26 Settembre 2020

 

Giulia ci porterà per mano nel viaggio solidale in India, raccontandoci i suoi momenti piu’ intimi di tristezza e frustrazione a contatto con la povertà e la disperazione di queste famiglie ma anche la gioia di portare speranza e di sapere che questa esperienza cambierà il suo sguardo nei confronti del mondo.

Parte I

23/10 PRIMO CENTRO: LONI

“Abbiamo incontrato Marco, Lucia e Elena al terminal 3 dell’aeroporto di Delhi, piuttosto provati dal volo. Saluto un po’ triste Federico, il mio ragazzo, che ci aiuta a caricare le valigie. Provo un misto di emozioni, sono felice, ma ho allo stesso tempo un po’ di paura per quello che vedrò, mi dovrò mettere alla prova in alcuni momenti.. E poi è la prima volta che abbandono per così tanto tempo il mio compagno di viaggio. Ad accoglierci all’aeroporto sono arrivate le suore che ci ospiteranno nel centro. Sono molto carine: ci hanno portato dei mazzolini di fiori. Saliamo in auto e ci dirigiamo in direzione Loni, a due ore da New Delhi. Ad attenderci ci sono un sacco di bambini che ci regalano delle belle collane di fiori. Salutiamo un po’ tutti frettolosamente e ci buttiamo sul letto. In questo centro ci sono molti bambini e ragazzi che hanno la poliomelite, quindi problemi nel camminare ed è qui che hanno possibilità di fare anche fisioterapia oltre ad andare a scuola. Le sorelle sono super disponibili e iniziano da subito a riempirci di cibo! La prima sera i ragazzi mettono su uno spettacolo di danze per noi e alla fine veniamo coinvolti nei loro balli indiani, riscuotendo molto successo. Il secondo giorno ci mettiamo a lavoro. Io ed Elena restiamo al centro a fare le interviste e con la scusa di fare amicizia ci facciamo fare il mendi, il tatuaggio all’hennè molto di moda qui. Le ragazze il pomeriggio partecipano ad un corso di estetista e le mettiamo subito alla prova. Scopriamo che il mendi ai piedi è solo per donne sposate. Facciamo anche un giro nel mercato qui vicino e veniamo assaliti dalle persone, tanto che arriva anche un poliziotto a vedere cosa stia succedendo! Tutti i ragazzi hanno iniziato a chiamarci “didi” che significa sorella, molto carino. Il terzo giorno sta a me il giro di visite, ansia! Devo entrare nelle case delle famiglie che hanno il figlio che fa parte del progetto di adozione a distanza e porre loro domande! Mi sciolgo un po’ e alla fine non va malissimo dai! Vediamo alcune case veramente essenziali, con una, massimo due stanze. Spesso solo uno dei genitori lavora e deve mantenere una famiglia di 4-6 persone. Alcune famiglie non hanno una propria casa, hanno problemi di salute e di depressione. Alcune madri ci chiedono di far entrare nel progetto anche gli altri loro figli piccoli. Le famiglie sono di religioni differenti: cristiani, musulmani e hindu. Tutti appena arriviamo ci offrono un bicchiere di tè, acqua, caffè e qualcosa da mangiare. In questa zona le case mi sono sembrate tutte molto simili, povere e con solo quello che serve per sopravvivere. Torniamo al centro, giochiamo con le suore e i bambini ad un gioco chiamato “Kabadi” molto famoso qui che mi ricorda molto il nostro “acchiapparello”. Le suore sono super cariche e ci siamo divertiti molto. Le ragazze poi mi rapiscono e mi vestono da principessa indiana, mi mettono anche il rossetto (prima volta in vita mia e me lo mette una suora!) e una treccia finta super pesante che mi disturba molto. Mille braccialetti, cento collane, il Bindi in fronte, velo e sono pronta per sposarmi con un pretendente che mi aspetta all’altare. Tutti impazziscono durante la celebrazione, balliamo e facciamo un sacco di foto! L’accoglienza e la genuinitá di questi bambini mi ha davvero fatto sentire a casa. Sono curiosi, educati, vivono tutti insieme come fratelli e sorelle, dal piccolo di 5 anni alla ragazza ormai donna di 17. È stato bello vedere come si aiutino l’uno con l’altra. Penso proprio che questi ragazzi rimarranno sempre nel mio cuore. Nonostante le difficoltà che hanno provano,  poi riescono sempre a fare tutto quello che hanno intenzione di fare! Sono stati sicuramente di insegnamento per me. Auguro a loro tanta fortuna per il loro futuro perché davvero si meritano il meglio. Mi sono fatta firmare il mio diario in modo da avere un ricordo in più di ciascuno di loro. (Qualche ragazza mi ha scritto anche un pensierino personale!)”


A presto, Giulia.

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FAGGIO VALLOMBROSANO ONLUS è un'associazione fondata nel 1995 e porta avanti la sua missione attraverso il sostegno a distanza di bambini in Brasile, India, Honduras e Angola. Il nostro obiettivo è migliorare la vita dei bambini tra i 4 e i 18 anni che vivono in situazioni di povertà e disagio sociale, attraverso un contributo economico che permetta loro di fruire di beni di prima necessità e dell’istruzione opportuna perché diventino adulti indipendenti.

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