22 Gennaio 2020

Andy Warhol e Laurence Gartel sono due di quegli artisti eletti, nati per fare e rimanere nella storia. Al Lu.c.c.a. (Lucca Center of Contemporary Art) insieme per la mostra a cura di Maurizio Vanni “Warhol vs Gartel: Hyp Pop” dal 25 febbraio al 18 giugno 2017.

Due icone contemporanee unite da un’idea comune: l’uomo di oggi non ha bisogno di un soggetto trascendentale, l’arte va fatta con immagini ben note e consolidate nell’immaginario collettivo.


I media sono al centro della loro opera, raccontati con mezzi innovativi e non tradizionali. Se infatti da un lato Warhol opta per Polaroid e serigrafie, Gartel sceglie Apple Macintosh, Mac Paint, Canon e stampanti a getto d’inchiostro.

“Ignoro dove l’artificiale finisce e cominci il reale.” (A. W.)

E’ la Pop Art, la ricerca della verità che supera la realtà. Warhol estrapola i suoi soggetti dall’immaginario collettivo, dal pubblicizzato barattolo di zuppa Campbell ai ritratti dei personaggi più celebri: Mao, Liz Taylor e soprattutto Marylin Monroe.  L’artista riproduce lo stesso soggetto, sempre uguale, in serie nelle sue serigrafie. Sono i colori forti e accesi che modificano ogni volta l’aspetto finale del prodotto ma lasciano chiaramente riconoscibile il contenuto, che è così massificato e appiattito.

Toglie umanità, spersonalizza, e allo stesso tempo innalza al di sopra della massa.

“La pop art è un modo di amare le cose.” (A.W.)

La Hyper Pop di Gartel invece non mitizza immagini note, bensì raccoglie dettagli dal mondo dei media per poi assemblarli in scenari immaginari, in collage stranianti e psichedelici, quasi onirici, che però seppur distanti appaiono incredibilmente “iper familiari, iper evocativi, iper suggestivi, iper allusivi, iper quotidiani, iper comunicativi, iper fantasiosi e iper contemporanei.”

I due piani della mostra raccontano così i due artisti assegnando loro colori forti e brillanti: il fucsia, il giallo, il verde e il blu che accecano sulle rimanenti pareti bianche ma che non distolgono l’attenzione dalla potenza espressiva delle opere, in un tripudio vorticante di colori.

Il percorso si articola così in due momenti: nel primo è presentato quello che ormai è un vero e proprio caposaldo della storia dell’arte contemporanea, Andy Warhol. Raccontato in opere rappresentative di tutto il suo percorso: la mostra lo celebra dai ritratti delle star, alle copertine dei Velvet Underground, fino alle polaroid realizzate nella sua Factory dedicate al mondo delle drag queen.


Nella seconda parte invece è presentato il naturale seguito del lavoro del maestro: Laurence Gartel. Questi infatti prosegue la ricerca di Warhol, dalla cui collaborazione nasce un’opera propria e innovativa.

Adeguandosi alle moderne possibilità offerte dalla tecnologia esprime così la sua arte, secondo i principi di quello stile che è ancora vivo e che, camaleontico, continuerà ad adattarsi alla società dei consumi contemporanea.

“Non pensare di fare arte, falla e basta. Lascia che siano gli altri a decidere se è buona o cattiva, se gli piace o gli faccia schifo. Intanto mentre gli altri sono lì a decidere tu fai ancora più arte” (A.W.)

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Stefano Tomei
Stefano Tomei

Ho 21 anni, vivo Lucca ma studio storia dell'arte all'università di Pisa.
Mi nutro di arte, di cinema e di caffè.

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