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Con l’intervento finale di uno stanco quanto visibilmente soddisfatto Luca Leonardini, leader dell’associazione Livorno 2020 e instancabile promotore dell’evento, è calato il sipario sulla prima edizione del TEDx Livorno, della quale Uni Info News ha avuto l’onore di essere nominata media partner ufficiale.

Fin dalle prime battute, è risultato evidente il contrasto tra il fil rouge del TED, ossia il coraggio e la forza di immaginare, come da titolo, oltre l’orizzonte degli ostacoli e degli stereotipi, e l’atmosfera pessimista e avvilente che noi tutti, in quest’epoca, respiriamo quotidianamente. Emblematico, in tale ottica, si è rivelato l’intervento di Lorella Carimali, professoressa di matematica e fisica, selezionata, nel 2018, tra i cinquanta candidati al Global Teacher Prize, ossia l’equivalente del premio Nobel per l’insegnamento; dopo aver dichiarato che non esistono persone più o meno predisposte all’apprendimento della matematica, la docente ha affermato che quest’ultima non solo non è intrinsecamente noiosa come vogliono i dogmi dell’immaginario collettivo,ma è anche la chiave per instaurare una società migliore, più giusta e più equa. Grazie al pensiero matematico, infatti, ogni errore può trasformarsi in un’opportunità.

Il professor Ferdinando Ametrano dell’Università di Milano-Bicocca, dal canto suo, ha tenuto un interessante monologo sull’evoluzione della moneta, dal baratto alla criptovaluta, tracciando un parallelo tra l’importanza ricoperta, nella storia dell’economia globale, dall’oro e il ruolo che, in un futuro non lontano, potrebbe essere svolto dal bitcoin. Entrambe le valute, infatti, a differenza del denaro attualmente utilizzato, non sono sottoposte ad una pianificazione centralizzata del loro valore e possono costituire, nell’ambito della gestione di un portafoglio finanziario di investimento, un utile strumento di diversificazione e di abbattimento del rischio.

In seguito, il tema degli interventi si è spostato sulla tutela dell’ambiente e sugli incalcolabili danni che l’inquinamento, soprattutto marino, potrebbe provocare, nei prossimi anni, alla società umana. L’intera platea si è commossa, percependo la sincera emozione con cui Sergio Giovannini, l’agente di commercio livornese fondatore del gruppo Acchiapparifiuti, ha affermato, dopo aver esortato tutti i presenti a uscire di casa con guanti e sacchetto al seguito, di non sentirsi mai tanto in alto come quando si china a terra per raccogliere una bottiglia o una lattina abbandonate su una spiaggia o in una pineta. In una prospettiva più ampia, la medesima tematica è stata ripresa da Eleonora De Sabata, fondatrice della MedSharks, un’associazione dedita allo studio degli squali nel Mediterraneo, nonché responsabile di Clean Sea Life, un significativo progetto di tutela dell’ambiente marino supportato dall’Unione Europea. Con stentorea chiarezza e capacità di sintesi, De Sabata ha illustrato agli spettatori una serie di avvertenze finalizzate a ridurre l’inquinamento e, in particolare, ha dichiarato che la vera minaccia per l’ambiente non è la plastica, bensì l’uso o, per meglio dire, l’abuso che ne viene fatto, ogni giorno, da milioni di persone.

Successivamente, l’esposizione di Gabriele Trovato, assistente professore presso l’Università Waseda di Tokyo, ha inaugurato una nuova vase del TEDx, dedicata alla tecnologia e alle sue implicazioni future. Trovato, in particolare, dopo aver enunciato alcuni esempi storici e letterari di tentativi, da parte della razza umana, di creare forme di vita artificiali, si è soffermato sulla necessità di programmare robot e macchine adeguati alla nostra percezione del mondo, poiché essi, di per sé, non sono incompatibili con la morale comune. A tal proposito, dopo il coffee break, anche Marco Giacomello, avvocatore, dottore di ricerca e co-fondatore della Makemark Company, una società di consulenza tecnologica, ha posto l’accento sull’esigenza di tenere sempre “a portata di mano”, nello sviluppare nuove tecnologie, il concetto di etica, poiché quest’ultima è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per utilizzare nel modo più corretto le nuove invenzioni che, sempre più velocemente, stanno facendo il loro ingresso nella vita quotidiana delle persone. In altre parole, soltanto il mantenimento di una concezione antropocentrica della tecnologia potrà impedire che, “come bambini che giocano con una bomba”, gli esseri umani di domani facciano scelte equiparabili a quella che, nel 1945, spinse l’umanità ad utilizzare la fissione dell’atomo per creare un’arma. La livornese doc Caterina Falleni, attualmente a capo di un team di designer che opera per conto di Facebook, invece, ha spiegato alla platea l’importanza della sua ricerca, relativa al “digitale dell’accessibilità”; come, mezzo secolo fa, alcuni studenti dell’Università di Berkeley, in California, proposero di modificare il marciapiede del campus, onde consentirne l’utilizzo anche da parte dei disabili, allo stesso modo, in un mondo ormai quasi totalmente digitalizzato, si rende necessario uno sforzo per rendere fruibili il web e le nuove tecnologie a tutti, anche ai soggetti che, a causa dell’età avanzata o di vere e proprio disabilità, potrebbero risultare, in tal senso, meno predisposti.

Dopo il suggestivo intervento di Jacopo Querci, microbiologo molecolare, la cui attività di ricerca in Africa ha portato allo sviluppo di un’ipotesi di “risveglio” di geni ancestrali umani sopiti da millenni, mediante una progressiva riduzione delle calorie assunte quotidianamente, con contestuale aumento dell’attività fisica, l’ex atleta di nuoto sincronizzato Fabrizia Filippi, narrando la storia delle difficoltà che ha dovuto affrontare, segnatamente in fase di allattamento, in seguito al suo doppio parto gemellare, ha commosso l’intera platea e lanciato un messaggio di speranza perfettamente intonato con il leitmotiv dell’evento.

Infine, Andrea Arienti, fondatore e CEO di una startup livornese attiva nel settore della manifattura additiva, ha concluso il TEDx con un appassionato intervento, durante il quale ha ricordato a tutti i presenti che l’Italia e gli italiani rappresentano da sempre un punto di riferimento di eccellenza per tutto il mondo, nei settori più disparati. “Del resto” ha domandato Arienti, rivolgendosi direttamente agli spettatori “cos’erano Enzo Ferrari e Pietro Ferrero, per citarne due, se non startupper, persone che hanno deciso di investire tempo, energie e fantasie in un’idea? Noi italiani creiamo startup da prima che questa parola venisse inventata!”. Soffermandosi, poi, sulla realtà della propria città natale, Arienti ha negato ogni stereotipo sull’impossibilità di fare impresa a Livorno, incoraggiando gli abitanti della città e, soprattutto, i giovani, a non perdersi d’animo, a inseguire i propri progetti e a non avere paura, poiché solo immaginando oltre l’orizzonte è possibile superarlo e raggiungere traguardi apparentemente impensabili.