23 Maggio 2022

Da qualche mese si è aperto in città un dibattito sulla prossima apertura nel Palazzo Grande di un locale notturno.

 

Abbiamo provato a mettere insieme alcune opinioni su questa piccola rivoluzione cittadina.


 

Simone Bacci, Il “Nobile interrompimento”

 

Palazzo Grande è il simbolo per eccellenza della serie di motivazioni politiche e architettoniche che influirono sulla ricostruzione post-bellica di Livorno. Il “Nobile interrompimento”, così chiamato in quanto divise definitivamente una Piazza Grande in cui Palazzo Civico e Duomo erano l’uno di fronte all’altro, in una della piazze più belle – e grandi – d’Italia. La sua costruzione fu frutto di un compromesso delle allora forza politiche, che si accordarono nel 1948 per la costruzione di un edificio a carattere funzionale pubblico, frutto del progetto dell’architetto Luigi Vagnetti, la cui costruzione fu affidata alla Società Generale Immobiliare di Roma, che dal 1950, in soli due anni, ne completò la costruzione.

Il Nobile interrompimento, per lo più mai digerito, oggi come allora, dalla maggior parte dei livornesi, è considerato da molti esperti come un esempio di architettura civile di grande valore, frutto di un insieme di stili animati dalle ideologie politiche post-belliche.
“Il Palazzo Grande – sosteneva il direttore dell’ Accademia di Belle Arti “Alma Artis” a Pisa –  sorgeva, quindi, all’insegna di una contraddizione insoluta, nell’assenza di un’aspirazione veramente avvertita dalla comunità cittadina, di rinnovati valori civili, nel dualismo, mai risolto, di pubblico e privato, di rappresentatività e di commercio. Di tale naufragio parla ancora oggi il Palazzo Grande in una città, Livorno, che deve ancora fare i conti con l’eredità non banale della sua architettura moderna”.
Prima di lasciare da parte l’aspetto storico e artistico del Palazzo Grande, chi scrive lo dice apertamente: per essere seri valutatori sarebbe necessario addentrarci non solo nella storia politica di quel periodo, ma anche nel considerare il valore storico e artistico della piazza pre-esistente al palazzo. Tuttavia la questione che ad oggi è più importante è quella economica e sociale, in quanto appartenendo il palazzo ad un privato, sarebbe davvero troppo oneroso procedere ad un qualsiasi abbattimento o riutilizzo pubblico, se non attraverso un esproprio con un congruo indennizzo da parte del Comune. È questa dinamica che, unita alla mancanza di progettualità pubblico-amministrativa, in definitiva, al di là di ogni suggestione, rende difficile qualsiasi tipo di progettualità sul Palazzo Grande.
Nel frattempo il Palazzo Grande nel corso degli anni è stato messo a servizio di privati, con una destinazione per lo più commerciale, e molti problemi relativi al degrado, tema che investe tutto il centro in generale. Su questo occorre dire in definitiva, che per quanti tentativi siano stati fatti dalle amministrazioni, attualmente non esiste volontà di esproprio e dunque di abbattimento dell’immobile, ma neanche di un utilizzo pubblico dello stesso, o di un cambio di destinazione d’uso. Dunque il futuro del Nobile interrompimento, ieri come oggi, è alla mercé degli imprenditori che vorranno investirci. L’ultimo di questi è il proprietario di Calafuria, che ha preso la gestione degli ex locali del Cinema Grande per farne una “discussissima” discoteca, che sta dividendo la città tra i progressisti della vita notturna e i conservatori del decoro urbano e del parcheggio facile.

All’interno di questi conflitti, che hanno animato in modalità diverse Livorno dalla sua ricostruzione ad oggi, un’osservazione possiamo farla: per quanto “nobile” fosse allora l’intento di interrompere Piazza Grande per offrirne una lettura di città moderna con un immobile a servizio dei cittadini, questa di fatto non si è mai realizzata, e di certo il Palazzo Grande ad oggi rimane il simbolo dello smarrimento delle ideologie post-belliche che col tempo sono state conquistate dal consumismo, unico spirito che ad oggi riempie ed anima i vani del Palazzo Grande.

Alessandro Palumbo, Cosa aspettarsi dal nuovo Grande? 

La questione dell’utilizzo dell’ex “Cinema Teatro Grande” sta animando i dibattiti della città negli ultimi mesi.

Partendo da un piccolo excursus storico, è l’intero edificio che divide, dal 1952, Piazza Grande che è, da molti anni, oggetto di discussione. Un edificio, conosciuto come “Palazzo Grande”

che, in verità, la popolazione livornese, storica e presente, rimasta affezionata alla sua maestosa storica piazza, non ha mai realmente accettato.

La soglia di tollerabilità della cittadinanza è stata raggiunta già nel 2013, quando il cinema-teatro all’interno di Palazzo Grande ha abbassato la saracinesca, anche se il motore di attività aveva iniziato a frenare già dal 2003, con l’apertura dell’ex Multisala “Medusa” in zona Porta a Terra (oggi The Space Cinema).

Negli stessi anni, approfittando dello stato di progressivo abbandono, la zona sottostante Palazzo Grande è diventata luogo di degrado, lasciando assistere i suoi residenti e i suoi frequentatori ad

uno spettacolo quotidiano assai mortificante. La soglia di sopportazione dei livornesi, infine, è stata superata nel dicembre 2019 quando, anche lo “storico” McDonald’s ha deciso – abbastanza clamorosamente – di lasciare l’edificio, e il centro, per trasferirsi in zona sud, nei pressi di Parco Levante.

Senza aprire un sotto-dibattito sulla gestione dell’intero dossier di Piazza Grande (e dell’intero centro storico), dalle varie amministrazioni comunali fino a oggi, i livornesi, il Consiglio e l’Amministrazione Comunale, i residenti, oggi si trovano davanti a tre strade:

  • Continuare con lo status quo, quindi non fare niente;
  • Cercare un dialogo con i privati per tentare di rimuovere l’intero edificio, e ridare ai livornesi la piazza maestosa che fu;
  • Aprire la strada ai privati per nuovi utilizzi dei fondi abbandonati.

Alcuni livornesi, nonostante l’insofferenza manifestata sulla situazione, sembrano preferire la prima opzione.

La seconda, purtroppo, non è attualmente percorribile, per assenza di diverse condizioni. In particolare:

  • La volontà dei privati della struttura i quali hanno il diritto di godere dei frutti della proprietà finchè possono;
  • il livello di indennizzo che l’amministrazione comunale dovrebbe – nel caso volesse proseguire questa strada – elargire ai privati per cedere l’area (si parla di una cifra tra i 5 e i 15 milioni);
  • la mancanza di presupposto, prescindendo dall’indennizzo, per l’espropriazione della proprietà privata, istituto giuridico intrapreso molto raramente, per motivi di pubblico interesse (che difficilmente può essere questo).

Con queste premesse, oggi, l’unica strada percorribile è trovare soluzioni alternative, rimboccarsi le maniche, prendersi delle responsabilità e ridare un po’ di ossigeno all’intera area per quello che è possibile fare.

Nel 2021, tre coraggiosi imprenditori, di diverse generazioni, Simone Gonnelli, Leonardo Marradini e Michele Bardi, hanno avanzato una proposta di investimento di oltre un milione di euro, per l’utilizzo degli immobili inutilizzati dell’ex cinema-teatro Grande. Questo progetto prevede non solo la presenza di una discoteca, ma di un luogo multiservizi a disposizione dei giovani; di categorie e di tutti quei cittadini che ne vogliano usufruire per venti culturali; musicali; artistici ma anche enogastronomici. Una bella opportunità, perciò, per il rilancio occupazionale labronico (anche giovanile) e per il decoro dell’intera area.

Tuttavia, nonostante le rassicurazioni, soprattutto dal punto di vista acustico, molti residenti si sono lanciati in una petizione, presentando 1235 firme in Consiglio Comunale per fermare il progetto, esprimendo preoccupazioni circa la mobilità e la sicurezza.

Questi problemi li dovrà gestire il Comune e non certo gli imprenditori che già in questo senso hanno annunciato accordi con parcheggi privati; taxi e altri mezzi di navetta per non congestionare i parcheggi in centro ed una sicurezza privata fuori e dentro i locali.

Pur legittime le preoccupazioni dei residenti, i quali hanno diritto di ricevere tutte le rassicurazioni possibili, considerando il triste destino a cui era stato lasciato l’intero edificio, e tutta l’area, soprattutto in fascia notturna, ci vorrebbe meno diffidenza sul progetto che rappresenta comunque un’opportunità che, se ben sarà gestita, con piena sinergia, sia dai privati e dall’amministrazione comunale, potrebbe anche alzare il valore degli immobili del centro. Se invece il progetto non dovesse funzionare, in ogni caso, i residenti non avranno perso niente ma riceveranno a prescindere una cosa simbolicamente molto importante: la massima gratitudine dall’intera cittadinanza per aver fatto la loro parte nel tentare di ridare una luce di speranza a quel nostro centro storico che, ormai, da troppo tempo, soprattutto nella fascia serale-notturna, era stato lasciato nel totale abbandono.

Giulio Profeta, Che fare del Palazzo Grande?

In questi mesi si è animato in città un dibattito sulla realizzazione di una struttura polifunzionale, destinata, almeno sotto il versante qualitativo, soprattutto verso l’intrattenimento nei locali dell’ex cinema Grande.

La scelta in un altro contesto sarebbe stata sicuramente meno divisiva, ma tutta una serie di episodi che si sono susseguiti da maggio nelle aree confinanti, da un lato quella mercatale, teatro a settembre dello scontro tra bande in Via Buontalenti, dall’altro la Venezia, destinataria tra ottobre e novembre di un’ordinanza antimovida, hanno acceso i riflettori e le paure dei residenti della zona.

Sul punto, occorre a mio avviso partire da una premessa: non è la socialità a favorire il degrado di un’area, anzi, la socialità può impedire e prevenire alcuni fenomeni patologici, come lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Un’azione, quindi, di riqualificazione della Piazza fondata sull’installazione di locali notturni non è, di per sé, da respingere, all’opposto, potrebbe portare movimento e vitalità e, in definitiva, dare nuova linfa ad un perimetro urbanistico fortemente depresso, come si può vedere dalle numerosissime serrande chiuse lungo tutto Via Grande e le strade limitrofe.

Altro discorso, invece, è quello della mobilità, con annessi parcheggi, nonché quello della tutela al diritto alla salute, inteso in questo caso come tutela al “riposo” degli abitanti del centro.

Su questo, il Comune può e deve impegnarsi, come sta già facendo, ad essere rigoroso nei controlli e nella pianificazione di tutte quelle situazioni che possono scaturire da una nuova destinazione dell’area; l’esperienza appresa dalla Venezia può essere tesoro per evitare ulteriori strappi con i residenti.

A margine, invece, si può solo accennare un’altra considerazione, relativa a quale tipologia di attività trovano concretamente avviamento sul nostro territorio.

Non riguarda il centro, ma in generale tutta Livorno: siamo convinti che la soluzione per il futuro passi sempre e comunque dall’apertura di nuovi locali ?

In altri contesti diversi dalle sale dell’ex cinema Grande, che difficilmente possono prestarsi ad altri usi, si può provare a immaginare prospettive economiche radicalmente innovative?

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