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Il Senato ha definitivamente approvato, dopo giorni di polemiche e discussioni, il ddl Cirinnà sulle Unioni Civili. I voti favorevoli sono 173, e comprendono PD, NCD e il gruppo Ala di Denis Verdini; i voti contrari sono 71, tra i quali spiccano quelli di Lega Nord e SEL. Per quanto riguarda il M5S, quest’ultimo è uscito in blocco dall’aula prima del voto. Il quadro è quindi chiaro e ben delineato: la legge è passata grazie alla maggioranza di governo e all’appoggio dei verdiniani. Le maggiori novità del testo definitivo della legge sulle Unioni Civili riguardano lo stralcio dell’articolo 5, cioè della cosiddetta stepchild adoption, e l’abolizione dell’obbligo di fedeltà. Restano comunque la reversibilità della pensione e l’obbligo della reciproca assistenza morale e materiale.

La situazione, rispetto a due settimane fa, si è completamente capovolta: da una possibile intesa tra PD, M5S e SEL, con NCD pronto a votare contro il ddl che prevedeva la stepchild adoption, si è arrivati all’accordo della maggioranza di governo, con M5S che non ha votato e SEL che ha votato contro il provvedimento. Anche in questo caso il PD di Renzi ha forzato la mano facendo passare una legge senza che il Parlamento potesse dibattere su quest’ultima. Incredibile come Renzi, tramite canguri, supercanguri e ponendo la fiducia, sia riuscito a scaricare la colpa del mancato inserimento della stepchild adoption sugli esponenti del M5S, i quali hanno più volte dichiarato la loro volontà di votare a favore del ddl Cirinnà, purché ci fosse un normale dibattito parlamentare. Il prezzo che il PD, e alcuni cittadini italiani, pagano per la totale mancanza di dibattito all’interno del Parlamento è alto: siamo passati da una legge completa, che poteva segnare un grande salto di qualità in tema di diritti civili e sociali per il nostro paese, ad una legge che garantisce dei “diritti a metà”, fatta passare grazie a i voti dei due ex bracci destri di Silvio Berlusconi, Alfano e Verdini.

Il sogno di Renzi si è forse avverato: non più dialogo e dibattito parlamentare, ma al suo posto un grande Partito della Nazione che comprende, da destra a sinistra, quasi tutte le correnti politiche presenti all’interno del legislativo. Non più una politica del dibattito e della discussione, ma una politica silenziosa e sorniona in cui i nostri rappresentanti eletti non avranno più voce in capitolo perché sovrastati dal potere della maggioranza di governo. Mentre il Parlamento approva le Unioni Civili, al governo si assiste alla nascita delle Unioni Incivili tra Renzi, Alfano e Verdini. Coloro che hanno votato Renzi alle primarie e che hanno legittimato indirettamente il governo con le precedenti elezioni europee saranno molto delusi da questa nuova alleanza a tre, dato che lo stesso Presidente del Consiglio ha più volte dichiarato in passato che non era tipo da “inciuci e giochi di Palazzo”. Se le tante riforme di cui si vanta Renzi passano grazie a queste strane alleanze e grazie al fatto che viene posta ogni volta la questione di fiducia, ricattando così il Parlamento e svuotandolo del potere di rappresentanza del popolo, allora possiamo smettere di eleggere i nostri rappresentanti e possiamo cominciare a parlare di una forma di governo simile al premierato o all’autoritarismo. A causa di questi trucchi l’Italia ha fallito per l’ennesima volta nel tentativo di avvicinarsi ai paesi dell’Europa continentale sul piano dei diritti civili e sociali, dimostrandosi ancora troppo acerba dal punto di vista del grado di democratizzazione.

Se Renzi vuole smentire coloro che parlano di Partito della Nazione e di autoritarismo, il prossimo banco di prova riguarderà ancora una volta la senatrice del PD Monica Cirinnà: quest’ultima è infatti pronta a presentare in Parlamento un nuovo ddl che riguarderà solo e soltanto la stepchild adoption. NCD, nella persona di Alfano, ha già detto no. La palla passa in mano a Renzi: il premier asseconderà il leader NCD oppure riaprirà il dialogo con M5S e SEL? Renzi aiuterà l’Italia ad avvicinarsi ai paesi civili del nord Europa oppure si dimostrerà più conservatore dei suoi alleati, vecchi e nuovi, di governo? Le risposte a questi quesiti sono di difficile lettura, ma vogliamo comunque ricordare a Renzi che nella legge sulle Unioni Civili non c’è l’obbligo di fedeltà, quindi potrebbe porre fine alla sua Unione Incivile con Alfano e Verdini per mettersi con gli italiani desiderosi di cambiamento e di ampliamento dei diritti civili e sociali da lungo tempo maltrattati nel nostro paese.