed attraversare gran parte dell’interno Stato nel bel mezzo dell’inverno. A peggiorare, infine, la situazione, saranno le mortali ferite che Hugh riporterà dopo essere stato attaccato da un orso. Menomato, in fin di vita, lasciato alla mercé di se stesso e delle bestie che popolano i boschi selvaggi, revenant-gallery-13l’uomo, ormai orfano del proprio figlio, ucciso brutalmente da John Fitzgerald, uno dei tanti cacciatori appartenenti al gruppo di fuggiaschi, troverà il coraggio e la forza per vendicarsi di chi l’ha lasciato agonizzante al gelo, intento a reclamare a tutti i costi la propria vendetta.

Redivivo è un lavoro complesso ed ambizioso, che, come scritto poc’anzi, molto intelligentemente prende le distanze da Birdman per aprire scenari e situazioni inedite, che pur tuttavia conservano, ancora intatto, l’animo e la verve artistica di chi ha diretto entrambi i lungometraggi. La mano di Iñárritu è tangibile in ogni momento, si avverte e si riconosce in una qualunque sequenza a cui siamo messi davanti e siamo testimoni, concretizzandosi in toto quando a farla da padrone è il realismo a dir poco estremo e le situazioni spettacolari, e corali, che l’autore di Amores Perros, analizza e studia fin nel minimo dettaglio, graziato anche dalle scelte estetiche del direttore della fotografia, il due volte premio Oscar Emmanuel Lubezky, con il quale il film-maker ha deciso di utilizzare una particolare cinepresa che permettesse di sfruttare, come unica fonte di illuminazione, quella naturale. Una prova, sotto il profilo puramente visivo, veramente notevole, chetherevenant per l’ennesima volta mette agli atti il talento innato del noto direttore della fotografia che, proprio come fece Kubrick in Barry Lyndon, cerca di cogliere la bellezza dei paesaggi ed il pathos del racconto senza l’ausilio o il compromesso, di luce artificiale.

Se, infatti, sul piano tecnico siamo di fronte ad un lauto banchetto di virtuosismi e movimenti eleganti contrapposti ad una macchina da presa sempre presente ed invasiva quel che basta da rimarcare la personalità dell’autore, sotto il profilo degli attori ancora una volta González Iñárritu sottolinea la sua grande padronanza nel saper sfruttare al meglio i talenti di cui dispone. Leonardo DiCaprio, che spesso vediamo in ruoli che lo portano ad essere costantemente sopra le righe, vuoi per le situazioni assurde, per gli eccessi o per un modus operandi che fa della propria versatile presenza e graffiante voce un vero e proprio marchio di fabbrica, ci regala una performance a dir poco perfetta, moderata e delicata, che parte, per certi aspetti, pienamente nelle sue corde, rispettando in toto i parametri a cui l’inaffondabile Jack ci ha abituato, per poi adagiarsi in un sottofondo di malinconia e umanità che raramente era fuori uscito dal fuori classe di origini italiane. Se infatti, il talento di DiCaprio non è mai stato messo in dubbio, qualcuno poteva, però, contestare una certa ripetitività in alcune produzione nei riguardi di un approccio fin troppo simile tra una pellicola ad un altra, sempre, ad ogni modo, sorretto da un impegno costante e duraturo. Oggi, sembra proprio il caso di dirlo, Leonardo DiCaprio assurge ad essere un attore completo, poiché non affascina né colpisce più lo spettatore per la sua bellezza o per la sua bravura, ma semplicemente per l’umanità e la pietas che riesce a cogliere e restituire al suo alter ego di celluloide, revenant-gallery-20-gallery-imagelasciandosi guidare dalla mano di un regista che ha potuto plasmare un attore a suo piacimento affinché questi potesse dar alla luce un’interpretazione che, nelle due ore e mezzo necessarie ad arrivare ai titoli di coda, costituisse l’ossatura stessa dell’intera pellicola.

Ad affiancare DiCaprio troviamo un cast di tutto rispetto, se non addirittura all’altezza del pupillo preferito dall’ultimo Scorsese. Domnhall Gleeson si conferma una spalla efficace e matura, capace di saper dare spessore ai tanti ruoli che l’annata precedente l’hanno visto chiamato in causa, dimostrando quanto quest’attore sappia tener conto delle molte sfumature che i suoi personaggi godono da pellicola a pellicola. Tom Hardy in alcuni momenti ruba persino la scena ad ogni altra persona presente sullo schermo, il suo cacciatore è un uomo proveniente dal Texas, avido e egoista, che porta il volto sfigurato dopo uno scalpo riuscito solo a metà. L’accento e la trasformazione dovuta al trucco conferiscono all’attore inglese un’occasione perfetta per mettere in mostra, per l’ennesima volta, il grande talento di cui questi dispone. Hardy si cuce addosso un antagonista dilaniato nella sua crudeltà, tanto cinico quanto umano nel suo essere spietato, che si adagia perfettamente in un mondo lontano anni luce da quello che intendiamo noi adesso con il quale interagiamo, sebbene, di quei tempi, tavolta, anche il nostro ne conservi l’essenza in più di un’occasione. Jon Fitzgerald sarà il grande motore narrativo che porterà alla rinascita di Hugh Glass, alla sua revenant-gallery-19-gallery-imageodissea disperata e tormentata condizionata da un senso di vendetta costantemente controbilanciato da un tanfo di morte che aleggia attorno al protagonista, quasi sempre agonizzante per le ferite infertegli da un orso e dalle condizione atmosferiche.


Redivivo è un lavoro che riesce a toccare molti aspetti di una storia dal grande impatto visivo, seducente dietro ai suoi piccoli piani sequenza che in ogni secondo sembrano spiccare il volo esattamente come Birdman faceva grazie ad una regia continuamente spronata ad andare ben oltre l’inverosimile. Eppure, al di là dei molti voli pindarici, The Revenant rimane continuamente ben saldo a terra, esso, infatti, è un affresco che con grinta vuole parlare degli uomini, dei loro vizi, così come delle loro virtù, del senso di colpa, del dolore, dell’incidere del tempo sull’animo umano e di come l’uomo, a sua volta, condizioni quel che lo circonda, che si parli di natura o di suoi confratelli. Inarritu crea un palco dove il dramma personale entra in pieno contrasto con una società in cambiamento, ove gli indiani ed i pellerossa devono vedersela con i francesi, gli inglesi e coloro che saranno identificati un giorno come i “comuni americani”; quanto detto, poi, fa da collante ad un percorso umano che non guida il pubblico ad un pentimento, bensì ad una pace interiore the-revenant-image-leonardo-dicaprioche, in fin dei conti, si mostra come la scelta più logica da adottare nei confronti di una storia che, fa della violenza, dal retrogusto incredibilmente realistico, uno dei suoi punti di forza e di maggiore impatto pur non rivelandosi mai gratuita o scontata.

The Revenant – Redivivo è una storia appassionante, nella sua brutale bellezza, che stona continuamente con un cinema ormai indirizzato ad una narrazione enfatica e spettacolare, pur riprendendo molto di essa in alcuni frangenti senza mai andare oltre il buon gusto. Iñárritu indugia con l’occhio della telecamera esattamente come un bambino esperto pone per terra i giocattoli con cui, a breve, inizierà a giocare, già deciso a dar vita a tutta una serie di avventure che solo lui è consapevole di saper narrare. Per questo motivo, al di là del solito marchio di fabbrica, sotto il lato tecnico, di un regista ormai pienamente consacrato, The Revenant si mostra un film importante, un western toccante ed umano, che grazie all’ausilio delle immagini riesce a trasmettere quanto di bello oggi è possibile vedere su un grande schermo, perché la magia del cinema non la si fa con le parole o con altri strampalati codici di comunicazione, né la si deve cercare in una superficiale sensibilità, ma unicamente con quel che si decide di riprendere, ed a parlare, dall’inizio fino all’ultima emblematica scena, non sono i personaggi con i loro dialoghi, ma gli scorci e le sequenze, le inquadrature ed i silenzi che Iñárritu colleziona ed inserisce in uno dei più bei film degli ultimi anni.

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Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Domnhall Gleeson, Movie, Film, Alejandro González Iñárritu,
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Claudio Fedele
Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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