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Un’estate rovente per il Governo Renzi

Giorgio Pacini - 11 Luglio 2016
Dallas
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Quella che si sta prospettando per il Governo Renzi è senza dubbio un’estate rovente, ma ciò che desta preoccupazioni non sono le alte temperature, bensì varie emergenze in cui si sta imbattendo l’Esecutivo.

Una di queste consiste nella crisi che sta vivendo il settore bancario italiano, e nello specifico la banca Monte dei Paschi di Siena, la quale durante la settimana scorsa ha perso in Borsa circa un terzo del suo valore, poiché a seguito della Brexit si è generata una nuova ondata speculativa. Renzi per fronteggiare un’ulteriore peggioramento della situazione ha chiesto a Bruxelles di poter varare un salvataggio pubblico della Banca, violando così le nuove norme europee che non permettono più le ricapitalizzazioni delle Banche attraverso i soldi dei contribuenti, ma al contrario tramite quelli dei correntisti e degli azionisti.

Tali norme sono state congegnate per limitare l’intervento dello Stato nell’economia, in questo caso nelle banche, all’insegna delle teorie neo-liberiste che stanno dominando l’azione di governo di tutta Europa. Infatti non si è fatta attendere la risposta nettamente contraria da parte della Commissione Europea, e pure dalla Cancelliera Angela Merkel, da cui passano veramente queste decisioni, che ha precisato come non si possano cambiare le regole ogni due anni. Tuttavia dalla parte dell’Italia sembrano essersi schierati il mondo della Finanza e la dirigente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, che spera in questa soluzione.

La questione sembra essere talmente allarmante tanto da meritarsi la copertina dell’Economist, dove dopo il caso Brexit l’Italia viene descritta come la nuova grana per l’Unione Europea, ciononostante pure la rivista si auspica la realizzazione della proposta italiana.

Se dal lato economico il Presidente del Consiglio non può tirare un sospiro di sollievo, pure da quello politico non sono mancate, e non mancheranno, tensioni, infatti dopo lo scandalo che ha colpito indirettamente Angelino Alfano, il suo partito NCD ha aleggiato una crisi di Governo, le cui reali cause sono legate alla mancata disponibilità a cambiare l’Italicum. Difatti senza le richieste fatte dal Nuovo Centro Destra la legge elettorale, entrata in vigore questo luglio, prevede un premio di maggioranza per una lista e non per una coalizione, perciò il piccolo partito del Ministro degli Interni rischia l’estinzione nelle future elezioni che verranno.

Anche se rientrata all’ultimo, l’ipotesi che a Renzi possa mancare la maggioranza in Senato, portando quindi a delle nuove larghe intese tra il Partito Democratico e Forza Italia, non è stata mossa solo da quegli otto senatori di NCD che hanno ripreso buoni rapporti col partito dell’ex Cavaliere. Per l’appunto questo scenario plausibile è stato citato dall’ex Presidente del Consiglio e bersagliere di punta della Minoranza Dem, Massimo D’Alema. Già una sua intervista al “Corriere della Sera”, rilasciata dopo la debacle renziana delle ultime amministrative, aveva fatto clamore per la decisione irrevocabile di votare “No” al referendum costituzionale di ottobre, col quale Renzi si giocherà la permanenza in politica. In una nuova intervista per “La Stampa” ha ribadito la sensatezza di tale scelta, aggiungendo che l’abbandono di Renzi non sarà una sciagura ma permetterà la nascita di un Governo di scopo, che riformi la Costituzione in tre punti e cambi la legge elettorale.

Eppure dopo la visione di sondaggi sempre più deludenti per i sostenitori del “Sì”, il Presidente e i suoi ministri hanno iniziato a parlare del referendum sotto una nuova luce, mettendo da parte scenari catastrofici il Ministro Gentiloni ha dichiarato serenamente alla BBC che il referendum sarà vinto e il Premier non si dimetterà. Dopo il peccato capitale di aver legato le proprie sorti politiche all’esito di un referendum su tutt’altro argomento, Matteo Renzi sta cercando di cambiare comunicazione in vista di ottobre, e pure strategia, perché se precedentemente l’ipotesi di “spacchettare” il referendum su diversi quesiti sembrava irrealizzabile, adesso per non rischiare una bocciatura totale potrebbe essere una scappatoia dal fallimento.

Ad agitare le acque nel PD non è solo l’ex Presidente D’Alema, infatti nell’ultima direzione sono volate le scintille e la minoranza sembra essere intenta a far battaglia, non solo disobbedendo alla linea del partito sul referendum, ma avanzando una serie di rivendicazioni quali la modifica della legge elettorale e la divisione tra le cariche di Segretario del PD e di Presidente del Consiglio, entrambe nelle mani di Renzi. Pure il renziano Franceschini non ha escluso a priori la possibilità di modificare la legge elettorale, mentre il Governatore della Toscana Enrico Rossi, che prima veniva associato alla “Sinistra di Governo” di cui fanno parte i Ministri Orlando e Martina, ha iniziato ad essere molto più critico verso Renzi, avendo il fine di sfidarlo per diventare il nuovo Segretario e riportare a sinistra delle tematiche del PD. 

Perciò anche dentro il Partito Democratico il clima, mai stato mite, si sta innalzando, ma per vedere dei cambiamenti reali dovremmo attendere l’esito del Referendum Costituzionale, solo allora i contendenti sveleranno le proprie carte.