16 Luglio 2020

A conclusione della ricca Rassegna Teatri di Confine dedicata al contemporaneo del Teatro Verdi di Pisa è stato ospitato lo spettacolo di teatro-danza Saremo bellissimi e giovanissimi sempre di e con il ballerino e coreografo Marco Chenevier (7 aprile).

La figura di Johannes Eckhart, il Meister più noto del XIV secolo è stata analizzata e portata in scena da Chenevier, che fin da subito non ha nascosto al pubblico, in maniera ironica, le difficoltà di questa operazione.


Danza, parole, pensieri..

Il giovane danzatore, in uno spazio privo di quinte sceniche che svelavano il retro del teatro, ha intervallato un ricco monologo al dialogo con la platea, trasformando i pensieri del mistico tedesco in una serie di “quadri coreografici” attraverso movimenti energici, leggeri e fluidi. Tra idee e smentite, suggerimenti e fallimenti, il danzatore ha mostrato il suo lavoro come un continuo e autoironico “work in progress” .

 

 

Secondo Eckhart la ricerca dell’interiorità deve essere perseguita nella dissoluzione dell’egoità, per trovare la solitudine interiore e ciò può avvenire grazie al distaccamento dalla volontà, dalla memoria, dai sensi e dal giudizio.
La rappresentazione di un tema così arduo è stato il pretesto drammaturgico di Chenevier per intrecciare il movimento a una riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea e della condizione umana in una società frenetica, consumista ed egocentrica che “imita le idee solo per vendere”.

Il danzatore ha condiviso con il pubblico malesseri e riflessioni in modo leggero, ironico e schietto, mettendo in scena anche la parodia di sé in preda all’ansia delle prove, spostando nevroticamente i pochi oggetti in scena, con grande padronanza dei tempi comici, provocando ilarità nel pubblico.

Degna di nota è stata la sua dimestichezza nell’affrontare concetti, apparentemente così lontani dalla contemporaneità, alternati a una danza che spaziava da una forte ed energica dinamica a un movimento quasi incorporeo, come fosse sospeso nello spazio.

 

 

Chenevier ha attraversato così un percorso profondo della ricerca del sé con estrema leggerezza, conducendo gli spettatori in uno spazio di confine dove parola, danza e pensiero sono stati intrecciati svelando un dramma interiore: la ricerca della solitudine per sfuggire alla moderna omologazione.

 

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Marta Sbranti

Marta Sbranti, classe 1989. Dopo il Diploma presso l'Istituto d'Arte Franco Russoli di Pisa mi sono laureata in Scienze dei Beni Culturali curricula storico-artistico. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Storia delle Arti Visive, dello Spettacolo e dei Nuovi Media, presso l'Università di Pisa. La mia tesi di laurea "Musei e Danza" unisce le mie due grandi passioni la danza e l'arte, che coltivo fin da piccola.
"Toccare, commuovere, ispirare: è questo il vero dono della danza".
(Aubrey Lynch)

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