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Le risposte dei candidati Sindaco ai quattro temi sul futuro di Livorno

Simone Bacci - 9 Maggio 2019
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Cinque dei candidati Sindaco di Livorno – Bruciati, La Comba, Salvetti, Sorgente e Vitulano – hanno risposto al nostro articolo-appello “Quattro temi e sette domande ai candidati Sindaco per il futuro di Livorno”, rientrando nei tempi di risposta che avevamo stabilito. Pubblichiamo le loro risposte in questo articolo.

 

La campagna elettorale sta entrando nel vivo, e in mezzo al nascere di nuove liste politiche, programmi e idee, resta al centro di tutto una sola cosa: il futuro di Livorno. È difficile farsi un’idea completa della città, dei suoi bisogni, persino dei suoi problemi, figuriamoci allora delle soluzioni. Per questo ho deciso di parlare di quattro temi centrali nel futuro della città, ponendo ai candidati sindaco sette domande che richiedono risposte concrete e realizzabili per impostare un lavoro che, non in cinque, ma almeno in dieci anni, porti Livorno a un nuovo corso di sviluppo e crescita, che possa dare nuove prospettive soprattutto ai giovani.

(…) Avrei potuto ampliare questo articolo con altri punti salienti, quale ad esempio la questione sociale, il nuovo ospedale, il piano urbanistico, il tema della sicurezza, tuttavia se ho scelto questi quattro punti è perché non solo ritengo che questi siano temi fondamentali e strategici per il rilancio della città, ma soprattutto perché sono legati indissolubilmente a un tema ancora più importante, che è quello dei giovani.

Una città che non investe sul proprio futuro è una città che non è fatta per i giovani: una città destinata a inabissarsi lentamente, per poi morire. In questi anni ho assistito alla fuga dei migliori cervelli tra i miei coetanei, e se qualcuno ha scelto comunque di rimanere, lo ha fatto per amore della propria città, ma anche nell’amarezza dell’accontentarsi. Se da una parte questa dinamica è più che normale nei tempi che corrono, penso che non debba divenire la prassi.
Allora ecco il senso del mio appello ai candidati sindaco: il tempo di agire è ora. Servono risposte celeri, servono sinergie, e soprattutto servono tanta passione e molto coraggio. Da giovane interessato alla politica, e innamorato profondamente della mia città, dico senza riserve che meriterà il mio voto non solo chi saprà convincermi di più su questi cinque temi, ma anche chi dimostrerà maggior passione nel volerli affrontare, senza chiudersi ad aiuti esterni. Invito tutti i candidati a rispondere a questo appello.

Cinque candidati hanno raccolto il nostro invito e ci hanno risposto, cliccando qui potete trovare l’articolo originale, con il ragionamento che ha portato alle sette domande. In questo articolo pubblicheremo solo domande e risposte in ordine alfabetico.

 

Lavoro

1) Per favorire le condizioni per un nuovo piano del lavoro, come intendete procedere in un’ottica strategica e cooperativa? E soprattutto in questo senso quale sarà la logica che guiderà il legame tra pubblico e privato? Servirà pensare a nuove sinergie in una logica di area vasta?

BRUCIATI: Livorno ha innanzitutto la necessità di trovare una nuova vocazione, di scegliere cosa diventare da qui ai prossimi 20 anni. Dopo la chiusura del cantiere navale e la crisi della componentistica la politica non è mai più riuscita a dare un indirizzo specifico e organico ai progetti di sviluppo per il territorio. Nonostante tutto però la città ha nel tempo espresso eccellenze imprenditoriali che dal settore culturale a quello sportivo, passando per alcune esperienze nell’ambito del chimico e delle nuove tecnologie, hanno dimostrato che a Livorno possiamo fare impresa di qualità, collegandoci con il resto del mondo. Un piano del lavoro adeguato non può prescindere dal tornare a dare opportunità lavorative anche in ambito pubblico. L’ente locale ha la possibilità di assumere e di migliorare quei servizi al cittadino che, molto spesso, per carenza di organico, entrano in sofferenza.
Nel nostro programma, tra gli elementi più innovativi, abbiamo scelto di puntare su un nuovo paradigma economico, quello del distretto. Il distretto economico si definisce come un sistema produttivo costituito da un insieme di imprese, prevalentemente di piccole e medie dimensioni, caratterizzate da una tendenza all’integrazione orizzontale e verticale e alla specializzazione produttiva, in genere concentrate in un determinato territorio e legate da una comune esperienza storica, sociale, economica e culturale. Le caratteristiche peculiari di un distretto sono:

  • Dimensione territoriale contenuta.
  • Bassi costi di transizione.
  • Scala di produzione contenuta.
  • Processi cumulativi e flussi di informazioni tra gli agenti.
  • Valorizzazione e intreccio di capitale fisico, umano, sociale (relazioni e conoscenze).
  • Innovazione.
  • Trasferimento di conoscenza (Knowledge spillover).

In tal senso la messa in rete delle realtà esistenti e l’insediamento di nuove realtà produttive (favorito da una rigenerazione e da una gestione innovativa del patrimonio pubblico) può creare quel sistema economico misto pubblico-privato che in tante parti del mondo ha cambiato volto ai territori (basti pensare agli esempi di città come Denver, Pittsburgh, Linz, Liverpool, Lisbona).
In particolare la nostra proposta si articola nella costruzione di tre distretti economici.

  •  Il distretto culturale della creatività.
  •  Il distretto della pratica sportiva.
  • Il distretto del riciclo creativo.

LA COMBA: Nessuna risposta ci è pervenuta su questo punto, pensiamo che sia un errore non voluto, e per correttezza abbiamo sollecitato una risposta a Barbara La Comba, che pubblicheremo appena arriverà, nel frattempo vi invitiamo a consultare il suo programma elettorale, che trovate alla fine.  (N.d.R.)

SALVETTI: Livorno per noi è una città europea e mediterranea, la visione di città che vogliamo disegnare sarà messa in atto con il piano strutturale, che seppur già approvato dall’Amministrazione uscente, e a nostro avviso insussistente, avrà bisogno di essere messo in pratica con un Piano Operativo.

Il nostro Piano Operativo sarà lo strumento per rilanciare il lavoro, anche in un’ottica di area vasta, e sicuramente con un ruolo centrale dell’Amministrazione Comunale. Il nostro Piano Operativo sarà attuato con un percorso di trasparenza e partecipazione, e verterà su tre linee direttrici: acqua, verde e futuro.

  1. L’Acqua indica come nostra priorità lo sviluppo del Porto in chiave strategica e il forte legame con la blu economy su cui vogliamo impostare il futuro di Livorno.
  2. Il Verde rappresenta la necessaria riconversione ecologica della città, sia negli aspetti quotidiani, che in quelli strategici, con particolare attenzione al recupero delle zone degradate, all’investimento nelle fonti rinnovabili per produrre energia e al riutilizzo dei rifiuti.
  3. Il Futuro non può che identificarsi nella capacità di Livorno di dare risposte lavorative qualificate ai cittadini. Il motore di questa capacità dovrà tornare ad essere la Pubblica Amministrazione, attraverso il reperimento di fondi europei o di altri enti superiori, l’elaborazione di linee strategiche e la collaborazione con privati, cittadini e associazioni di categoria.

Nel nostro programma abbiamo spiegato nel dettaglio ogni singola proposta di questi tre punti. Per rispondere alla domanda: chiaramente la logica di area vasta dovrà emergere di pari passo, nei collegamenti tra l’interporto e il porto. Le infrastrutture viarie e ferroviarie locali e nazionali, insieme alla Darsena Europa, saranno il complesso delle opere che porranno la città in una posizione di centralità nel mediterraneo, e che collegheranno direttamente l’economia livornese al cuore pulsante dei mercati europei. Tutto questo abbiamo intenzione di portarlo avanti (nel punto “Verde” trovate in dettaglio ogni proposta) con una particolare attenzione all’ecosostenibilità, al recupero di spazi inutilizzati e al diffondere il verde nella nostra città.

SORGENTE: Livorno ha bisogno di un patto per lo sviluppo tra pubblico e privato per condividere grandi obiettivi comuni quali il miglioramento e l’aumento dell’occupazione in città. Serve un approccio simile a quello che stiamo usando per la sfida di Livorno Capitale italiana della Cultura 2021: dialogo aperto con tutti gli attori del sistema Livorno, approccio di rete e sintesi a cura della parte pubblica. Credo che l’idea di un tavolo permanente con le associazioni di categoria sullo sviluppo economico dell’area livornese sia assolutamente interessante da questo punto di vista. Mi piacerebbe portarci dentro anche Autorità di Sistema Portuale e Università. Con il Comune di Livorno che poi fa sintesi e porta le istanze nei tavoli inter-istituzionali per l’area di crisi complessa, con Ministero dello Sviluppo Economico e Regione Toscana. Anche perché, se una parte dell’Accordo di Programma va semplicemente realizzata (vedi Zona Franca Doganale), un’laltra parte va sicuramente ridiscussa: 10 milioni di euro per le imprese fermi da due anni a Invitalia per la farraginosità dei suoi bandi sono un problema da superare rapidamente e noi proponiamo di convertirli tra protocolli di insediamento per PMI che puntano su economia circolare e blue economy – da aggiungersi ai 2 milioni già stanziati – e sgravi per il commercio di qualità che potrebbero rendere la città la “Porta del commercio Made in Tuscany”, dalla moda all’enogastronomia. Quanto all’area vasta, noi dialogheremo con tutti, ma penseremo prima a Livorno. Per troppo tempo questa città è stata trattata sulla scacchiera come una pedina, al massimo una torre, mentre noi vogliamo che sia la regina.

VITULANO: Il ruolo del pubblico, in questo caso quello del Comune, deve essere definito partendo innanzitutto dai poteri che gli sono attribuiti. E’ sbagliato e poco serio nei confronti dei cittadini fare affermazioni generiche e promesse che non potranno mai essere mantenute prima di tutto perché non si ha il potere di realizzarle. Un nuovo piano del lavoro deve per forza prevedere il Comune nel ruolo del regista, ovvero di un Ente che ha una visione globale della scena e della trama nella quale si devono muovere gli attori ed è capace di incidere su di essa nell’interesse della città. Gli attori sono in parte pubblici e privati. Ad esempio, il Comune siede nell’Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale, che è l’ente di governo del territorio portuale, insieme ad altri soggetti istituzionali (Regione, Ministero, etc) che compongono il comitato di gestione, a cui spettano decisioni strategiche vitali per l’economia portuale, come ad esempio l’adozione del piano regolatore del porto o il piano operativo triennale. E’ chiaro da questo esempio (ma possiamo pensare all’Interporto Toscano Amerigo Vespucci, o all’Aeroporto Galilei di Pisa, nelle cui società il Comune è socio e partecipa all’amministrazione) si può trarre la risposta: pubblico e privato sono legati indissolubilmente. Al pubblico spetta incentivare e al tempo stesso regolare l’iniziativa privata, anche in logiche più vaste di quella del territorio comunale, in modo che lo sviluppo si coniughi all’interesse dei cittadini, primo tra tutti quello al lavoro, e si inserisca al meglio nella visione complessiva della città.

Porto

2) Qual è il futuro del Porto di Livorno?

BRUCIATI: Il nostro porto ha potenzialità di crescita e sviluppo superiori a quelle della maggior degli scali italiani. E ha l’obbligo di metterle a frutto, se non vuol uscire dalle principali tratte turistiche e commerciali con le conseguenze economiche, sociali e culturali per la nostra città che sono facilmente immaginabili. Se da una parte il nostro scalo presenta alcune criticità infrastrutturali e infostrutturali, dall’altra è riuscito a mantenere negli anni una sua vocazione multipurpose. L’emendamento delle prime attraverso interventi di adeguamento alle caratteristiche dei nuovi traffici e la razionalizzazione della seconda (con una divisione fisica tra porto commerciale e turistico) si pongono come esigenze prioritarie per rilanciare il nostro porto all’interno degli scambi che avvengono nel Mediterraneo e per attirare nuovi investimenti che permettano allo scalo labronico di rinforzare una vocazione industriale e diventare non solo luogo di transito ma anche di trasformazione delle merci. In assenza di una politica di razionalizzazione delle aree e dei processi, di uno snellimento della burocrazia e di una lotta seria alle logiche clientelari qualunque progetto di adeguamento infrastrutturale non dettagliatamente proceduralizzato che preveda il concorso di capitale privato rischia di impantanarsi e naufragare.
È necessario potenziare il porto con la Darsena Europa, fondamentale al suo sviluppo in ambito internazionale, ma non riteniamo fattibile l’attuale progetto faraonico. Crediamo nella realizzazione di un progetto in versione ridotta (light), il quale oltre ad aver un minor impatto ambientale, consentirebbe una più facile intercettazione dei fondi ed una riduzione dei tempi di realizzazione, consentendo così una ridistribuzione degli spazzi portuali e una maggiore competitività del porto nel sistema globale.

A rafforzare la situazione attuale, ed in ottica di una realizzazione light della Darsena Europa, l’asso nella manica ancora non giocato del nostro scalo è la presenza di un ambiente retro-portuale unico, con l’Interporto Vespucci a soli 4 km e lungo una direttrice priva di ostacoli fisici allo sviluppo infrastrutturale. Il rafforzamento delle connessioni con l’Interporto Vespucci (oltre che con gli altri interporti) è di prioritaria importanza perché il porto di Livorno possa svolgere di fatto la funzione di porto gateway per i mercati dell’Europa centrale e orientale. Una maggiore integrazione tra porto e interporto avrebbe inoltre l’effetto di incentivare investimenti industriali nell’area di Guasticce e con significative ricadute occupazionali.
Il porto di Livorno deve tornare a guardare avanti, deve mettere in atto il piano regolatore approvato ormai 5 anni fa ma mai attuato, ma soprattutto deve, dopo anni di immobilismo, riaprire il ponte di di ingresso principale franato da tempo e mai ripristinato creando sinergia tra il piano regolatore portuale e il piano strutturale del Comune. Le guerre tra armatori continuano a generare arricchimento di pochi a discapito dei molti che ci lavorano, fondamentale per questo è il rispetto della regolamentazione del lavoro portuale (art 16, art 17) per contrastare il fenomeno sempre più emergente dell’auto-produzione. L’ingresso dell’alta tecnologia nell’organizzazione del lavoro dovrà andare di pari passo con l’aumento degli standard di sicurezza che nel nostro porto sono molto bassi. Ottimizzare i collegamenti con l’interporto per favorire lo sviluppo del settore del settore della logistica.
L’innovazione e la ricerca dovranno essere al centro di un progetto in grado di generare nuove professionalità con grandi specializzazioni nei settori di componentistica auto e cantieristica navale garantendo lo sviluppo delle rispettive filiere produttive.

Progetto Darsena Europa

LA COMBA: Il piano di finanziamento del porto è fatto con un fortissimo contributo dei privati, infatti è un Project Financing. La progettazione della diga foranea e delle opere di dragaggio – che sarà realizzata con finanziamenti pubblici, tra cui fondi europei – è stata aggiudicata nell’ottobre scorso al raggruppamento privato che ha avviato il progetto. Il terminale container che dovrà essere realizzato in project financing, invece, e questa procedura è in mano alla Port Autority ma la gara contiene ancora molte varianti non definite nel progetto. E’ in corso lo studio per lo scavalco ferroviario per il collegamento tra porto e interporto del valore di 23,8 milioni e il collegamento ferroviario interporto-Collesalvetti, cioè con la linea ferroviaria Firenze-Pisa (valore complessivo 80 milioni di euro), per il quale Rfi ha comunicato che si è conclusa la prima fase dello studio di fattibilità. Il progetto per la Nuova Darsena Europa di Livorno prevedeva nel 2015 l’avvio dei lavori entro il 2018 e la loro conclusione nel 2022. Oggi non abbiamo ancora il progetto del terminal da mandare in gara, c’è solo la manifestazioni di interessi, dopo la revisione richiesta dalla Regione con una riduzione dei costi previsti di 200 milioni, anche in forza del fatto che i privati disposti agli investimenti non si erano fatti avanti (costo budgettario attuale intorno ai 450 milioni). Intanto sono state realizzate le nuove porte vinciane.
Le certezze di ritorno dell’investimento ci sono, si tratta appunto delle concessioni che verranno rilasciate a chi realizzerà le opere.
La questione riguarda soprattutto l’uso del fosso dei Navicelli e l’apertura che permette di passare da questa via di accesso alla darsena Toscana. Per la verità, i Navicelli erano gestiti proprio dal Comune di Pisa e oggi sono di gestione Regionale. Si attende la conclusione della foce armata dello scolmatore per la e la realizzazione del nuovo ponte di Calambrone per poter avere l’immissione diretta in mare del canale dei Navicelli. Fino a quel momento, Pisa e Livorno non avranno alcuna voce in capitolo.
Il problema più semplicemente posto, potrebbe essere: quali le ricadute per Livorno se fosse completata davvero la Darsena Europa? Beh, enormi, Livorno avrebbe già da anni dovuto iniziare a modificare il suo assetto come previsto dalla VAS che ha anticipato il progetto, per accogliere sostenere e gestire le modifiche indotte dalla darsena Europa; cambio di viabilità, potenziamento dei servizi, compreso acquedotto e depurazione, modifiche importanti della viabilità, importante modifiche del water front della città e posizionamento anche di sistemi di mitigazione dell’impatto di inquinamento delle navi. La darsena Europa però impatterà soprattutto sulla parte nord appunto, in corrispondenza della radice che la collegherà a terra. Diverso l’impatto indotto sulla ridistribuzione del traffico e la concertazione di quello croceristico che prevedeva, nei faraonici progetti, che fosse spostato il depuratore e per cui mancano all’appello quasi 20 milioni di euro. Ambientalmente qualche problema c’è comunque, la darsena Europa non sarà neutra sull’effetto erosivo a nord del porto. Dal punto di vista dell’indotto sul lavoro, certo che ci saranno condizioni di stimolo alla sviluppo, ma solo se la città di Livorno saprà cogliere l’occasione ed avrà i soldi per adeguarsi, altrimenti potrebbe divenire una semplice appendice dormitorio di un mega-porto, e non credo che ci si possa permettere di scomparire. Per questo l’impegno è a rendere attrattiva e più accogliente Livorno in attesa di quando un giorno arriverà il completamento di quell’opera. Serve essere visionari sulla città se non vorremo perdere un’occasione da sfruttare al massimo. Serve una visione molto fredda degli impatti negativi in termini di consumo di risorse, di inquinamento e di traffico indotto se vorremmo che la qualità della vita a Livorno migliori. Serve che Livorno smetta di essere una città passiva rispetto alle sfide che sono in corso.
E se la Darsena Europa non sarà fatta? Ebbene, se siamo persone che vogliono bene a questa nostra città, dovremo avere un piano per sostenerla anche in questo caso. Forse ancora di più dovremo dare il massimo per non continuare a scivolare semplicemente nello spopolamento.

SALVETTI: Più che di porto penso sia utile parlare di economia del mare. Sono moltissime le attività legate al mare e non solo incentrate sul porto commerciale. In merito a quest’ultimo è la Darsena Europa l’opera principale che attiverà l’attrazione di traffici internazionali e ci potrà far cogliere tutte le potenzialità legate ai trend mondiali che sono già realtà. L’espansione a mare permetterà di superare problemi cronici del nostro porto ma è evidente che attendere la realizzazione della nuova darsena non può essere sufficiente. Perché il settore cresce e va avanti e necessita di correttivi ed infrastrutture viarie e ferroviarie continuamente migliorate. In tal senso sono fondamentali lo scavalco ferroviario che collegherà direttamente il porto all’interporto, i lavori di realizzazione del Microtunnel che permetterà di allargare il canale di accesso all’attuale porto commerciale, e la collaborazione nell’ambito della governance portuale che vede più enti coinvolti.
Legato al mare ritengo idonea e sostenibile l’ubicazione dell’atteso Porto Turistico nel contesto del Porto Mediceo e della Darsena Nuova, atta ad ospitare anche la nautica sociale.
Intendo tutelare e valorizzare la Livorno ipogea delle cantine e la peculiarità tutta livornese della presenza delle barche che portano il mare in centro città. Serve poi completare le previsioni urbanistiche per la nuova stazione marittima e creare un forte legame tra la città ed il porto turistico. Serve lavorare molto per puntare all’aumento del traffico crocieristico con particolare attenzione alle crociere di testa.
Livorno è anche una delle capitali mondiali della Nautica grazie alla presenza in Città di un Cantiere tra i più importanti d’Europa. Occorre uno sforzo, anche culturale, per far si che questa presenza possa rappresentare in futuro anche più che nel presente, uno dei punti di forza della Città per essere competitiva e anche attrattiva verso altre imprese.

SORGENTE: Il Porto di Livorno deve puntare alla realizzazione di quanto scritto nell’Accordo di Programma: Zona Franca Doganale e Darsena Europa Light. Noi diciamo molto chiaramente che vogliamo poche cose dal Governo, ma certe. Vogliamo l’area portuale e retroportuale Zona Franca Doganale, per sviluppare logistica e produzione, e vogliamo l’espansione a mare. Ma, per quest’ultima, continuiamo ad insistere sul punto: serve un bando pubblico per trovare il privato co-finanziatore, altrimenti rimarrà un miraggio, e vogliamo il rispetto delle leggi esistenti in materia ambientale. Sembra incredibile doverlo dire, ma è bene precisarlo. Infine dobbiamo rafforzare quei settori dove già il Porto sta andando molto bene, dal traffico croceristico che quest’anno sfiorerà le 900mila presenze, al ro-ro. E’ fondamentale continuare il percorso per riattivare i bacini di carenaggio ed il settore delle riparazioni navali, i quali sono una grandissima risorsa occupazionale della città. Se posso dire, avrei anche un’idea in linea con Livorno Capitale italiana della cultura 2021: siamo già l’unico modo per raggiungere Gorgona e Capraia, ci manca l’Elba. Sarebbe bello avere almeno una nave passeggeri che porti le persone da Livorno all’Elba e viceversa, quantomeno fino alla fine della 398 che oggi congestiona Piombino da giugno a settembre.

VITULANO: Il futuro del Porto di Livorno passa innanzitutto per il completamento del progetto Porta a Mare, oltre che per la più rapida esecuzione del piano della Piattaforma e Darsena Europa. Porto Turistico, Bacini di Carenaggio, Stazione Marittima, Darsena Europa. Perché il Porto di Livorno non è e non può essere solo traffico containers nella sua area settentrionale, ma deve essere un hub crocieristico non di transito e una struttura diportistica serviti tutti da bacini di carenaggio di primaria importanza. Il tutto collegato infrastrutturalmente con Aeroporto e Interporto. Il completamento di questo sistema integrato significa il raggiungimento di un livello esponenziale di posti di lavoro, legati a ciascun terminale della rete, direttamente e per induzione, a cascata, anche nel commercio, nella ricettività alberghiera e in tutta l’economia cittadina non portuale.

Rifiuti

3) Quale futuro per il sistema dei rifiuti?

BRUCIATI: Il sistema di raccolta e gestione rifiuti deve essere radicalmente ripensato, a cominciare dal cambio dei vertici aziendali di Aamps e dall’inserimento nel CDA di una rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici.
Il percorso del sistema di raccolta porta a porta non dovrà essere messo in discussione a livello di principio (secondo noi continua ad essere il miglior modello per ottenere rifiuti di qualità riutilizzabili) ma migliorato a livello organizzativo e logistico per venire incontro alle esigenze e alle difficoltà di chi usufruisce del servizio e di chi, attualmente, vi lavora in condizioni non accettabili sul piano sindacale e costituzionale.
L’introduzione della tariffazione puntuale, unico modo per far pagare meno a chi differenzia meglio, è un punto centrale di questo processo di miglioramento.
La previsione di medio-lungo periodo dovrà poi essere quella di pianificare lo spegnimento del termovalorizzatore con un piano industriale che permetta la costruzione di altri impianti di gestione del rifiuto indifferenziato (trattamento a freddo) o dei materiali di seconda vita ( carta o multimateriale) all’interno di quell’economia circolare contenuta nel paradigma del distretto del riciclo creativo citato in precedenza. In questo percorso non un posto di lavoro deve essere perso e tutti gli attuali occupati nel settore del termovalorizzatore dovranno aver garantita una nuova collocazione.

LA COMBA: Il sistema dei rifiuti: innanzitutto dobbiamo smettere di pensare che sia “Locale”. La materia della pianificazione nella gestione dei rifiuti è Regionale. La stortura oggi deriva dal fatto che Livorno è uscita dalla pianificazione di ambito. Questo non significa necessariamente che sia stato un male, visto l’immobilismo e la cecità di molte scelte alla base dell’ondata di protesta popolare, ma che se si deve amministrare un settore del genere si deve capire che l’autosufficienza è impossibile a meno di avere sul territorio tutti gli impianti necessaria a trattare l’intera filiera. Le aziende che si occupano di recupero di materia si trovano al di fuori del nostro territorio. Noi oggi non abbiamo, dopo la chiusura di molte aziende in passato presenti, impianti di recupero a Livorno, ma semplici piattaforme di smistamento piu’ o meno spinto. AAMPS sta realizzando la piattaforma di compattazione della carta dentro al Picchianti, ma ancora va avviata la modifica ai digestori anaerobici di ASA per permettere il recupero del bio-metano e la riduzione dello smaltimento della frazione organica. Le altre matrici, se non sarà creato un polo di industrie dedite al riciclo, magari nelle aree retro portuali che la Regione dovrà aiutarci a Bonificare, dovranno essere date fuori. Ogni smaltimento di materiale di raccolta, soprattutto se la raccolta differenziata è fatta male come ora (oltre il 20% di scarto) genera un rifiuto che torna indietro verso discariche o inceneritori. Se chiudessimo l’inceneritore, quei costi che oggi sono un guadagno, sarebbero tutti sulle nostre spalle. Conclusione? Se si vuole spegnere l’inceneritore si devono fare investimenti su altri impianti e quando si spegnerà, dovremo appoggiarci alla politica regionale per smaltire il residuo da qualche altra parte a costi maggiori. Quindi, la bufala che da soli è meglio è non solo una sciocchezza, ma una bolla che ci ha isolato e non ci permetterà di spegnere quell’inceneritore.

SALVETTI: La raccolta porta a porta, integrata dai cassonetti ad accesso controllato, rappresenta un ottimo modello di raccolta. Ma a Livorno è stata introdotta troppo in fretta, per ragioni elettorali. Bisognerà rivedere tutte le zone che presentano criticità per trovare le soluzioni adatte, ad esempio incrementando i bidoni, migliorando gli orari, introducendo nuove isole ecologiche, ecc. E per completare il percorso, bisogna attivare prima possibile la tariffa puntuale in base alla quale chi più differenzia meno paga, anche se saranno necessari degli aggiustamenti (investimenti) che permettano la misurazione. Ma la raccolta differenziata da sola non basta, occorre puntare al riciclo effettivo. Per questo bisogna creare le condizioni per realizzare a Livorno un distretto di economia circolare destinato alla lavorazione e al riciclo dei materiali raccolti che porti nella nostra città lavoro e sostenibilità. Occorre però farlo in sinergia con gli altri comuni dell’area vasta, perché servono investimenti in impianti industriali avanzati, e Livorno da sola non basta. In questa ottica, all’interno di un percorso di responsabilità che coinvolga tutta l’area vasta ed il territorio regionale, per l’inceneritore di Livorno deve essere previsto un programma di progressiva dismissione. Livorno non è una città banale, per questo vogliamo per la nostra città un progetto ambizioso ma necessario, Livorno Plastic Free. Bisogna eliminare nel giro di 10 anni tutta la plastica in eccesso (imballaggi, sacchi, ecc) non solo quella mono uso. Ed il Comune si deve impegnare maggiormente per favorire il mercato dei prodotti riciclati (panchine, ecc) al fine di rendere produttiva e concreta la raccolta differenziata (Livorno Circular City).

SORGENTE: Quello che abbiamo tracciato: il “buon porta a porta” come lo abbiamo chiamato, con più informazione, più passaggi e un’Isola ecologica a quartiere anche mobile (EcoBus). Siamo arrivati quasi al 70% di raccolta differenziata, possiamo arrivare oltre il 90%. Certo servirà in questo anche avere un impianto di trattamento meccanico biologico funzionante che sostituirà l’inceneritore e ci permetterà di aumentare il recupero di materiali rivendibili sul mercato. Su questo argomento, pochi giorni fa l’Assemblea dell’ATO Costa ha approvato un documento nel quale (finalmente) si tiene di conto della nostra volontà politica: questo semplifica il processo e rende ancora più vicino lo storico obiettivo di chiusura dell’inceneritore. Parliamo di un modello di economia circolare finalmente operativo in tutto e per tutto. E qui gioca un ruolo decisivo quella ricerca applicata che abbiamo fatto insediare nel nostro Polo tecnologico diffuso, tra Dogana d’Acqua e Scoglio della Regina. Vogliamo che il Polo dell’Economia Circolare, promesso dalla Regione, trovi in Livorno esattamente un punto chiave per recupero e riciclo della materia prima seconda.

VITULANO: Sì allo spostamento del Rivellino dalla Venezia, sì ovviamente alla raccolta differenziata, ma con un significativo aggiustamento di rotta. La città non è un blocco monolitico da trattare in un solo modo. Deve essere innanzitutto riconosciuta la sensibilità di ciascuna zona cittadina, perché il porta a porta non può essere eseguito con gli stessi criteri in quartieri con strade di diversa larghezza, marciapiedi che possono o non possono essere ingombrati dai mastelli di diverse dimensioni. Da una capillare e adeguata mappatura della città , quartiere per quartiere, strada per strada, devono scaturire interventi diversi: bidoncini, cassonetti intelligenti di misura adeguata, piccole aree ecologiche di raccolta ad uso di zone densamente abitate, aree ad hoc nelle zone in cui vi sono esercizi commerciali che producono quotidianamente quantità di rifiuti (es. ristoranti). Una città sana, ma al tempo stesso decorosa.
E poi, parallelamente, incremento massimo delle politiche e delle pratiche di riciclo e riuso, a tutti i livelli, partendo dalla diffusione della cultura ecologista in ambito scolastico.

Mobilità e ambiente

4) Parlando di uno stretto rapporto tra mobilità e politiche ambientali, come andrà impostato il futuro di Livorno?

BRUCIATI: Una revisione altrettanto drastica dovrà essere operata nel settore della mobilità urbana dove la convenzione con Tirrenica mobilità andrà rivista per avviare una progressiva diminuzione del numero degli stalli blu e una re-internalizzazione del servizio all’interno della gestione pubblica per evitare, ad esempio, l’attuale lievitazione dei costi relativi all’uso del suolo pubblico da parte dei commercianti.
La mobilità dovrà essere armonizzata attraverso uno studio del territorio e una redazione accurata del PUMS (piano urbano della mobilità sostenibile) che dovrà essere calibrato nell’ottica di un sempre minore impatto ambientale da parte degli agenti inquinanti.

LA COMBA: Qui la risposta è in realtà facile: serve quello che l’amministrazione ha solo messo a bando, il PUMS Piano di Mobilità Sostenibile abbinato al Piano Unico del Traffico. Procedimenti costosi e complessi che però ci devono portare a dare tutte le risposte in modo coerente ed integrato. Di sicuro le strategie per sostenere una migliore mobilità devono passare non solo da un migliore ridistribuzione del traffico, (passaggio obbligato con i progetti del porto) ma anche dalla realizzazione di sistemi di scambio adeguati con una mobilità alternativa pubblica. Anche qui, servono investimenti.
L’elettrificazione della banchina, non è un sistema né lungimirante né all’avanguardia, è stato un errore progettuale clamoroso, motivo per cui quell’impianto è spento ed abbiamo denunciato più volte la questione alle autorità nonché c’è stato un processo contro Autorità Portuale per la mancata funzionalità di questa opera, processo ovviamente finito con un nulla di fatto. Se si elettrifica una nave serve”la presa”, e le navi nel mediterraneo non la hanno. Non solo, serve una alimentazione elettrica a terra paurosa, tale per cui dovremmo riaccendere la centrale Enel per dare energia elettrica alle navi da crociera che viaggiano a decine di megawatt.
Oggi esiste la tecnologia, ci discussi con Nogarin in campagna elettorale 2014, è la tecnologia di conversione dei motori a LNG. Non ci sono altre tecnologie pulite in grado di dare risposta, ma devono investire gli armatori su questo, e qui solo l’autorità portuale potrebbe fare da tramite con le aziende leader proprio in questo settore che sono proprio qui presenti. Sono fra le poche che Invitalia ha finanziato nel nostro territorio oltretutto…

SALVETTI: Livorno ha bisogno di una svolta verso la mobilità sostenibile, che contribuisca a migliorare la qualità dell’aria e a rendere meno stressanti e più sicuri gli spostamenti. Per raggiungere questo obiettivo non si può procedere attraverso interventi improvvisi e scollegati l’uno dall’altro, senza coinvolgere e motivare la popolazione. La politica non può, in particolare, ‘moralizzare’ i comportamenti dei cittadini dall’alto, senza aver costruito percorsi condivisi e partecipati, che promuovano la presa in carico collettiva dei problemi da risolvere. Occorre piuttosto entrare nella logica della pianificazione integrata, che parte proprio dall’analisi attenta dei dati disponibili e dall’ascolto e dal coinvolgimento dei vari portatori di interesse (dai residenti ai commercianti), e che mira a trovare strategie che possano essere poi adottate in modo responsabile e motivato dalle persone. Tutte le misure restrittive del traffico, ad esempio, devono essere messe in atto in modo graduale, garantendo ai cittadini strumenti compensativi, che garantiscano un miglioramento, e non un peggioramento improvviso, della qualità di vita. Se vogliamo scoraggiare l’uso del mezzo privato, cosa di fondamentale importanza, bisognerà rendere più efficiente il servizio pubblico, programmando anche un sistema di incentivi per chi lo usa, e facilitare la mobilità dolce, con una rete ciclabile più definita e capillare. Questa è la strategia che potrà portare ad un PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) efficace, che dovrà tra l’altro affrontare la questione della ‘sosta’, all’interno di una visione complessiva della città e dei suoi spazi. Non ha infatti senso promuovere una politica che da un lato rende molto onerosa la sosta in alcune zone della città, e dall’altro, attraverso gli stalli blu, rende impossibile la vita di molti residenti, trasformando di fatto la città in un parcheggio.

SORGENTE: Livorno ha 62 auto ogni 100 abitanti, quasi il doppio di Madrid. Dobbiamo insistere nella direzione presa: scoraggiare l’uso del mezzo privato, ma con maggiore ascolto delle necessità della cittadinanza. Abbiamo aderito alla campagna “10 minuti”, promossa dalla FIAB e da una fitta rete di associazioni cittadine, che contiene molte idee che ci sentiamo di sposare completamente e che sono, in buona parte, già contenute nel nostro programma.
Lo scopo comune deve essere quello di avere a Livorno una mobilità sostenibile diretta a superare i seguenti problemi: incidentalità ancora elevata a causa della percezione della sicurezza, qualità dell’aria ed acustica da migliorare ulteriormente specie in alcune zone cittadine, scarsa vivibilità degli spazi urbani, congestione presso i poli attrattivi (scuole, stazione, ospedale, mercati, centro città). Un ulteriore sviluppo della mobilità sostenibile contribuirà ad aumentare le opportunità di occupazione, creando attività specifiche e richiamando turisti su percorsi tematici: una città silenziosa, pulita e ordinata è più invitante da visitare. La percezione del vantaggio dei mezzi privati (flessibilità di percorsi, orari) è spesso solo presunta e il cambiamento non potrà che essere graduale attraverso un percorso progressivo che dovrà essere incentrato sui seguenti punti principali: potenziamento ed incentivazione del trasporto pubblico e condiviso, moderazione della velocità dei veicoli e rendere sicuri incroci ed intersezioni e limitazione nel centro città gli spostamenti non indispensabili con l’uso del mezzo privato. Tutto questo deve essere affrontato nella redazione del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) che sarà predisposto a seguito di un percorso partecipativo, che è già finanziato e per il quale è stata recentemente assegnata una gara.

VITULANO: Nel nostro programma trattiamo l’aspetto della mobilità e del suo rapporto con l’ambiente sotto due aspetti. Da un lato, l’impostazione di Livorno bike friendly è auspicabile, ma non basta saturare di piste ciclabili il territorio, se non si inserisce questa rete in un ambito di viabilità compatibile. Diventa addirittura pericoloso, come ad esempio a Colline, se la pista corre accanto agli stalli, creando i presupposti per incidenti tra automobilisti e ciclisti. E gli stalli non devono essere un collettore di denaro, ma una soluzione di parcheggio, mentre oggi sono stati pensati e realizzati senza alcuna razionalità, riducendo le carreggiate di molte strade cittadine, col risultato di peggiorare la viabilità e incrementare l’inquinamento per effetto degli ingorghi, insieme alla pessima gestione delle rotatorie, oltre a sovrapporre i diritti di chi parcheggia a pagamento con quelli dei residenti che sono costretti al salasso della lettera e poi non trovano un posto. Anche qui l’intervento deve essere mirato a riportare la razionalità al primo posto, coniugando ambiente e diverse caratteristiche della città e delle esigenze dei cittadini, in prospettiva di interventi strutturali più ampi per portare le auto fuori dal perimetro centrale, attraverso un sistema di parcheggi scambiatori e di trasporto a breve raggio che funzioni.

Ambiente e questione idrogeologica

5) I candidati come intendono affrontare la questione idrogeologica a Livorno?

BRUCIATI: Le questioni legate all’ambiente non possono più essere derogate e o rimandate. La nostra città è sottoposta a gravi rischi industriali (incendi, esplosioni, rilascio di sostanze tossiche), a rischio sismico, rischio idrogeologico e meteo-idraulico. L’amministrazione comunale svolge un ruolo fondamentale nell’ambito dell’attività di pianificazione di protezione civile e di direzione dei soccorsi.
I rischi collegati al nostro territorio, come abbiamo visto, sono molteplici e ciò che occorre è un completo ripensamento delle modalità di approccio al rischio, di coinvolgimento della cittadinanza, di sensibilizzazione ai temi legati alla gestione della protezione civile e della fase post emergenziale.
In collaborazione con gli altri enti preposti al controllo e alla pianificazione del territorio ( Regione e Ministero) dovrà essere potenziato il settore della protezione civile e istituita una “Conferenza Permanente sulla Protezione Civile” che con un primo incontro non appena insediato il nuovo Consiglio Comunale e quindi con riunioni minimo semestrali e fattiva partecipazione dei Comuni del territorio, della P.C. regionale, istituzioni e rappresentanze dei cittadini, porti avanti discorsi di organizzazione comune, resilienza territoriale, autotutela.

Vecchio ponticello sulla foce del Rio Maggiore

LA COMBA: Lo stombamento del rio Maggiore non ci trova concordi e molti tecnici hanno remore, semplificando al massimo, lo stombamento non riguarderà la foce che rimarrà chiusa da una galleria che attraversa l’Accademia, per cui se prima l’acqua incanalata poteva uscire in sovrappressione, se estubato il rio potrebbe allagare anche se con meno forza, più frequentemente. Per questo saranno realizzati ponti ed argini, un’opera davvero non molto…logica.
Drammatica invece è la scarsa qualità dei lavori fatti sull’Ugione, in questi giorni sono state evidenziate numerose zone di cedimento e drammatico il fatto che non si parli della necessità di stombamento di molti altri rii in città solo perché questi sarebbero a carico del comune ed il comune non ha i soldi per adeguarli.
Discorso a parte riguarda la protezione civile. Quando parliamo della sicurezza parliamo di piani di emergenza per la popolazione integrati fra porto e città e di vigilanza sui traffici anche delle armi. Quando parliamo di una città più sicura pensiamo ad un’organizzazione adeguata della protezione civile fatta di professionisti e volontari che vengano formati adeguatamente e non sostituiti da società esterne. Ed anche qui, il tema sarebbe lungo per cui vi invito a venire l’8 marzo al cisternino per un convegno organizzato dal Comitato Alluvionati.

SALVETTI: Pensiamo che l’intervento della Regione sia stato un primo passo positivo, e all’Amministrazione uscente risponderei che la cura del territorio deve essere una pratica di tutti i giorni. Per questo quello che vogliamo fare saranno due linee di intervento principali: una preventiva e l’altra postuma. Lavorare per trovare al più presto risorse da destinare al dissesto idrogeologico della nostra zona e attuare la sezione del nostro Piano Operativo legata al Verde. Un’altra priorità assoluta è quella di un nuovo Piano di Protezione Civile per gestire le emergenze. Un Piano che è stato prima bocciato, poi rimandato dalla Giunta Nogarin e che non è ancora arrivato.

SORGENTE: E’ fondamentale che il Piano “Proteggi Italia”, varato dal Presidente del Consiglio Conte, che stanzia 11 miliardi di euro per il dissesto idrogeologico, diventi operativo anche nel nostro territorio, perchè, per la regione Toscana, sono stanziati ben 68 milioni di euro. Questa cifra è destinata a due soli eventi calamitosi: l’alluvione di Livorno del settembre 2017 e le ultime mareggiate di pochi mesi fa. Tali importanti risorse transitano appunto dalle regioni: per questo stiamo aspettando la convocazione da parte della Regione Toscana per poter parlare in concreto di questi stanziamenti. In data 1 marzo, nel corso di una riunione tecnica presso il Genio Civile, un dirigente regionale, interpellato in merito, ci ha risposto che nel giro di una settimana/10 giorni saremmo stati riconvocati su questo importante tema. Stiamo ancora aspettando e temiamo di essere costretti a sollecitare il Presidente Enrico Rossi, affinchè queste risorse siano velocemente utilizzate per completare il lavoro di messa in sicurezza del territorio post-alluvione, con particolare riferimento al corso del Rio Ardenza, che risulta attualmente meno finanziato rispetto al Rio Maggiore. Per fare un esempio concreto, il ponte a campata unica che dovrebbe sostituire i Tre Ponti, necessario per mettere in sicurezza la foce del Rio Ardenza, sarebbe potenzialmente finanziabile con queste risorse. E’ fondamentale quindi non perdere altro tempo e chiarire come stiano le cose, perché le risorse del Governo ci sono: ormai abbiamo compreso che Rossi si sta comportando in modo non molto corretto, in campagna elettorale, però riteniamo che la/il prossima/o Sindaca/o debba immediatamente prendersi a cuore questa situazione, subito dopo le elezioni. Abbiamo approvato un nuovo Piano Strutturale che tiene di conto con forza di quanto accaduto il 10 settembre 2017: l’approvazione del piano infatti è slittata a seguito dell’alluvione, proprio per inserire all’interno dello stesso documento ulteriori aree a rischio alluvionale e con tempi di ritorno conformi al tragico evento accaduto nella nostra città. Nel piano strutturale abbiamo anche posto finalmente un limite preciso al territorio urbanizzato, frenando finalmente l’espansione urbanistica della nostra città. Stiamo portando avanti la redazione del nuovo Piano di Protezione civile che dovrà tenere conto anche del PGRA (Piano Gestione Rischio Alluvioni) e della nuova normativa nazionale in merito. Stiamo predisponendo un percorso partecipativo che affianchi efficacemente la redazione tecnica di questo piano, per il giusto coinvolgimento della cittadinanza in merito.

VITULANO: Innanzitutto deve essere approvato il piano della protezione civile, che manca dal 2011! Deve essere costruita una struttura adeguata, formata da tecnici, in grado di leggere i dati e tradurli in azioni concrete. Oggi questo, nonostante la tremenda vicenda cittadina, non esiste. Da lì, i tecnici, a tutti i livelli, predisporranno e attueranno tutto quanto necessario per mettere in sicurezza il territorio, in primis un piano organico di manutenzioni. Contestualmente, tutta la materia urbanistica deve essere trattata con la priorità del rispetto della morfologia del luoghi, impedendo qualunque azione che possa portare soltanto il minimo rischio.

Turismo e cultura

6) È possibile elaborare una strategia di sviluppo del turismo in un’ottica culturale?

BRUCIATI: Bruciati ha risposto a queste ultime due domande accorpandole proprio per lo stretto legame tra queste tematiche. Trovate la risposta completa alla domanda successiva.

LA COMBA: Il turismo deve diventare davvero finalmente un’eccellenza. Un piano del turismo coraggioso, concreto, che focalizzi su progetti che inneschino un cambiamento radicale nel modo di accogliere di Livorno. Investimenti in servizi ed nuova regolamentazione di accesso alle aree di eccellenza, Venezia, Fortezze e Lungomare, con soluzioni innovative già sperimentate in molte città. Per far crescere e sostenere l’imprenditorialità, per far uscire la città dall’isolamento in questo settore, riteniamo fondamentale che l’Amministrazione, in coordinamento con gli imprenditori locali, sostenga la creazione di una adeguata offerta per turismo croceristico e per chi passa anche per po All’isola d’Elba esiste la Tassa di sbarco. Con questa tassa che pro capite vale pochissimi euro si finanziano opere pubbliche. A Firenze, Pisa, Lucca, per ogni pullman, la tassa di accesso e’applicata da anni e non inibisce certo il turismo. 100, 300 euro a pullman solo per scaricare i turisti sono milioni di euro in fondo all’anno che servono a finanziare anche in questo caso opere ed infrastrutture. Livorno non si può permettere di riqualificare il centro in modo adeguato. Non abbiamo soldi per riparare le strade. I mezzi di trasporto turistico sono scarsi. Per non parlare dell’accoglienza, la mancanza di indicazioni, un ufficio del turismo nascosto e poco sviluppato, la mancanza di pacchetti che promuovano il commercio. Il mercato ha una una piazza del Buontalenti tutta da ristrutturare. Iniziative ed eventi cittadini per il turismo costano. I musei da rendere economicamente sostenibili. Un cane che si mangia la coda il fatto di non avere da offrire in modo organizzato ciò che di bello Livorno ha. Ed in tutto questo, secondo il diritto, il porto che accoglie le navi fa ricadere sulla città buona parte dell’impatto ambientale senza alcuna compensazione. Non e’mai stato fatto non perché questo ledesse gli interessi della città, ma quelli di Porto 2000 che prende 24 euro a pullman, tanto per fare un esempio. Avete letto penso in questi giorni il livello di “irregolarità'”nella condotta di quel sistema autarchico rispetto agli interessi cittadini. Quindi, su cosa si discute? Gli interessi del porto devono avere ricadute importanti per la città, il turismo dal porto, e’l’unico motore oggi rapidamente ricostruibile per dare fiato ad una economia che avrebbe appunto ottime basi di sviluppo. La riconversione da città industriale a città nel turismo costa. E dobbiamo usare il credito accumulato nei confronti di chi gestisce il porto in modo da poter tornare ad essere attrattivi.

SALVETTI: Non solo è possibile, ma direi e doveroso. Intanto da Livorno transita un flusso enorme di turisti che accedono ai tesori della Toscana proprio attraverso la sua porta a mare. Livorno appunto. E’ un turismo che cerca arte ma anche svago e divertimento, buona cucina e occasioni di socializzazione. Il binomio Livorno/Città d’arte toscana credo sia ineguagliabile in Europa e probabilmente nel mondo.
Occorre lavorare perché questo turismo includa Livorno nel proprio tour non come accesso occasionale ma come precisa e riconosciuta opportunità ricreativa. Accordi con le società crocieristiche, invogliate da un rapporto chiaro e formale con l’amministrazione e gli operatori culturali cittadini del settore capaci di offrire accoglienza, ospitalità, offerta culturale. La città deve essere invogliata a mettersi a disposizione di chi passa dalla nostra porta a mare, offrendo la propria schiettezza, i propri tesori naturali (per primo il mare), la propria enogastronomia, la propria direi “filosofia di vita”. Proprio per questo occorre rinnovare tutta l’offerta culturale estiva mettendo a sistema gli eventi della stagione in un unicum da offrire alla città e a chi la visita. Dalle gare remiere, alle iniziative legate al cibo, Effetto Venezia (magari esteso a più eventi estivi), e finalmente un grande festival mascagnano. Partendo dal periodo d’oro del turismo nazionale (l’estate), Livorno potrà trovare occasione, spunto e risorse (innanzitutto quelle legate ai bandi europei), per farsi conoscere ed estendere le iniziative culturali anche agli altri periodi dell’anno, con una programmazione teatrale e concertistica finalmente elevata per qualità ed eterogeneità.

SORGENTE: I dati delle maggiori entrate (quasi raddoppiate negli ultimi tre anni) della tassa di soggiorno, ci confermano quanto il turismo ultimamente sia aumentato nella nostra città. Occorre sviluppare però una vera “cultura del turismo” a Livorno e questo sarà possibile solo continuando a coinvolgere gli operatori del settore, assieme alla rete culturale cittadina. E’ necessario quindi istituire un Tavolo del Turismo, nel quale Amministrazione comunale e operatori si interfaccino con continuità sui vari progetti in itinere e su nuove progettazioni da sperimentare. La definizione di un nuovo “brand” della città avverrà attraverso un percorso di “branding policy” partecipata. Ovvero un coinvolgimento massivo di tutti i quartieri della città e delle intelligenze che vi risiedono in un percorso partecipativo finalizzato alla ridefinizione in chiave contemporanea di una identità condivisa, che sarà il nuovo motore di sviluppo del turismo e di un rinnovato e naturale senso di appartenenza cittadino. Lo sviluppo del turismo in chiave culturale sarà possibile mettendo a sistema le realtà cittadine che producono cultura, affinché il nostro patrimonio culturale e museale cittadino si integri con gli aspetti proattivi della cultura, volti alla produzione artistica.

VITULANO: La nostra visione di Livorno è quella di una città euromediterranea, che si presenti al visitatore sul modello di Bilbao. Il sistema delle Fortezze può rappresentare dal punto di vista architettonico e logistico, insieme alla Venezia nel suo complesso (col Museo della Città), un vero e proprio polo museale che si offra ai turisti come un percorso organizzato, inserito in un circuito più ampio, con gli altri musei, Villa Mimbelli e il Museo di Storia Naturale, insieme alle altre ‘stazioni’ di un itinerario culturale che comprenda la casa natale di Modigliani, il Teatro Goldoni e gli altri monumenti di valore storico e culturale, quali la chiesa degli Olandesi, i cimiteri monumentali. La gestione di un grande cartellone razionale da parte della figura del City Event Manager, che integri e armonizzi eventi e festival, non solo culturali, ma anche sportivi, la sinergia con i musei Fiorentini (Uffizi ma non solo), per costituire una sorta di ‘filiale’ di essi, consentirà di avere l’intero anno ‘occupato’ senza sovrapposizioni, dando il giusto spazio anche a eventi minori, creando una piena collaborazione con tutte le associazioni culturali, che saranno chiamate a fornire le proprie competenze e risorse. In questo modo sarà possibile trattenere i turisti oggi in transito, trasformando Livorno in una tappa di un percorso, e non in un hub di smistamento verso le città d’arte toscane o verso le isole.

Cultura

7) Livorno è percepita come un ambiente culturalmente e artisticamente prolifico, quelli che mancano però sono spazi e luoghi di aggregazione, che mettano a frutto questi talenti musicali, culturali e artistici in un’ottica sinergica e strutturata. È possibile favorire una tale aggregazione mirata ad un rilancio dell’arte e della cultura a Livorno, e in caso come.

BRUCIATI: Cultura e sport, secondo la nostra visione, non devono più essere orpelli o accessori secondari ma strumenti di reale crescita economica e occupazionale.
Il distretto culturale della creatività è un processo che, partendo dalla rigenerazione di spazi pubblici non utilizzati (un enorme patrimonio per il comune di Livorno, basti pensare alle aree industriali dismesse, agli ex macelli, ai capannoni dell’ex Pirelli) e dalla valorizzazione delle realtà esistenti in ogni ambito della creatività e della cultura, dal cinema al teatro passando per la danza, le discipline plastiche e pittoriche e l’artigianato artistico, alla costruzione del percorso di “Livorno Underground” (attraverso il sistema dei fossi e delle cantine, il vero oro che la città ha a disposizione) di un Cineporto e della Casa del Cinema e delle le piazze del sapere, unisca la tradizione alla contemporaneità.
Livorno non ha bisogno di un sistema culturale centralizzato bensì di generare una crescita esponenziale di tutte quelle piccole realtà che, inserite in una comune logica di crescita, anche all’interno di un’area vasta che vada oltre il provincialismo livornese, potranno raggiungere livelli di eccellenza ancora maggiori rispetto a tutta l’ottima offerta già presente sul territorio.
Solo all’interno di questo nuovo sistema produttivo, secondo noi, potranno essere incentivati anche i traffici legati al turismo al quale si lega, inevitabilmente, tutto il settore del piccolo commercio cittadino che deve tornare ad essere messo al centro di quelle che sono le politiche legate alla gestione della mobilità e della fiscalità locale.

LA COMBA: A questa domanda rispondo facilmente, coinvolgendo professionalità e volontariato in questo settore, evitando il sistema delle amicizie e delle appartenenze politiche: la cultura deve davvero essere libera in questo senso di crescere e di raccogliere le migliori proposizioni. Il problema torna sempre lo stesso però, se da una parte dovrebbe esserci una apertura anche ad usi alternativi dei luoghi inutilizzati del patrimonio pubblico, è vero che anche questo settore richiede investimenti, e quindi per Livorno è strategico far ripartire l’economia anche per sostenere la cultura. Nei poli museali poi, dobbiamo raggiungere la sostenibilità economica che oggi non c’è. Riguardo la valorizzazione del demanio, molti edifici sono stati già valorizzati, come lo scoglio della regina o dogana d’acqua, ma sono vuoti, Valorizzare significa progettare ed inserirci dentro attività che si sostengano economicamente. No la domanda non è assolutamente banale. La risposta, è davvero complicata, certo, ancora mancano da spendere poco meno di cinque milioni di euro per il polo di ricerca che la regione ha finanziato per creare posti di lavoro, penso che forse, varrebbe la pena fare un progetto davvero innovativo.

SALVETTI: Se voi scorrete le pagine del nostro programma troverete la ricorrenza di tre parole-chiave: cultura-spazi aggregativi-sicurezza. Mai come in questo momento storico, e da nessuna parte come a Livorno, la cultura può svolgere una funzione vitale e quasi taumaturgica per tutta la nostra città. A mio avviso l’era dei social media rende ancor più urgente un controbilanciamento delle reti digitali con reti di relazioni umane significative e valoriali. Per fare ciò occorre superare l’eterna fase dell’ascolto di esigenze ormai diffuse ed impellenti, e passare ai fatti. L’amministrazione può e deve fare molto. Un censimento di ogni risorsa immobiliare pubblica e privata di ogni spazio disponibile ad impiantare attività informali di stampo culturale e associativo, da mettere a disposizione degli operatori culturali cittadini. Occorre tirare su saracinesche, riaprire porte, ridipingere e colorare stanze, magazzini, garages, dando nuova vita a quartieri e strade. L’amministrazione può mettere a disposizione spazi pubblici, offrire ausilio amministrativo e burocratico ai richiedenti spazi. Chiunque sarà in grado di produrre progetti, meglio se in condivisione con altre realtà territoriali, potrà contare sulla sua amministrazione per vedersi assegnato uno spazio, un ufficio per il disbrigo delle spesso complicate pratiche organizzative. E poi i finanziamenti. La nuova amministrazione metterà a disposizione uno sportello con consulenti in grado di offrire consulenza e agevolare il found rising per progetti significativi e di valenza sociale e culturale. Cento locali aperti per illuminare nuovamente la città e per contrastare l’ombra della paura sociale e della diffidenza.

SORGENTE: E’ possibile se riusciamo a creare le giuste sinergie a vari livelli: dal punto di vista cittadino, riuscendo a mettere insieme i tanti soggetti che abbiamo in città e che vogliono confrontarsi nello sviluppo di un unico progetto vincente per la candidatura di Livorno a Capitale italiana della Cultura 2021. La manifestazione d’interesse, che abbiamo recentemente proposto, mira proprio ad aggregare questi soggetti attorno ad idee innovative e, sicuramente, questo produrrà il necessario motore anche in ambito turistico. Proponiamo che, su questo progetto, sia investito mezzo milione di euro dell’avanzo di amministrazione, recentemente deliberato dal Consiglio comunale con il rendiconto di bilancio (per un totale complessivo di 1,4 milioni di avanzo libero). In caso di vittoria della nostra candidatura, avremo poi a disposizione un milione di euro dal Ministero per portare avanti i nostri progetti per la città. Occorre intanto aggregare tutte le realtà e mettere a sistema gli spazi esistenti (anche quelli recentemente inaugurati, come il Museo della Città e il Cisternino), implementando le loro attività e sviluppando le molte potenzialità delle realtà culturali livornesi. Questo dovrà essere effettuato, trovando le giuste sinergie anche a livello regionale: occorre proseguire con il dialogo con gli Assessorati regionali alla Cultura e al Turismo, inserendo i nostri progetti all’interno di un’offerta regionale complessiva che riesca a valorizzare le peculiarità di Livorno, come una città unica in Toscana, complementare alle altre come caratteristiche e potenzialità. Occorre portare avanti i Protocolli d’intesa collaterali all’accordo di programma nazionale e già sottoscritti con la Regione Toscana su cultura, turismo e politiche giovanili, nell’ambito dei quali avevamo proposto, assieme alla Provincia e ai Comuni di Rosignano e Collesalvetti, un progetto per un distretto culturale cittadino. In ogni caso, lavoreremo convintamente affinché questo progetto sia realizzato, grazie alla candidatura per Livorno Capitale della Cultura 2021.

VITULANO: Come detto, a nostro parere quello che manca non sono i luoghi, ma una visione omogenea e razionale, di sistema. Il polo delle Fortezze, al centro del quale vi è il quartiere della Venezia, deve rappresentare oltre che un blocco museale, anche la sede per mostre temporanee, come succede nei musei principali, accanto alle opere permanenti, dando spazio ai giovani artisti. Così pure tutte le altre strutture del circuito. Lo stesso vale per il Teatro Goldoni e gli altri teatri, anch’essi inseriti in un circuito che alterni eventi a spazi aperti per i giovani artisti dello spettacolo e musicisti. La scena artistica e culturale deve aprirsi alle correnti contemporanee, saper anche ‘osare’ e non andare sul sicuro con percorsi stereotipati, ma dare spazio alle nuove tendenze europee e mondiali, facendo di Livorno una città davvero giovane quale essa è, stata, all’avanguardia, invertendo la tendenza a recarsi a Londra o Milano o in altre grandi città per ‘respirare’ l’aria che tira, ospitando qui artisti che rappresentano quelle tendenze, per creare quel processo di osmosi che innesca un circolo virtuoso di crescita culturale.

 

Queste sono le risposte dei cinque candidati Sindaco che hanno aderito al nostro appello, li ringranziamo per l’ampia disponibilità che hanno dimostrato nei nostri confronti, trovate i  loro programmi interi a questi link:

Marco Bruciati
Barbara La Comba
Luca Salvetti
Stella Sorgente

Carina Vitulano

Vogliamo rettificare sul fatto che anche Carina Vitulano ci aveva fornito le risposte per tempo, le abbiamo inserite dopo per un fraintendimento: abbiamo chiarito direttamente con la candidata e dunque ci scusiamo pubblicamente per il ritardo.

Gli altri candidati Sindaco che non hanno risposto al nostro appello sono: Marco Cannito, Ina Dhimgjini, Luigi Moggia e Andrea Romiti.