E.SPERIMENTI GDO Dance Company in scena al Teatro Verdi di Pisa

Giorgio Pacini - 2 Maggio 2016

Obiettivo Livorno – Scatta la Città: Lorenzo Di Malta

Giorgio Pacini - 2 Maggio 2016

Unioni Civili, un primo passo verso l’uguaglianza:

Giorgio Pacini - 2 Maggio 2016
Share

Sabato 30 aprile si è tenuto al Polo Carmignani di Pisa un incontro sul percorso, passato e futuro, delle Unioni Civili. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione studentesca Unione degli Universitari – Das Pisa, e dagli Arcigay di Pisa e di Livorno, non sono mancati ospiti d’eccezione tra cui la consigliera regionale Alessandra Nardini (PD), il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani ed infine la senatrice Monica Cirinnà (PD), prima firmataria del disegno di legge, sulle Unioni Civili. Il titolo scelto per il dibattito è stato “Piccoli passi verso un’uguaglianza reale”, ma quanto ancora siamo lontani?

Per capirlo occorre fare qualche passo indietro: come molti di voi sapranno, il 25 febbraio in Senato è stata approvata la prima legge che disciplina le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Dal 1986 ogni tentativo in materia è fallito, e dopo la condanna della corte di Strasburgo all’Italia, tale ritardo risultava sempre più lampante. Questo tema è entrato prepotentemente nel dibattito pubblico, facendoci assistere spesso ad esternazioni imbarazzanti, tra cui le dichiarazioni di alcuni esponenti politici poco prima del voto in Aula. Se prima eravamo ultimi in Europa per una totale mancanza di normativa in merito, adesso lo siamo per la legge più timida. Non solo è sprovvista delle adozioni in senso generale, ma pure della stepchild adoption, ovvero l’adozione in senso più stretto, limitata al figlio naturale del partner.

Perciò la prima domanda che è stata posta alla senatrice democratica, chiedeva se lei fosse soddisfatta o meno di tale esito. La parlamentare ha risposto: “Il risultato raggiunto non è pienamente soddisfacente, ma Il punto è uno solo: in Parlamento c’è solo una cosa che conta, in quell’Aula comandano solo i voti, i numeri. Passano solo le proposte che li hanno, il resto non esiste. Il Partito Democratico oggi, la Maggioranza che guida questo Paese, tra cui i fratelli coltelli di Nuovo Centro Destra, alleati scomodissimi, non ha i numeri per far passare il matrimonio egualitario”.

Da sempre favorevole al matrimonio egualitario, per non far naufragare l’intero impianto di legge, la senatrice ha accettato qualche compromesso, ribadendo però che il suo impegno non si sarebbe esaurito con questo accordo. Ha poi aggiunto: “Noi il primo passo lo abbiamo fatto, ci troviamo come nel 1989 alla caduta del Muro di Berlino, poi la Germania Unita si è fatta, noi abbiamo tirato giù il muro della discriminazione.”

Non sono mancate le domande dal pubblico, che hanno chiesto, alla prima firmataria di legge, un commento sullo stralcio dell’obbligo di fedeltà richiesto da Alfano. A riguardo, ha risposto che è già stato presentato il disegno di legge per cancellarlo anche dai matrimoni civili per gli eterosessuali e ha continuando dicendo: “In due anni In Commissione Giustizia ho avuto tutte le notti una lotta di cavalleria medioevale, con 5’000 emendamenti degli ultra-conservatori, su tutte le porcherie che volevano essere introdotte nelle Unioni Civili per distanziarle il più possibile dal matrimonio. Il 25 febbraio stesso all’ultimo minuto, prima del voto in Aula, Alfano ha fatto il gioco della torre, chiedendo un segno più distintivo, non riuscendo a convincere i suoi a votare la legge nonostante la fiducia, con la richiesta della rimozione del riferimento alla vita familiare o dell’obbligo di fedeltà. Abbiamo scelto di levare il secondo, perché per loro è un segno insultante nei confronti di coppie di persone dello stesso sesso, considerate promiscue, non capaci di una vita di continuità e di stabilità, ma il riferimento alla vita familiare è ciò che ci chiedeva L’Europa. L’Obbligo di fedeltà invece è un retaggio maschilista del nostro Codice Civile scritto nel 1942, che prevedeva pure il delitto d’onore, tolto solo negli anni ’80! Le Unioni Civili sono un matrimonio moderno perché non hanno questa fedeltà, hanno il divorzio immediato e poiché si sceglie il cognome comune.”

Flavio Romani ha confermato che la posizione di Arcigay e del movimento LGBT è quella di permettere il matrimonio civile anche per le coppie omosessuali, da tantissimi anni, ricordando una lunga storia di tentativi falliti. Pure nel 2003, in cui, nonostante la buona partenza, i PACS, dei patti civili di solidarietà copiati dall’esperienza francese, non andarono in porto, mentre il resto d’Europa iniziò ad approvare i matrimoni egualitari. In seguito ha espresso :“La rivendicazione del matrimonio non è una volontà di scimmiottare gli eterosessuali, ma un riconoscimento dallo Stato del nostro amore, dei nostri progetti di vita come per le altre coppie. Il progetto di legge Cirinnà concede tutti i diritti degli eterosessuali dal punto di vista lavorativo, sanitario, fiscale, ma non è un matrimonio, ed è uno dei due difetti principali della legge. Perciò separa le persone omosessuali dal resto della società. L’altro grosso difetto riguarda la questione dei figli delle coppie dello stesso sesso, che sono tanti e sono dei figli senza diritti. Possono esserlo solo di una delle due persone, il genitore biologico, perciò sono condannati dalla legge ad avere solo un genitore. Nonostante i difetti , ed i tantissimi pregi, questa legge è un passo giusto verso l’uguaglianza”.

Successivamente è intervenuta la Consigliera Regionale Alessandra Nardini, la quale anch’essa non si reputa pienamente soddisfatta, e, da cattolica praticante, augura il traguardo del matrimonio egualitario. Ha ricordato come la Toscana sul tema sia sempre stata in prima linea (come anche per altre importanti tematiche quali la fecondazione eterologa, l’uso della cannabis a scopo terapeutico e l’assistenza sessuale ai disabili), emanando una mozione in cui sollecitava il Parlamento ad approvare il disegno di legge così come era uscito dalla Commissione, cioè integro dell’articolo 5 sulla stepchild adoption.

Malgrado le mutilazioni la legge è carica di aspetti positivi, che la Cirinnà stessa, questo sabato, ha ricordato con precisione : “Si riconosce un istituto di diritto pubblico, si va davanti al Sindaco, coi testimoni in sala matrimoni, si nasce come un matrimonio, si muore come un matrimonio: si divorzia. Si entra nell’asse ereditario del proprio marito, o moglie, acquisendo tutti i diritti sociali, compresa la reversibilità della pensione, compreso il congedo parentale, gli assegni familiari, e le ferie matrimoniali. Quindi si è equiparati agli eterosessuali che fanno il matrimonio civile, a parità di diritti due istituti di diritto pubblico diversi ”.

Dunque non rimane che aspettare il 9 Maggio, giorno in cui il disegno di legge Cirinnà approderà alla Camera dei Deputati, auspicandone una piena approvazione.