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Rimedi letterari per affrontare il tradimento

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Traditi o traditori, il tradimento ci pone di fronte alla tragedia dell’inconoscibilità dell’altro e di noi stessi. Con il suo corteo di rimorsi e disillusioni, si prende beffa dell’irragionevole pretesa di cristallizzare l’essere umano e le sue emozioni e ride dell’assurda dimenticanza della fluidità della coscienza. Sbigottiti ed impauriti, non resta che rifugiarsi tra le chiare e limpide pagine di un buon libro.

 

Anna Karenina, Lev Tolstoj.

 

Egli si trovava ovunque potesse incontrare la Karenina e, quando le circostanze glielo permettevano, le parlava del proprio amore. Ella non l’incoraggiava; ma nel suo spirito, ogni volta che lo vedeva, divampava quello stesso senso di animazione che l’aveva invasa fin dal primo giorno in cui l’aveva incontrato in treno; ed essa stessa si rendeva conto di come, appena lo scorgeva, la gioia le si accendesse negli occhi e affiorasse nel suo sorriso, senza tuttavia essere in grado di smorzare l’espressione di quella gioia.
Nei primi tempi dopo il ritorno, era sincera nel credere d’essere scontenta dell’insistenza di Vronskij; ma una volta, non avendolo incontrato a un ricevimento dove contava vederlo, capì chiaramente, dalla tristezza che le invase l’anima, di aver ingannato se stessa; l’insistenza di quell’uomo non solo non le era fastidiosa, ma costituiva per lei tutto l’interesse della vita”.

 

1392482_10202334909719242_347627901_nCapolavoro indiscusso della letteratura russa, Anna Karenina ci ricorda che non sempre chi tradisce è il colpevole e chi è tradito la vittima. Andata in sposa appena diciottenne a un uomo molto più anziano, il conservatore Alekseij Aleksandrovič Karenin, Anna appare serenamente rassegnata al ruolo di “moglie e madre“, preda di uno sposo freddo e distaccato. L’incontro con il giovane e promettente ufficiale dell’esercito Aleksej Kirillovič Vronskij è come il risveglio da un lungo periodo di intorpidimento: Anna comprende tutta la falsità e la meschinità del legame che la unisce al marito, prova disgusto per i suoi modi affettati, ne biasima la vuota ed ottusa ambizione. Trascinati dalla potenza e dalla vitalità del loro sentimento, Vronskij rinuncerà alla brillante carriera militare e Anna al proprio onore. Ma il senso di colpa, la gelosia e la paura di perdere l’amato figlioletto asfissieranno la forte e moderna Anna, fino a ridurla in balia di crisi nervose e isterismi immotivati. Non lasciatevi abbagliare dagli sfarzi della Russia imperiale, dalle sete luccicanti dei vestiti e dal fruscìo dei ventagli: la più grande delle tragedie umane ha appena sollevato il suo sipario.

 

Jules e Jim,  Henri-Pierre Roché.

1371824483794Jules-e-Jim-1per_pagina” Il paesaggio si capovolgeva. Jim sentiva Kathe accanto a sé come un idolo rosso che lo attirava come una calamita. Si lasciava cadere verso il suo splendore. Sui fianchi di lei, raggomitolati nell’ombra, due grandi ragni chiari…ma no… si muovevano… erano le mani di Harold”.

L’amore non è esclusività; amare non è appropriazione, non è espropriare l’altro per congiungerlo a sé; amare non è negare l’altro agli altri: su questi principi Jules formulerà una nuova etica amorosa, nel tentativo di innalzare il proprio sentimento amoroso al di sopra di ogni relatività. E così, quando l’amico di una vita, Jim, si abbandona al mostruoso fascino del “sorriso arcaico” di sua moglie, l’eccentrica e dispotica Kathe, Jules non esita a depositarla sull’altare della loro amicizia. Ma gli dei, si sa, puniscono duramente la tracotanza degli uomini e il visionario tentativo di riscrivere le leggi umane: Kathe travolgerà Jim in un vortice di distruzione e autodistruzione, trasfigurandoli in martiri del loro amore, mentre a Jules non resterà che la rassicurante prospettiva di una vita quasi monastica. Non arricciate il naso di fronte al ritmo crudo e cronachistico di questo romanzo: leggetelo come se rileggeste un vecchio diario; leggetelo con indulgenza verso i personaggi e voi stessi: alla fine, l’unico rischio che correte, è di riconoscervi in un Jim, in un Jules o in una Kathe.

 

Maria, Vladimir Majakovskij.

“Non ti spaurire
se ancora una volta
nell’intemperie del tradimento
mi stringerò a migliaia di vezzose faccine.11351359_10206960143987208_6049592073261225408_n
‘Adoratrici di Majakovskij!’:
ma questa è davvero una dinastia
di regine salite al cuore d’un pazzo.”

 

Hac Amor hac Liber, Properzio.

“Così dice poggiando il gomito sul molle letto: finalmente l’offesa ricevuta da un’altra ti ha cacciato dalla porta chiusa e ti ha riportato al nostro letto? Dove infatti hai consumato la lunga notte a me dovuta, stanco ahimè, al tramontar delle stelle? Che tu possa trascorrere, malvagio, tali notti quali sono quelle che mi costringi sempre a passare. Infatti ingannavo il sonno filando stami purpurei, ora stanca suonando la lira di Orfeo; talvolta nel mio abbandono lamentavo fra me lievemente i tuoi frequenti e lunghi indugi in un amore estraneo. Finché il sonno affidò me alle dolci ali. Questo fu l’ultimo rimedio alle mie lacrime”.

 

Se la vostra condizione è talmente disperata che gli occhi gonfi e arrossati dal pianto proprio non vi accordano la lettura prolungata e attenta richiesta dal romanzo, non vi resta che affidarvi alla Poesia. Mischiate le vostre lacrime all’incedere delirante delle parole di un Majakovskij, che stanco e ubriaco ma pur consapevole della propria infedeltà, bussa alla porta dell’amata Maria, in cerca più d’amore che di perdono; oppure soffocate i vostri singhiozzi tra le righe di un Properzio che, ancora intriso di vino e impregnato dell’odore di femmina, contempla estasiato la figura dolcemente distesa della sua Cinzia: spesso il tradimento rimane un mistero anche per chi lo commette.

 

Melissa Aglietti