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Recensione di Pet Sematary

Recensione di Pet Sematary 

di

Stephen King 

In una limpida giornata di fine estate, la famiglia Creed si trasferisce in un tranquillo sobborgo residenziale di una cittadina del Maine. Non lontano dalla loro casa, al centro di una radura, sorge Pet Sematary, il cimitero dei cuccioli, un luogo dove i ragazzi del circondariato, secondo un’antica consuetudine, usano seppellire i propri animaletti. Ma ben presto la serena esistenza dei Creed viene sconvolta da una serie di episodi inquietanti e dall’improvviso ridestarsi di forze oscure e malefiche…

Leggere Pet Sematary è come possedere tra le proprie mani uno speciale biglietto di ingresso per il mondo del “Re” dell’Horror degli ultimi decenni. E, a dirla tutto, tale biglietto non solo ci permette di entrare concretamente nel mondo idealizzato da Stephen King (con forti spunti biografici e personali), ma ci porta a vederlo sopratutto con una prospettiva di gran lunga migliore e più approfondita che non tutti i suoi lavori possiedono. Un prodotto perfetto, inoltre, se ci si vuole approcciare all’autore per la prima volta. La storia drammatica della famiglia Creed possiamo dire che abbraccia tutti gli aspetti ed i contorni di una vera e propria tragedia antica, dove l’uomo, nella sua mortale semplicità, nei sui limiti,  prova a sfidare, a suo vantaggio, un qualcosa di divino, primitivo e misterioso dal quale confronto non può uscirne vincitore.

La morte, come aspetto naturale della vita stessa, unico assieme alla nascita ad essere una costante dell’esistenza umana, non può né essere sconfitta né tanto meno essere aggirata e questo, King, vuole mettere in luce con Pet Sematary, mettendo, non a caso, come protagonista un uomo di scienza, un dottore, che se inizialmente è forte della propria fede riposta nella medicina, alla fine, in momenti a dir poco estremi e privi di lucidità, affiderà all’ignoto se stesso e la “vita” dei propri cari e, distrutto ormai psicologicamente, si lascerà trasportare da un potere soprannaturale che avrà le capacità di distruggere tutte le leggi biologiche che governano il mondo alimentato dalla rabbia, ma sopratutto dal dolore.

Dunque se da una parte Stephen King prova a costruire una storia dell’orrore, dall’altra è bene mettere in chiaro che il romanzo sia più un monito nonché una riflessione sulla vita, ma sopratutto critica a tutti coloro che cercano di sfidare Dio o per dirla in parole povere “cercano di fare il passo più lungo della gamba”. Ecco perché alla fine dei conti, quel che più spaventa in questa storia non sono tanto le macabre descrizioni o gli scenari particolarmente suggestivi, ma il mutamento ed il cambiamento psicologico che King adopera sui personaggi rendendoli sempre più protagonisti di una serie di eventi a cui non posso assolutamente sottrarsi e dai quali ne emergono sempre più distrutti. L’uomo, non ha né le capacità né la volontà di osare andare oltre a quanto gli è consentito e se prova, anche solo per una volta a risvegliare un potere a lui ignoto e di gran lunga superiore e primordiale, le conseguenze per quest’ultimo saranno di gran lunga inimmaginabili. C’è dunque una visione profondamente pessimistica della condizione umana, scaturita dal fatto che il protagonista non solo è inizialmente impotente agli eventi, ma è spinto da quest’ultimi, privo di una propria coscienza, a commettere azioni disparate e prive di logica.

Dal punto di vista dello stile va fatto notare che Pet Sematary è una storia che indubbiamente ben si legge e si adatta a quella narrazione che King con il tempo ha sempre più sperimentato e raffinato, tanto da essere sempre più eccellente dal punto di vista tecnico con il passare degli anni. Il libro, di poco più di 400 pagine, non gode di particolari momenti morti e i migliori capitoli sono indubbiamente quelli in cui il narratore (onniscente in modo costante) ci prepara ai funesti avvenimenti inserendo, con calma e intelligenza, flashback e prolessi che stuzzicano di gran lunga l’interesse del lettore verso la storia senza né troppo appesantirla o rovinarla! Forse, se c’è una critica concreta che si possa fare a questo libro sta proprio nel prendersi, in alcuni momenti, troppe libertà e nel voler, dunque, adottare un registro linguistico a volte troppo “confidenziale”, nonché marchio di fabbrica dell’autore.

Pet Sematary è una delle colonne portanti della produzione di Stephen King, un libro che dopo più di trent’anni ancora affascina, fa riflettere, mette paura e che si fa leggere tutto di un fiato senza apparire anacronistico o banale. Come autore di romanzi destinati ad essere best seller e quindi a far breccia nella cultura pop c’è da dire che King riesce quasi sempre, come in questo caso, a farsi piacere sia a chi si aspetta molto da lui sia a coloro che vedono in quest’ultimo un uomo capace di far passare delle ore in dolce spensieratezza con storie avvincenti e ricche si suspance. Pet Sematary affronta un tema assai caro allo scrittore, quello della morte e della possibilità di sfidare le leggi umane e divine, ma non solo, esso parla anche del rapporto che può instaurarsi negli uomini e sottolinea un aspetto interessante della società che si può riassumere nel binomio tra il moralmente giusto e sbagliato, e nel raccontare una vicenda ricca di personaggi ambigui e descritti in modo convincente, King non si scorda assolutamente di citare autori quali Carrol o Dickens (e qui i collegamenti con lo scrittore inglese in più di un’occasione sono palesi), amalgamando ad essi una storia interessante e di sicuro tra le migliori da lui scritte. Una lettura imperdibile che fa sentire chiunque di noi un po’ più fan del “re del brivido” anche se non lo si vuole coscienziosamente. Leggere Pet Sematary vuol dire davvero iniziare a vedere le cose nell’ottica di Stephen King e potremmo dire che a fine lettura tanti sono i brividi per certi aspetti, quante le soddisfazioni!!

Claudio Fedele

Review Date
Reviewed Item
Stephen King, Horror,
Author Rating
4
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