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Non abbiamo il diritto di dissentire

LIVORNO – A conferma del clima censorio e liberticida che si sta instaurando circa questi argomenti, le locali associazioni del movimento gay hanno reagito alla notizia con l’ormai puntuale minaccia di disturbare il regolare svolgimento del nostro evento con una loro forma di contestazione. Pertanto siamo stati costretti (ancora una volta) a richiedere la presenza delle forze dell’ordine a garanzia del nostro diritto costituzionale di esprimere in pubblico, in modo pacifico e sicuro, le nostre idee. La Manif Pour Tous Italia manifesta in difesa della famiglia, del matrimonio e del diritto inviolabile dei bambini di crescere con un padre e una madre nel più integrale rispetto di ogni persona e delle sue scelte di vita.

(Estratto da un comunicato reperibile sulla pagina Facebook di Maif Puor Tour)

 A Livorno non è concesso dissentire! Se prima,(ma anche ora), chi si professava di destra, liberale o era il proprietario di una azienda era fascista per forza, per definizione, era così e altro non poteva essere, oggi assistiamo a un nuovo esempio di dittatura del pensiero: la famiglia composta da una madre, da un padre ed eventualmente da figli non è l’unica famiglia possibile, così è e così TUTTI la devono pensare, esistono altri tipi di famiglie e tutti hanno l’obbligo di conformarsi a questo dettato.

“Non c’è alternativa di pensiero, non avete il diritto di manifestare il vostro dissenso stupidi, beceri, ipocriti, ect…aggiungete tutti gli aggettivi “a caso” del momento, voi dovete pensarla così.” Sembra riecheggiare tra le vie della Livorno di oggi.

Non è necessario sarebbe da ricordare a queste “persone”, (il virgolettato è d’obbligo, cogito ergo sum, ma se non cogito che cosa sei?), volere che tutti la pensino allo stesso modo, non è né democratico né corretto oggettivamente, oltre che eticamente e moralmente.

Ancora più deprecabile è che chi ha un pensiero lontano debba essere etichettato come omofobo e tutti quegli altri aggettivi che finiscono con fobo o fobico, ormai tanto di moda. Una mossa freddamente tattica e astuta quella di indicare a piena voce come ispiratori di violenza e persecuzione coloro che non hanno un uguale pensiero alla massa o a gruppi di persone. Uno strumento questo già utilizzato in passato, che viene riproposto nel presente e che non abbiate paura in futuro sarà applicato per questo ambito e in altri.

Tutta questa introduzione nasce da un evento preciso e definito. A cosa mi riferisco? In questi giorni di fuoco l’associazione Maif Pour Tous Italia ha organizzato a Livorno una manifestazione, più precisamente una veglia, in favore della famiglia tradizionale, unico modo di intendere la famiglia.

E’ giusto, sbagliato, non sono certamente io o altri che devono annunciare quale sia il modo di intendere la famiglia, non do ragione a Maif Pour Tous o ad altre associazioni simili, tengo per me la mia idea di cosa personalmente ritengo giusto, poiché è relativo.

Vi è però un cardine su cui la società si deve basare: il libero pensiero e il rispetto di questo.

E la critica che ci si deve appropinquare a fare non è certamente rivolta alla controveglia, organizzata per dissentire da questa originaria manifestazione, ma ai modi e ai termini con cui la stessa è stata organizzata.

Lascia interdetto il modo in cui la veglia viene disprezzata, reclusa a un momento di pura ignoranza, non si sa per quale motivo e chi dall’alto ha fatto scendere queste informazioni per tacciare di inutilità e stupidità tale veglia pacifica, anche perché le persone evidentemente intelligenti che hanno fatto tali affermazioni non solo rafforzano le opinioni di chi non la pensa come loro, ma creano una situazione di chiusura nei confronti di coloro che, appunto,  vogliono dimostrare che la famiglia è una istituzione basata sull’amore e non sulla tradizione, ahimè non tutti vogliono far capire le proprie ragioni e preferiscono barricarsi dietro.

Ecco proprio perché sostenendo ogni pacifica manifestazione di pensiero andare a leggere nella descrizione dell’evento “controveglia”: CI RACCOMANDIAMO: è DAVVERO ESSENZIALE non sfociare in atteggiamenti violenti, molesti o provocatori, che diano adito in un secondo momento a media e politici di denunciare la nostra iniziativa come una cosa “antidemocratica” o “non pluralista”.

Sembra una presa per il culo, anzi lo è sicuramente. Prima viene richiesto a tutti i partecipanti di portare strumenti musicali, pentole e qualsiasi altro oggetto per fare confusione,( questi ultimi due punti in realtà sono elencati in un evento parallelo a quello principale della controveglia) e poi si vuole che non si sfoci in atteggiamenti molesti e provocatori? Lo è già di per sé in questo format un atteggiamento provocatorio e molesto, fatto guarda caso nello stesso luogo a una distanza di 100 metri. E’ ovvio che sia organizzato per creare una situazione difficile e tesa, come se non fosse già abbastanza evidente.

In oltre al contrario del carattere pacifico che la “controveglia” vuole dimostrare leggendo i molti commenti che alcuni utenti hanno postato su facebook, partecipanti dell’evento, si può percepire una certa violenza verbale e un’arroganza non indifferente. Per che si sa sono loro per forza i portatori della verità assoluta e tutti gli altri sono degli ignoranti.

E’ ovvio e naturale poter esprimere il proprio dissenso, ma non a danno di altri:  i contromanifestanti sostengono  che la manifestazione organizzata da Maif Pour Tout sia una evidente violazione dei diritti dell’essere umano, ma ciò che è più evidente è un attentato alla libertà di opinione da parte degli stessi su coloro che parteciperanno alla veglia.

Fortunatamente la questura di Livorno avendo percepito il possibile degenerare di una situazione tesa e così sentita ha posto che questa “controveglia” sia spostata in una luogo più lontano da quello in cui si svolgerò invece la manifestazione originaria.

Matteo Taccola

matteo.taccola@uninfonews.it

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