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The power of “Not yet”

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Continuiamo la serie di articoli riguardanti le interessanti conferenze del TED proiettate nel corso di questi mesi durante i tre TEDxLivornoSalon.

All’evento dello scorso Mercoledì 19 Dicembre , è stato mostrato un bellissimo intervento di Carol S. Dweck intitolato “ The power of Yet”.

Carol S. Dweck è una ricercatrice leader nel campo della motivazione ed ha la cattedra di psicologia a Stanford. La sua ricerca si concentra sul perché gli studenti abbiano successo e su come sia possibile promuovere il loro successo. Più specificamente, il suo lavoro ha dimostrato il ruolo della mentalità nel successo e ha dimostrato come la lode per l’intelligenza possa minare la motivazione e l’apprendimento degli studenti.

Il suo lavoro è stato premiato in pubblicazioni come The New Yorker, Newsweek, Time, The New York Times e The London Times, e il Manchester Guardian, con recenti articoli sul suo lavoro nel San Francisco Chronicle e nel Washington Post, e lei è apparsa in numerosi spettacoli. Il suo libro di best seller Mindset (pubblicato da Random House) è stato ampiamente acclamato ed è stato tradotto in oltre 20 lingue.

Carol S. Dweck

La professoressa nel video spiega come abbia sperimentato un tipo di valutazione particolare per il superamento di una prova di esame o un compito, che se negativa utilizzi la formula “Not yet”, cioè “non ancora”. Secondo C. Dweck questa formula utilizzata sia come slogan che come attitudine educativa in generale è importantissima per far comprendere agli studenti che il loro apprendimento possa essere implementato scongiurando che essi si colpevolizzino e esprimano pensieri negativi come “io non sono in grado”. Il non ancora per la ricercatrice in questione, infatti, può trasformare la sconfitta in motivazione all’impegno, volgendo in termini positivi una valutazione negativa e aprendo, tramite l’utilizzo della parola ancora lo studente verso un futuro di possibilità e verso la costruzione di quella che essa chiama una mentalità di crescita piuttosto che verso un presente di denigrazione . Ma queste assunzioni non sono soltanto chiacchiere. Infatti Carol ha istituito dei programmi educativi basati su questa formula ed ha cercato di verificare sperimentalmente gli esiti positivi di questa nuova forma di didattica.

Alcune ricette di questo stile educativo sono:
1-Lodare saggiamente. Non lodare l’intelligenza o il talento perché non funziona, ma lodando il processo di impegno degli studenti, nello specifico cioè i loro sforzi, le loro strategie, i loro obiettivi, la loro perseveranza e infine i loro miglioramenti.
2-Premiare per gli sforzi. La strategia utilizzata e il progresso, piuttosto che per la corretta risposta ad un problema. Ciò crea maggiore perseveranza negli studenti e porta verso un cambiamento della loro mentalità.
3-Somministrare dei compiti più difficili. Ciò viene attuato in modo che i ragazzi uscendo dalla propria zona di confort siano stimolati alla risoluzione dei problemi in modo che vengano impegnate maggiormente le facoltà cognitive.

Studi presentati
1) Uno studio ha confrontato una classe dove veniva impartito questo stile di apprendimento e una classe di controllo dove ciò non veniva effettuato: viene mostrato come i ragazzi della classe che non aveva ricevuto lo stile comunicativo del “not yet” mostrava un decremento dei voti con il passare del tempo, mentre al contrario i ragazzi della classe sperimentale mostravano un netto miglioramento in funzione del tempo.
2) Uno studio si focalizzava invece su quelle popolazioni studentesche di aree a rischio sociale, come i ghetti e le riserve dei nativi americani. Queste popalzioni di studenti mostra una tendenza importante al decremento di voti che porta alla diseprsione scolastica. Le ricerche avviate dalla Dweck, si concentravano su tre aree a rischio: Harlem (New York), South Bronx (New York) e la riserva degli indiani d’america. In queste classi dove la sperimentazione è andata avanti si è visto come queste classi avevano mostrato risultati eccellenti, addirittura al di sopra del 95% della media dei voti dei loro rispettivi distretti, mostrando risultati maggiori di alcune aree limitrofe benestanti, considerate normalmente all’eccellenza per la produzione di buoni risultati scolastici.

Secondo la ricercatrice questo effetto può essere spiegato ricorrendo a due cause principali: da una parte la forza dell’ Ancora, spinge gli studenti a creare un sentimento contrario alla frustrazione e alla percezione disfunzionali di sé stessi come “stupidi” o “non all’altezza”, che porterebbe gli studenti ad esprimere un maggior impegno piuttosto che una rinuncia all’ottenimento di buoni risultati. Dall’ altra parte invece, questo metodo stimolerebbe i ragazzi alla ricerca di una soluzione creativa a problemi difficile che porta (secondo effetti documentati dalla ricercatrice attraverso numerose ricerche scientifiche) ad una maggior intelligenza, rilevabile sia in termini di risultati ottenuti che di numero di connessioni neurali create nel tempo nel cervello di questi ragazzi.
Dweck lancia quindi una sfida globale alla rivoluzione dell’attitudine educativa degli insegnati a partire dall’asilo fino ad arrivare all’università e chiude l’intervento con queste parole: “diventa un diritto universale per ogni bambino, aver la possibilità di crescere in posti pieni di ancora, che offrano l’opportunità di questa crescita”.