23 Maggio 2022

Recensione di Harry Potter e La Pietra Filosofale 

di


J.K. Rowling

boccino“L’inizio di una fantastica storia che si adatta sia ai grandi che ai piccoli, un mondo magico e incapace di invecchiare, il primo passo di una saga che ha saputo affascinare generazioni” 

Trama

Harry Potter è un ragazzo normale, o quantomeno è convinto di esserlo, anche se a volte provoca strani fenomeni, come farsi ricrescere i capelli inesorabilmente tagliati dai perfidi zii. Vive con loro al numero 4 di Privet Drive: una strada di periferia come tante, dove non succede mai nulla fuori dall’ordinario. Finché un giorno, poco prima del suo undicesimo compleanno, riceve una misteriosa lettera che gli rivela la sua vera natura: Harry è un mago e la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts è pronta ad accoglierlo…

Recensione

Prendere e leggere di nuovo uno dei libri che è riuscito a segnare l’infanzia di molti ragazzi non è affatto semplice ed iniziare una recensione con un assioma di questo tipo non preannuncia nulla di buono, non mette in luce niente di originale, si rischia di cadere in uno dei cliché più classici, si dimostra anche una sorta di non poco invidiabile superficialità e cosa ancor peggiore non si crea nulla che possa portare il lettore, ammesso che ci sia, a continuare la lettura del suddetto commento.ho


Per questa volta, tuttavia, è forse giusto fare una eccezione dato che la saga di Harry Potter per il sottoscritto rappresenta una delle collane che hanno accompagnato gran parte della sua infanzia ed adolescenza; fa un effetto strano tornare tra i corridoi di Hogwarts, aggirarsi per stanze, aule e giardini magici ricchi di quel potenziale che riesce ad essere senza mezzi termini espresso dalla mente altrettanto strabiliante di J.K. Rowling, che con questo “librino” per ragazzi da vita ad uno dei personaggi più importati (se non “il” più importante) della letteratura giovanile. La Pietra Filosofale, pubblicato in Inghilterra nel lontano 1997 e arrivato attraverso Salani Editore in Italia nel Giugno dell’anno seguente rappresenta l’Alfa del cosmo Potteriano, la prima pietra su cui già all’epoca, l’autrice aveva intenzione di costruire, nel bene o nel male, una vicenda che si sarebbe protratta per quasi 10 anni arrivando, poi, a cessare di esistere con la pubblicazione del settimo volume in quel Luglio del 2007: Harry Potter e i Doni della Morte.

Il Motivo principale per cui chi scrive il seguente articolo si è deciso a tornare a leggere Harry Potter and The Philosopher’s Stone è legato principalmente al fatto che  in cuor suo crede che le belle storie, scritte dai bravi ed onesti scrittori siano immortali, che un qualunque target imposto dalla casa editrice e dai critici non limiti il godimento da parte del lettore riguardo all’opera che si appresta a leggere, ma che anzi stimoli quest’ultimo a mettersi sempre più alla prova per vedere se con il passare degli anni tanti dettagli, citazioni e riferimenti ad altre opere (anche di gran lunga più complesse) riescano a colpire o affiorare nella sua mente grazie ad una seconda e più matura lettura. Anche la rivisitazione della vecchia traduzione, fatta all’epoca da Marina Astrologo e qui curata da Stefano Bartezzaghi è stato un elemento fondamentale nella scelta di riprendere in mano il primo volume di una saga che ha segnato più di una generazione e che quest’ultimo identifica come prima parte di un’opera omnia composta da ben altre sei che è possibile riunire sotto il nome generico di “Fenomeno Harry Potter”, una sorta di grande volume suddiviso in tante piccole parti quali le tante pubblicazioni fatte dall’autrice che scandiscono le avventure del protagonista.hagrid

Inutile dire che la Salani con questa nuova edizione abbia non solo per certi aspetti voluto snaturare alcuni elementi a cui gran parte del pubblico italiano avevan fatto l’orecchio, divenendo quasi “tradizionali” e nel dire questo vorrei focalizzare, per esempio, l’attenzione di voi tutti verso i nomi dei tanti professori o protagonisti qui non più tradotti o “italianizzati”, ma lasciati intatti e proposti esattamente come nella versione inglese. Questo cambiamento, che può allarmare in un primo momento, che magari confonderà inizialmente chi vorrà fare un confronto tra film e libro, non solo è efficace, ma sopratutto rispettoso verso l’autrice, il lettore e la storia, poiché già la Rowling aveva attribuito, rivolgendosi ad un pubblico essenzialmente giovane, ad ogni personaggio una caratteristica che veniva a sua volta messa in luce dal proprio nome. E’ dunque stata ottima l’idea di “modificare” (ancora), ma forse in tal caso sarebbe giusto usare il termine “proporre” il nome di tanti personaggi, come ad esempio quello del professor Vitious della passata edizione che qui torna ad essere Flitwick, così come sono scritti nella versione inglese, senza tanti filtri e passaggi privi di senso o con parole che foneticamente avrebbero potuto aiutare il lettore (quale esempio lampante se non quello della professoressa McGranitt, il cui cognome avrebbe dovuto riflettere il carattere severo del personaggio attraverso un suono duro di vocali, consonanti e pronuncia) .

Leggendo la nota introduttiva, presente in tutte le nuove edizione, Bartezzaghi illustra a noi tutti che persino nomi di incantesimi o altri elementi appartenenti all’universo di Harry Potter sono stati cambiati, a volte radicalmente (vedi sopra) o parzialmente. Ne La Pietra Filosofale il cambiamento più grande è unicamente legato a quello di voler far tornare i nomi originali a numerosi personaggi (un altro esempio, che è giusto citare, è quello di Neville Paciock che qui torna ad essere Longbottom, il cui significato letterale è “sederone”) , perdendo così quella “italianizzazione” di nostra antica memoria (che quasi ricorda i tempi in cui si traducevano gli autori stranieri durante il fascismo, rendendoli a volte davvero ridicoli, ma che è possibile trovare anche nei secoli passati se si presta attenzione) che obiettivamente stonava in un mondo in cui la lingua inglese è ormai parlata da tutti e dove persino i bambini non hanno più difficoltà a ricordare nomi “strambi” o “fuori dal loro piccolo ordinario”. Unica nota dolente di questa edizione? Forse la neo traduzione di Tassorosso in Tassofrasso, poiché sebbene, in entrambi i casi la lettura risulta godibile, c’è da dire comunque che né la prima né tanto meno la seconda delle due traduzioni scelte non rispecchia nemmeno lontanamente il significato della parola originale, che per chi non lo sapesse è Hufflepuff.diagon

Riguardo al testo ed ai suoi contenuti, torno a dire che il primo capitolo di Harry Potter è solo un assaggio, un antipasto del grande tesoro che la Rowling ha saputo donare con gli anni al mondo intero, un dono fatto di magia, ma anche di realismo portato avanti principalmente dai personaggi e dalle loro numerose evoluzioni o cambiamenti, ove l’unione tra il fantastico ed il reale risulta essere sempre equa e dove persino chi non approva o non ama storie particolarmente ricche di elementi fantasy qui troverà una vicenda che saprà apprezzare poiché essa, in fin dei conti, risulta essere sempre ancorata al mondo che conosciamo noi senza mai stonare o apparire troppo barocca o elaborata. La scrittrice inglese ha messo in questa prima avventura tutta una serie di particolari e elementi che una volti giunta alla fine è davvero difficile credere che quel che si sia letto non abbia soddisfatto appieno le nostre aspettative, che La Pietra Filosofale sia un racconto noioso o scialbo, esso semplicemente appassiona e si legge tutto di un fiato.

Un racconto così bello e al contempo raro, che sa farsi leggere sia da grandi e piccoli senza risultare troppo banale per gli uni o troppo complesso per gli altri oggi giorno è difficile trovarlo e se lo si trova i rimandi a questo universo il più delle volte sono tanti, forse fin troppi.  Ci sono, certo, delle pecche, delle limitazioni che un lettore adulto può trovare in questo primo tassello del puzzle, come ad esempio una certa tendenza ad un eccessivo didascalismo, momenti che magari potevano godere di pause e riflessioni più lunghe o approfondimenti che avrebbero giovato alla trama in generale, mentre alcuni personaggi rimangono fin troppo abbozzati o sono vittima di una visione fin troppo manichea, ma dobbiamo in cuor nostro comprendere che il cammino di Harry è sempre stato legato a coloro che l’hanno seguito e evolvendosi di pari passo ed in modo naturale come i suoi lettori e così se il primo libro, di fatto, è indirizzato ai bambini, l’ultimo, “I Doni della Morte”,  è indubbiamente rivolto a gli adolescenti se non agli adulti sia dal punto di vista della trama così come da quello legato alle tematiche, di gran lunga più mature da quelle qui proposte, sebbene, comunque, già da queste 300 pagine è possibile intuire la politica, la visione della società, le scelte e le fondamenta su cui la Rowling basa le sue storie dalle quali emerge il suo carattere e le sue idee. Aspetti che sono emersi, a evidenziarne anche una certa coerenza, dai lavori successivi come “Il Seggio Vacante”.specchioo

Il mondo uscito dalla mente della Rowling è indubbiamente interessante e gode di numerosi rimandi alla letteratura inglese e a quella classica: Harry è un orfano, un po’ come i tanti presenti nella storie del grande Charles Dickens e non sa nulla del mondo magico fino al giorno del suo undicesimo compleanno; il suo migliore amico, Ron, non è ricco, sebbene appartenga ad una antica famiglia di maghi, e Hermione, che è una Babbana (persone come noi, ovvero senza poteri magici, eccetto eccezioni) è la strega più dotata della sua età. Inoltre, a condire il tutto ci sono interessanti creature appartenenti al mondo dei miti e delle leggende della Grecia Antica che ben si amalgamo a questa macedonia di sobria fantasia e originalità come ad esempio il cane a tre teste, Fuffi o i draghi; non potevano mancare, visto il genere, infine, riferimenti a volte vaghi o mentre in altre occasioni abbastanza espliciti anche a J. R.R. Tolkien e al Il Signore degli Anelli o Lo Hobbit (se volte approfondire questa voce il consiglio è quello di leggere il saggio di Wu Ming 4 “Come Difendere La Terra di Mezzo”, nel quale la Rowling stessa viene citata). Tutti aspetti interessanti, tutte sfumature che mettono nero su bianco già molte cose su cui l’autrice vuole fare leva, facendo capire a noi tutti che la vita di Harry parte proprio dalla semplicità, dall’umiltà e dalla povertà (in questo caso anche quella del non sapere chi sia davvero e del perché sia tanto famoso) ma parte anche e sopratutto dalla consapevolezza che a questo mondo sono tante le persone che lo abitano e ognuna è diversa dall’altra e che è proprio l’interazione con il nostro prossimo, con la persona con cui andiamo a lezione o con cui passiamo le nostre giornale a scandire il nostro tempo e a delineare chi siamo davvero, mettendo in luce i nostri difetti e le nostre certezze.

Commento Finale 

Se dovessimo dare un giudizio in termini stretti potremmo dire che in fondo Harry Potter e la Pietra Filosofale non è altro che una “spinta” che vorrebbe portare il giovane lettore a capire che tra i banchi di scuola o cievtra le vie del nostro quartiere ci sono persone con cui creare eccezionali storie di amicizia e amore, con cui stare bene e condividere grandi avventure e correre o combattere grandi pericoli. Una lezione, quella che vuole impartire la Rowling di grande attualità e priva di retorica o sdolcinatezza, una sfumatura, questa  che si riallaccia alla coscienza di saper il mondo in cui viviamo e sapersi accettare in esso, che sia fatto di magia o meno. Un elemento questo, che in un po’ tutti i libri della saga è presente. Harry Potter e la Pietra Filosofale, dunque, è un libro ottimo che può essere letto, apprezzato e interpretato con numerose chiavi di lettura, ma la cosa più importante è che questo è in fin dei conti una bella storia, un primo capitolo davvero ben fatto e curato che ci spinge a proseguire e andare oltre, a prendere in mano il secondo libro e vedere cosa si cela alla pagina successiva.

L’Autore

rowlinJ. K. (Joanne Kathleen) Rowling scrive storie da quando era bambina, e ha sempre desiderato diventare scrittrice. L’ispirazione per Harry Potter le venne anni fa su un treno da Manchester a Londra: arrivata alla stazione di King’s Cross, quasi tutti i personaggi avevano già acquistato carattere.
Durante gli anni successivi cominciò a delineare la trama di ogni libro e a scrivere il primo della serie, Harry Potter e la Pietra Filosofale, pubblicato da Bloomsbury nel 1997 e da Salani nel 1998. J. K. Rowling ha scritto anche Il Quidditch attraverso i secoli e Gli animali fantastici: dove trovarli, due libri della biblioteca di Harry Potter, in favore dell’associazione inglese senza fini di lucro Comic Relief. Le avventure di Harry Potter hanno segnato una svolta nella letteratura per ragazzi, sono da anni in testa a tutte le classifiche dei bestseller internazionali e hanno ricevuto infiniti premi letterari.

Claudio Fedele

 

 

 

 

 

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Claudio Fedele

Nato il 6 Febbraio 1993, residente a Livorno. Appassionato di Libri, Videogiochi, Arte e Film. Sostenitore del progetto Uninfonews e gran seguace della corrente dedita al Bunburysmo. Amante della buona musica e finto conoscitore di dipinti Pre-Raffaelliti.
Grande fan di: Stephen King, J.R.R. Tolkien, Wu Ming, J.K. Rowling, Charles Dickens e Peter Jackson.

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