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Era necessario prendere del tempo, prima di tentare una breve analisi politica sul voto di domenica: tempo alla gioia, o alla rabbia, di sbollire e di metabolizzare il cambiamento, prima di aprire la mente e riflettere sui perché e per-come.

Una nota critica però è sicura: la letteratura dei quotidiani nazionali si è sbizzarrita a parlare della nostra città come se ne fossero profondi conoscitori: Mentana, Scanzi, Grillo e altri nomi altisonanti che hanno analizzato la realtà livornese alla luce della politica nazionale, in alcuni casi con anche una dose di arroganza che è oramai diventata un marchio di fabbrica del giornalismo nostrano.
Riduttivo, sbagliato, totalmente fuori pista.
Una storia d’amore, vista da fuori, è sempre un’altra storia: non date peso alle analisi politiche nazionali.

L’Italia, l’Europa, sono di noi tutti, noi tutti concorriamo a determinarne le politiche e gli andamenti: la sentiamo come una realtà di cui siamo tutti partecipi, senza alcuna distinzione; un popolo travisato, spesso abbandonato, ed una politica che tarda a rispondere.
Ma Livorno non appartiene a nessuno. Livorno appartiene ai livornesi, punto e basta.
E’ per questo che i dati delle elezioni europee e di quelle comunali sono risultati così diversi: quando si parla della nostra amata (ma amata davvero?) città, non esistono Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi, contano meno di zero. Esiste soltanto Livorno, e la realtà che vi è in essa. I calcoli politici restano fuori.

Livorno è la nostra bambina, una bambina che abbiamo visto negli ultimi anni attingere a piene mani dal Vaso di Pandora, sprofondando nell’iniquità, nel vizio, nelle rendite di posizione, nell’ingordigia generale. Ma, siccome Livorno è solo e solamente di chi la abita, da buoni genitori abbiamo cercato di chiudere un occhio, ci siamo fidati delle formule di assoluzione, delle promesse di cambiare, di diventare una persona per bene, di crescere rigogliosa.
Da quel momento, però, sono passati circa quindici anni. Ciascuno di noi, genitore della nostra amata Livorno, ha visto almeno una decina di volte delle palesi ingiustizie, degli errori clamorosi e spesso inspiegabili: la bambina, crescendo, è diventata viziata, ha smesso di dare spiegazioni, si è arroccata dietro la propria bella immagine.
La bambina, ormai diventata ragazza, era solida come le Fortezze, gli occhi azzurri come il mare ed un vestito rosso come il sangue. Una bambina che era nata nobile e rigogliosa.

Abbiamo deciso di dare una punizione, finalmente, alla nostra amata ragazza. La robustezza di un tempo aveva ceduto ad un’attesa interminabile che ne aveva aumentato il peso, per lei e per noi; gli occhi azzurri come il mare avevano lasciato il posto a riflessi grigi, spenti dalla delusione di una politica portuale fallimentare e da investimenti sulla balneazione e sulla qualità dell’acqua dal dubbio tenore; ed il vestito rosso come il sangue, dopo vari e ripetuti lavaggi, aveva perso la propria tinta fino a divenire di un colore indefinito, che molti genitori hanno cercato di spacciare per rosso, in memoria dei vecchi tempi in cui comprammo l’abito, ma che ormai stava troppo stretto e aveva perso intensità, troppa intensità, sino a sfilacciarsi.

La bambina è andata a prendersi cura di se’: c’è da chiedersi, se attraverso questa cura acquisirà nuovamente la robustezza delle Fortezze (ancora chiuse al pubblico), se andando dall’ottico tornerà ad avere degli occhi blu come le onde del mare e soprattutto, che vestito avrà. Sicuramente non rosso, ormai quel vestito non torna più.
Ma il rosso rimane il colore preferito dei genitori dell’amata Livorno.. magari qualche piccolo ricamo rosso, un po’ qui e un po’ lì.. quanto basta per poter dire che un po’ di rosso c’è..