7 Dicembre 2019

10385174_10203842589335576_976309583_n[1]C’era una volta a Livorno il PCI (Partito Comunista Italiano) e tutto sembrava andare bene, i portuali avevano il lavoro, andavano in pensione presto, i loro figli entravano subito a lavorare al posto dei padri, le case popolari erano date a chi ne aveva bisogno e ai tesserati del partito che comprandosi l’ultimo modello di Mercedes non avevano i soldi per permettersi una casa residenziale. La sanità era nelle mani del partito gestita dai designati scelti “dall’apparato”, le cooperative e le ditte “rosse” lavoravano costruendo a tutto spiano dapprima case popolari poi i quartieri in periferia.
Il Partito poteva governare sicuro perché aveva il popolo dalla sua parte grazie all’ideologia, grazie al carisma di Berlinguer che ammaliava le folle e faceva sognare dalle tv e dai giornali che tenevano mansueti operai e portuali di Corea, Sorgenti, Pontino e Shangay. La grandezza di Berlinguer e dell’ideologia spingeva il popolo livornese ad affidare il voto ad un partito sacro, indiscutibile.

Poi qualcosa iniziò a cambiare, il muro di Berlino crollò, poi la scissione, Achille Ochetto, il PDS, i DS, il PD. Il lavoro iniziò a mancare, le assunzioni in porto si fermarono, i tagli dei governi.
Finite le case popolari nonostante il crollo demografico a Livorno si continuarono a costruire quartieri nuovi: la periferia sud, Porta a Terra, Porta a Mare, Salviano 2. Il centro iniziò ad essere abbandonato dai livornesi, si confinarono gli immigrati in “quartieri ghetto”, criminalità in aumento, furti.
Il lavoro iniziò a scarseggiare e si diffuse il malcontento, era solo l’inizio.

Ma il PD era un finto partito social-democratico, l’ideologia c’era sempre, la classe dirigente del PCI pure ed a Livorno tutti continuarono a sostenere l’apparato. Lamberti I, Lamberti II, Cosimi I. Scoppiò la crisi economica, le Coop iniziarono ad invadere Livorno, l’occupazione scese ancora, il lavoro iniziava a scarseggiare, il malcontento dilagava, i vecchi teatri e cinema storici chiusero in favore di Porta a Terra lasciando spazio ad inutili parcheggi, il PD iniziò a perdere consensi: Cosimi II.

La situazione peggiorò ancora  la concorrenza venne ridotta ai minimi termini per sostenere le “cooperative rosse”, i negozi in centro iniziarono a chiudere, il porto a perdere navi mentre La Spezia ne guadagnava sempre di più, la società dei trasporti sull’orlo del fallimento, le due Fortezze sempre chiuse, il progetto di costruire un ospedale nuovo a Montenero  dimezzandone i posti letto accompagnandolo con un piano urbanistico a spese della Regione Toscana, le tasse comunali più alte d’Italia.

Poi un giorno arrivò un fiorentino, Matteo Renzi che trasformò in pochi anni la classe dirigente del partito scardinando i vecchi democristiani ex Margherita ed i vecchi comunisti ex PCI, il PD iniziò a trasformarsi in un partito social-democratico. I vecchi comunisti di ferro lasciarono il partito in favore della sinistra più estrema, altri come la maggior parte dei politici livornesi salirono sul carro di Renzi con il peggior trasformismo mai visto: l’ideologia era ormai tramontata.
Nel frattempo la sinistra livornese si riuniva attorno ad un movimento, Buongiorno Livorno, che prometteva un vero rinnovamento dal basso, un ritorno alla partecipazione popolare in stile PCI. I più vispi lasciarono la coalizione di governo e corsero a tesserarsi in questa nuova avventura, altri rimasero dov’erano. A Livorno qualcosa stava iniziando a cambiare veramente. Il sistema del PCI fondato sui circoli di partito nelle varie circoscrizioni e ben radicato nel popolo che aveva garantito fino a poco tempo prima al PD di mantenere il potere ricevette un ultimo e doloroso colpo: l’abolizione delle circoscrizioni.

10439304_10203842586855514_236597523_o[1]Il PD livornese rendendosi conto di come si era evoluta la situazione capì che stavolta non sarebbe stato facile vincere al primo turno evitando il ballottaggio. Così l’apparato iniziò a muoversi per cercare il candidato sindaco più adatto alla situazione. Dopo numerosi rifiuti si trovò costretto a chiedere aiuto a Marco Ruggeri, ex operaio dell’ENI eletto prima in consiglio comunale nel 2009 con 777 preferenze e poi in consiglio regionale. Ruggeri sotto l’ala protettiva del presidente Rossi divenne capogruppo in Regione, poi Renzi decise di farlo fuori per fare spazio ai suoi ed ecco che Ruggeri fu “confinato” a fare il candidato sindaco per Livorno.

Ruggeri pensò bene di cercare un “condono politico” per la cattiva gestione del suo partito e lanciò lo spot di campagna elettorale “punto e a capo”. Iniziarono, come ogni fine legislatura, i lavori per aggraziarsi gli elettori: strade asfaltate, restauri, fortezza nuova aperta, nuovi bandi e progetti, promesse di ogni tipo. Cosimi si fece da parte, standosene zitto nonostante lo spot “punto e a capo” di Ruggeri attaccasse tutto il suo operato da sindaco.

Si  iniziò a spostare il dibattito sul futuro di Livorno tagliando fuori il passato, Cosimi non si sentì più nominare, il dibattito politico venne pilotato ad hoc in maniera velata ma efficace.
Il PD iniziò la guerra soprattutto contro Raspanti candidato sindaco di Buongiorno Livorno, ma anche contro Cannito il candidato per la lista civica Città Diversa (l’unico che in questi anni in consiglio comunale si era opposto realmente al PD) e contro Ugo De Carlo, magistrato che venne fuori con una propria lista civica, insieme a Fare Per Fermare Il Declino, attaccato fin da subito per non essersi risparmiato di evidenziare la mal gestione del PD in questi anni di governo e del centrodestra che gli faceva da stampella.

La campagna elettorale continuò con toni sempre più accesi poi ecco che la notte del 21 Maggio arrivò un annuncio: Renzi non verrà a Livorno a sostenere Ruggeri, il PD che sperava in lui come ultima ancora di salvezza si ritrovò da solo a sperare come al solito nel passaparola dei suoi fedelissimi.

Questo era il 22 Maggio 2014, e a soli quattro giorni dal voto il PD per la prima volta dopo quasi 70 anni iniziava a tremare perché l’ipotesi del ballottaggio era sempre più vicina. E infatti, soltanto pochi giorni dopo, le urne diedero ragione ai pronostici: e ballottaggio fu.

Meditate elettori, questa è la situazione terribile che avvolge Livorno da quasi 70 anni, queste sono le ragioni per cui Livorno vive il degrado dei nostri giorni, l’immobilismo politico legato all’ideologia dominante ha portato la città ad una situazione di stallo. Livornesi impegniamoci, uniamo le nostre forze e cerchiamo di riacquistare il buon senso, solo così potremo far rinascere Livorno.

Simone Bacci

@s_bacci

simo.bacci93@gmail.com

Show Full Content
Previous Recensione di Memento
Next Risposta alla domanda: che cos’è il cinema d’autore?

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Close

NEXT STORY

Close

“Solo i morti han visto la fine della guerra” – Posta dei Lettori

19 Ottobre 2019
Close