
Interpretata in ordine alfabetico da Marta Biagini, Lea Ferrari, Cristina Florio, Lisa Mignacca, Gabriele Polidoro, Nicola Pomponio, Francesco Querci, Sara Romoli.
Come mai proprio la scelta di un’opera del genere? Ci rispondono i due Maestri: “Woyzeck è un testo eterno, una tragedia con tratti contemporanei e antichi al tempo stesso. Parla delle brutture dell’animo umano, delle costrizioni sociali e culturali e della lotta dell’individuo per la felicità, tutti temi che già di per se possono essere forieri di buon teatro. Se si aggiunge poi una qualità di scrittura estremamente moderna e senza dubbio rivoluzionaria, considerando che si parla di un testo della prima metà del 1800, che alterna scene con un montaggio ai limiti del cinematografico, con una scelta di lessico e una costruzione delle frasi a volte straordinariamente opulente, ma più spesso sorprendentemente cruda, asciutta e densa di senso e di passioni, ci si rende conto di avere a che fare con una delle pietre miliari della drammaturgia mondiale.”
L’opera interpretata magnificamente da tutti gli attori ha visto l’utilizzo di mezze maschere che hanno fatto scoprire e approfondire un linguaggio espressivo particolare, queste le parole di Ilaria di Luca e Andrea Gambuzza: “La scelta del mezzo espressivo, ovvero delle mezze maschere, è attinente al percorso della nostra scuola, che nella seconda parte del secondo anno vuole far confrontare gli allievi con un linguaggio che permetta loro di raggiungere un livello interpretativo più “grande” della realtà, spingendoli inoltre un uso più consapevole del proprio corpo, in modo da farne uno strumento narrativo imprescindibile. Un’opportunità pedagogica che, conseguentemente, diventa anche un’opportunità poetica, data la materia di cui è composto il testo scelto, che vede protagonisti personaggi mossi da bisogni primari e devastanti, ognuno dei quali spinto fino alle estreme conseguenze, e che messi in scena in questo modo, diventano ancora più mostruosi ed assoluti. La maschera, poi, affinché se ne sfruttino a pieno le possibilità amplificanti, richiede un’estrema esattezza nelle direzioni delle battute e nei pensieri che le muovono,
passaggio che in percorso di studio sulla recitazione, è quanto mai fondamentale.”
Infine un’altra particolarità della messa in scena è stata l’interscambio dei personaggi, difatti i vari attori non hanno interpretato sempre lo stesso personaggio, a eccezione del Gran Tamburo, con una buonissima prova di Francesco Querci: “Dal momento che si tratta di una creazione di fine corso e non di una produzione, era importante che i ragazzi lavorassero non solo su delle qualità che risulterebbero loro più immediatamente corrispondenti, ma anche sui i loro esatti opposti, al fine di potersi confrontare con dei limiti, o presunti tali, che fino al quel momento magari non avevano neanche avuto l’occasione di focalizzare e che grazie a questa prova, niente affatto semplice, sono stati brillantemente superati, con grande soddisfazione e sorpresa in primis da parte di loro stessi, permettendogli (e di questo siamo fermamente convinti) di conoscere dei lati del proprio carattere e risorse che neanche immaginavano di avere o di poter esprimere sulla scena. In più, in ognuno di noi si nasconde un po’ di Woyzeck, un lato vittima e un lato carnefice, una parte fragile come una foglia e una solida e spietata come roccia, era quindi giusto che si provasse a restituire questa molteplicità dell’essere, in modo da poter percepire il più ampio spettro di sfumature possibili di questa storia, struggente e feroce al tempo stesso.”
Matteo Taccola
