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Giulia - 11 Giugno 2014

Teatro Verdi: Stagione 2015-2016

Giulia - 11 Giugno 2014

Writers Wednesday -Storie Organiche Vol.1

Giulia - 11 Giugno 2014
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Qui su Uni Info News, il mercoledì è dedicato agli scrittori: con cadenza settimanale, verranno pubblicati racconti e poesie di giovani autori da tutta Italia, selezionati dalla nostra redazione! Oggi abbiamo con noi Eiko e Kyo, che ci presentano un estratto dalla loro raccolta. Buona lettura!

Scrivi poesie o racconti? Hai un romanzo nel cassetto? Contattaci all’indirizzo giulia.pedonese@uninfonews.it ricevi un feedback dalla redazione e pubblica con noi!

Storie Organiche Vol. 1

La Nobiltà perversa del Giovane Grassone

“La saggezza ci viene quando non serve più a nulla”
G.G.Marquez

Quando avevo all’incirca tredici anni credevo che le persone a questo mondo si dividessero in buone e cattive. La mia divisione esistenziale era basata su quella poca esperienza che mi ero fatto e non avrei mai immaginato che la gente, alla fine, fosse solo cattiva, un foglio bianco poi colorato con tante sfumature diverse. Forse sto esagerando, ma un Cristo che cammina a pieni nudi e si prende la colpa per tutta la merda che c’è in questo mondo non lo vedo da un sacco di tempo e penso che ormai, amici miei, non lo vedrò più; andrò nella tomba con la convinzione che in questo universo si è più figli di Satana che figli di Dio, o che Dio in fondo è Satana o quanto meno così è per quel che riguarda il genere umano ed il sottoscritto. Credo.

Dicevo: fino a quell’età, fin a quando ero solo un bambino che passava le proprio serate davanti alla televisione dopo aver fatto i compiti ed i propri pomeriggi a fare una partita a pallone o a carte con i due o tre amici del quartiere che aveva, ero convinto che non potessero esistere persone completamente cattive…ma già allora tante cose mi suggerivano che non esistessero nemmeno uomini e donne del tutto buoni o onesti. Il salto, se così lo possiamo chiamare, di qualità l’ho fatto alle scuole medie, quando alcuni dei ragazzi con cui avevo trascorso cinque anni insieme alle elementari iniziarono a prendermi in giro per i miei capelli, il mio naso, il mio corpo. Ero grasso, è vero. Di tutto ciò, però, non ne capivo il motivo preciso, né immaginavo che dietro alle tante offese si nascondesse il bisogno primordiale di fare colpo sulle ragazze, le quali ridevano a crepapelle se sentivano uno dei tanti bei bravi ragazzi offendere un loro compagno per le scarpe datate o i vestiti non firmati. Io i vestiti firmati però li avevo, anzi, li avevo eccome!

Ero solo un po’ più grosso degli altri, bello in carne; il tipo di persona a cui di solito si riserva quel particolare commento che di norma gli adulti rivolgono agli adolescenti per nascondere loro il fatto che prima o poi, se si non mettono in riga, diverranno grossi e gonfi come una mongolfiera.

Ad ogni modo se si vuole essere rispettati a scuola si deve assolutamente appartenere a quel tipo di stereotipo grazie al quale sei visto come una celebrità tra i corridoi durante la ricreazione. Se non hai un solo requisito è come essere un pesce fuor d’acqua e la gente intorno a te non fa altro che giocare con le tue pinne fino a quando, stanchi e annoiati, non ti buttano nel cestino della spazzatura. Gli adolescenti sono gli esseri più crudeli a questo mondo, i più si formano sulle spalle degli altri e gli altri si deformano sulle loro cattiverie.

Ho vissuto un’annata davvero pessima, parlo ovviamente di quella della seconda media. Un anno fatto di cambiamenti, di ormoni, di odore di sigarette e continui pensieri di impronta sessuale sulle mie compagne di classe (quelli però li ho tuttora con le colleghe di lavoro e di gran lunga diversi!), che si truccavano ogni poro che non era coperto da maglie, scarpe e pantaloni. Ma tanta patinata bellezza vergine non era rivolta a chi i soldi li aveva o a chi si dimostrava un ragazzo gentile e volenteroso; i tanti ammiccamenti e le battute sconce erano un privilegio di chi portava una giacca con la stampa della propria squadra di calcio. Ho giocato a calcio per tre anni, poi decisi di fare tennis… se avessi saputo che avere una palla al piede al posto di una racchetta sarebbe stato tremendamente eccitante per il sesso femminile forse avrei continuato a tirare palloni a casaccio pur di stare in un club e godere della simpatia delle ragazze che erano nella mia sezione.

Veniamo, adesso, al punto. C’era una ragazza, ricordo, particolarmente brutta; una persona che non aveva il minimo gusto per la moda, per i vestiti e per la propria immagine, tanto che se vi passasse accanto tutt’ora di sicuro la riconoscereste. Era secca e non molto alta, con capelli di una sfumatura castano chiaro, tenuti male e portati in modo scialbo e a volte per di più a coda di cavallo. Ho sempre pensato che le donne che portano i capelli in quel modo fossero molto più sensuali delle altre, ma con lei no; mi metteva solo tristezza. Grazie al cielo non portava gli occhiali da vista.
Tra coetanei e sfigati ci si aiuta, è una regola. Così decisi di sedermi accanto a lei, di diventare suo vicino di banco, e (per forza di cose) scambiarci qualche discorso durante la ricreazione. Non mi disse niente per i primi 30 giorni.

Successivamente, con quella sua voce pacata, priva di qualunque grazia, con i suoi occhi quasi impossibili da vedere, celati da una foresta di capelli e da due folte sopracciglia, iniziò a proferire due o tre parole, della serie: ciao come stai? che compiti abbiamo per domani?

Niente di più. Ero imbottigliato tra i bei sussiegosi complimenti da parte dei miei cari amici di classe, ora pronti a fare i galletti della sezione, ora carichi di idee e offese geniali per farmi sentire una nullità e il silenzio deprimente della mia compagna di banco, la prova del nove che nella realtà, se sei da solo, non hai come compagna di banco una persona carina che puntualmente nei film te la fanno passare per “brutta” solo perché non ha gli occhi celesti, un seno da piccola coniglietta ed i capelli rossi; Vi dirò inoltre che lei non era nemmeno intelligente, anzi, diciamo che aveva una intelligenza fin troppo normale e quindi, quando la gente crede che i belli sono scemi ed i brutti sono dotati di un gran cervello, potete benissimo mandarli affanculo perché, per esperienza, le persone più dotate in fatto di materia grigia erano anche quelle più belle che avessi mai visto. C’è sempre poi l’idiota che ti smentisce, ma è un’eccezione che devi calcolare già in partenza così come esistono i topi di biblioteca.

Credevo, con lei, di essere migliore, di poter guardare dall’alto le persone della mia età che mi stavano attorno. Arrivavo a casa pensando, ehi! Sto stringendo amicizia con una messa peggio di me, non è magnifico? Sono un ragazzo migliore di molti altri perché non mi diverto sulle imperfezioni altrui.

Una sera però mi capitò di fare un particolare sogno. (Stiamo giungendo al culmine del racconto e alla sua conseguente fine). Era una giornata qualunque, il cielo era sereno, forse era primavera. Stavo entrando a scuola, al secondo suono della campanella che segnava, come di consueto, l’inizio delle lezioni. Ero preso dai tanti impegni e avevo una terribile ansia dovuta ai compiti che di li a poco avrei dovuto dare. Mi siedo al mio banco e accanto a me si mette a sedere Jessica, proprio dove ci dovrebbe essere la mia compagna di banco di una non poco sgradevole bellezza. Nel sogno, mi ricordo, Jessica mi guarda e dopo poco dice con aria convinta ma (allo stesso tempo) alquanto infastidita: tu sei uno stronzo come noi! Tu sei un borghesuccio fallito, che pensi di essere tanto meglio di me e degli altri, ma dietro alle tue buone intenzioni e dietro ai tanti buoni propositi anche tu non fai che aspettare il momento opportuno per prevalere sulle persone. Se io mi dimostrassi un po’ più gentile e mi aprissi con te, se facessi l’oca e ti dessi il permesso di toccarmi con le tue mani, non impiegheresti nemmeno mezza giornata ad andare da qualcuno che reputi scemo per prenderlo in giro o rinfacciargli il fatto di essere brutto come la fame per fare colpo su di me. Sei di gran lunga la persona più deplorevole e viscida che abbia mai visto. La tua erre moscia non è lo specchio della tua anima nobile. E’ il tuo ammasso di ciccia ed il tuo volto gonfio ad essere la perfetta raffigurazione della tua persona.

Era vero. Parlavo con quella ragazza, la mia brutale amica, solo perché mi faceva pena, non per buone e nobili intenzioni. Parlavo con lei perché volevo che la gente mi prendesse come un esempio, ma in cuor mio volevo essere come gli altri, avere le attenzioni degli altri, scherzare con le ragazze come gli altri. Toccarle. Ero invidioso, ero cieco di rancore e se avere una ragazza voleva significare dire alla mia compagna di banco che era una scrofa dislessica con i baffi ed i vestiti osceni non avrei aspettato mezzo secondo. Sognavo di dirglielo, volevo dirlo. Perché in cuor mio, nei miei sogni non volevo essere un cattivo, non volevo essere un protagonista, un ragazzo, ma Il ragazzo. Nient’altro.
E poi mi sono svegliato.

 

Autori:

foto profilo

Eiko & Kyo 

Fratello e Sorella nati a Pisa, ma residenti a Livorno e cresciuti nelle zone limitrofe di quest’ultima tra “i boschi selvaggi e le colline ondulate” condividono entrambi la passione per il Giappone, la lettura e la scrittura. L’uno fanatico principalmente di racconti horror e fantasy, l’altra grande appassionata di storie legate al mondo dei classici antichi e moderni. Amano la buona tavola, i fumetti, i videogiochi, la natura, ma sopratutto tutti e due condividono un profondo interesse verso il Cinema e la Pittura. Per timidezza e riservatezza sono soliti firmarsi con i due pseudonimi sopra citati affinché organizzazioni segrete non li rintraccino. Non vogliono, per coerenza, rilasciare un indirizzo di posta elettronica, per critiche o (pochi) elogi, chiunque voglia buttar giù qualche idea può benissimo scriverla in loco come commento o spedire un gufo (o allocco) al numero 12 di Privet Drive (Parigi).