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Wunderkammer Cinématographique: Volume 3

Wunderkammer Cinématographique: Volume 3

Wunderkammer Cinématographique (tradotto: La Stanza delle Meraviglie Cinematografiche) è la nuova rubrica cinematografica curata dal sottoscritto, assieme a quella orma nota come “All you Need is Cinema” che puntualmente esce ogni Sabato mattina. Al contrario, infatti, della sua gemella di carta e inchiostro, questa non godrà di una costanza particolare, poiché l’idea, all’origine, era quella di scrivere, di tanto in tanto e per puro svago, un articolo che contenesse all’interno un massimo di 5 film recensiti con un massimo di 500 paroleE’ sorta così la volontà di dare alla luce un qualcosa che, si spera, possa appagare voi lettori e incuriosirvi, dato che il più delle volte leggersi una recensione di troppe parole o particolarmente lunga può ai più apparire dispersiva, ripetitiva o addirittura eccessiva (anche per il sottoscritto). Con l’avvento, infatti, della nuova realtà virtuale, mi riferisco ai vari social network, si è sempre più portati a trovarci tra le mani un certo numero di concetti liquidati in un massimo di tre o quattro righe con modalità immediate. Pur considerando, almeno personalmente, la cosa in sé non troppo illuminate, trovo abbastanza interessante tuttavia cercare di elaborare il modo per riassumere un giudizio in poche righe, quasi a voler fare della brevità un punto di forza. Non aspettatevi, dunque, da questa nuova rubrica un commento su un film scritto in due righe e mezzo, ma siate consapevoli che in un solo articolo pubblicheremo ben quattro recensioni (che poi potrebbero anche essere riprese ed ampliate, dunque inserite nella sezione cinema indipendentemente in futuro) o al massimo cinque. Le pellicole scelte potranno non avere un tema che funga da comune denominatore, siate pronti ad aspettarvi i più strampalati accozzamenti di idee. Non sapendo, di preciso, quando uscirà il prossimo numero, (tra un mese, tra dieci giorni?,la prossima settimana?, oppure mai!), seppur sia mia intenzione pubblicarne uno al mese (o massimo 2), vi lascio in balia dei commenti, dei quattro film, che ho scelto attraverso i quali inaugurare questo nuovo spazio cinematografico ai quali ho dato, inoltre, un giudizio in stelle (con un massimo di cinque ed un minimo di una).

Buona Lettura e Buona Visione!

Whiplash 

di Damien Chazelle 

Non capita spesso di andare al cinema e trovarsi davanti una perla rara, un prodotto tanto semplice quanto puro nella sua essenza da rimanerne colpiti fin dalla prima sequenza nella quale può essere racchiusa tutta l’anima del film. Whiplash è una pellicola che sa catturarti, che ti trasporta con violenza in una voragine di suoni e armonie musicali come ben pochi musical hanno saputo fare negli ultimi dieci anni.

Questo è stato reso possibile anche grazie al fatto che la pellicola con protagonista il giovane Miles Teller (già visto nella commedia “Quel Momento Imbarazzante”) è essenzialmente un adrenalinico cocktail a base di ritmo forsennato, ma mai eccessivo, e maestria nella messa in scena che porta lo spettatore ad assistere ad una sostenuta discesa a suon di batteria e duelli psicologici dove solo chi dimostra più passione verso il proprio estro e vocazione (in questo caso musicale) ha la meglio.

Un lavoro che ha la veste di un musical, ma che però non rispetta i canoni tradizionali, un dramma che lascia molto spazio alla musica, è vero, ma che si rivela anche come un duello introspettivo combattuto a colpi di bacchette, e capace di condurre lo spettatore in un turbinio di forza d’animo e provocazioni dentro una stanza di uno dei più prestigiosi conservatori Americani. Ci voleva un lungometraggio come questo, diretto da Damien Chazelle, se ne sentiva il bisogno necessario, perché ogni volta che si parla di strumenti e scuole musicali si ha sempre la percezione di un mondo fatto di buoni sentimenti, perfetto, borghese e dove basta solo un pizzico di volontà per strimpellare una chitarra o un violino; ma non è così, suonare può essere un vero inferno e la musica chiede un prezzo da pagare, chiede la nostra vita, il nostro impegno, il nostro sangue. Di certo quella degli alti livelli, quella che, secondo Whiplash ti porta a diventare un qualcuno

Un J.K. Simmons estremamente efficace, che buca lo schermo, in poche pare capace di fare una interpretazione da antologia, con un ruolo, va detto, ritagliato apposta e attentamente per lui (perché poi il protagonista quasi assoluto è quest’uomo, altro che l’impacciato ragazzino di cui seguiamo la formazione musicale, anche se non sulla carta e nei crediti di coda). Volete sapere cosa succede quando l’ego e l’ambizione toccano il mondo della musica? Guardate Whiplash una pellicola senza tanti fronzoli per la testa, buoni sentimenti e ruffianerie. Una via crucis battuta a suon di batteria, che spinge al massimo i suoi interpreti ed i rispettivi personaggi. Perché in questo mondo, in ogni ambito artistico/competitivo non esistono parole peggiori di: “complimenti, hai fatto un bel lavoro”.

Pur trattandosi una pellicola, nel complesso, straordinariamente ordinaria, tenuta saldamente da un cast, una fotografia ed una colonna sonora eccezionale e trascinante, il fiore all’occhiello rimane la studiata nonché emozionante sequenza finale, che regalerà a molti più di un brivido.

Voto: ★★★★

La Talpa 

di Tomas Alfredson 

Realizzare un film di spionaggio, di questi tempi, alla vecchia maniera può essere un azzardo, eppure ciò non ha impedito alla StudioCanal (casa di produzione cinematografica francese) e alla Working Title Films di portare sul grande schermo uno dei romanzi più famosi (e autobiografici) dello scrittore britannico, ex agente segreto del Secret Intelligence Service, John le Carré: La Talpa – Tinker Tailor Soldier Spy. Il progetto entra nel vivo nel 2011 e Tomas Alfredson viene ingaggiato come regista, già autore del film horror, realizzato interamente in Svezia, Lasciami Entrare (2008). Molte furono le difficoltà incontrate nella lavorazione dell’adattamento a cominciare dalla scelta degli attori (tanti attori furono presi in considerazione e successivamente scartati per il ruolo da protagonista, fin quando la scelta non cadde su Gary Oldman) fino ad arrivare agli aspetti più tecnici della produzione. Nel 2011, tuttavia,  il film viene presentato in concorso alla 68° Mostra del Cinema di Venezia a riprova del fatto che si era finalmente giunti così alla conclusione e che tutto era andato per il verso giusto, per poi approdare a fine anno nei cinema di (quasi) tutto il mondo! Tante responsabilità, un solo film realizzato dal regista svedese prima di girare le “indagini” dell’agente segreto George Smiley e per di più di genere horror, un cast da brividi ed un reparto tecnico da vendere, tali sono le premesse di questa recensione, che Uninfonews.it ha scritto per voi. La domanda, a questo punto sorge spontanea: La Talpa è un bel film di spionaggio o uno dei flop più grandi degli ultimi anni?

Senza girarci tanto attorno possiamo dire con sincerità che La Talpa – Tinker Tailor Soldier Spy è un ottimo film ed un’eccellente Spy Story, di quelle a vecchio stampo, che si facevano una volta, prima che James Bond alias 007 monopolizzasse il panorama cinematografico. Un film che vive di un’eleganza talmente radicata nella regia e nei contenuti da cui è difficile rimanere indifferenti. Alfredson riesce nell’impresa di portare alla luce una pellicola tanto forte quanto delicata, triste, onesta e incredibilmente romantica, senza lasciare nulla al caso, filmando una storia ricca di suspance e che è possibile apprezzare ancor di più ad una seconda o terza visione. Il reparto tecnico, la fotografia, così per quanto riguarda le scenografie è ottimo, condito da musiche che ben si adattano al contesto; il cast e la sceneggiatura fanno il resto. Nel dare, dunque, un giudizio finale a La Talpa non possiamo che lodare quanto è stato fatto e trovarci d’accordo con tutti quei commenti presenti nella locandina del film che portano il nome di alcuni dei giornali e delle riviste più famose al mondo: Tinker Tailor Soldier Spy è davvero il Thriller più elegante e sofisticato degli ultimi anni!

Voto: ★ ★ ★ ★

La Fine del Mondo

di Edgar Wright 

Iniziata nel 2004 con L’alba dei Morti Dementi (Shaun of the Dead) e proseguita nel 2007 con il successivo Hot Fuzz, la trilogia del cornetto giunge quest’anno alla sua conclusione con la pellicola The World’s End: La Fine Del Mondo! Dietro alla macchina da presa ritroviamo Edgar Wright e sulla scena torna la scoppiettante coppia composta da Simon Pegg (Star Trek; Mission Impossible – Protocollo Fantasma) e Nick Forst (I Love Radio Rock). I due talenti britannici saranno accompagnati in questa rocambolesca avventura da un cast tutto made in England composto dall’ormai noto Martin Freeman (Lo Hobbit – La trilogia; Love Actually – L’amore davvero), Rosamund Pike (Orgoglio e Pregiudizio; Jack Reacher), Eddie Marsan (Sherlock Holmes; Filth) e Paddy Consindine. Dopo il flop Paul, film del 2011 anch’esso comico/demenziale a stampo fantascientifico, Wright e Pegg decidono di  ritornare alle “origini” del loro planetario successo e scrivono/dirigono quello che sarà il capitolo conclusivo di una serie che ha saputo convincere sia il pubblico che la critica, tanto che il primo lungometraggio viene, tutt’oggi, considerato un vero e proprio cult tra gli Zombie-Movie ed è stato elogiato nientemeno che da Romero e altri registi di fama mondiale.

The World’s End, ultimo capitolo della trilogia del cornetto è senza ombra di dubbio un degno finale, un film che ha al suo interno l’animo e la genialità che aveva caratterizzato L’alba dei Morti Dementi e Hot Fuzz, capace di intrattenere e divertire senza mezzi termini. Una conclusione che non sente né il peso degli anni né la responsabilità che porta sulle spalle, ma che, proprio come i suoi protagonisti, non si prende mai troppo sul serio e per questo motivo ne esce vincitrice a mani basse. Con un personaggio carismatico come quello interpretato da Pegg e affiancato da un buonissimo, quanto affiatato, cast il film, tra scherzi e spacconate, non si risparmia nel tessere una sottile critica verso l’uomo, la società e la decadenza non tanto morale, quanto esistenziale dell’individuo, che mette prima degli amici, della famiglia e del divertimento il lavoro, visto qui quasi come una sorta di schiavitù forzata che porta l’essere umano a comportarsi esattamente come un automa. Il film si vede tutto di un fiato, intrattiene, da spettacolo e offre una lezione a quelle produzioni Hollywoodiane che cercano di riscrivere i canoni della commedia o della farsa senza rispettarne la natura o scadendo nel banale o nell’eccessivo politicamente scorretto.  Non possiamo dire che La Fine del Mondo sia il capitolo meglio realizzato dei tre, in quanto è nostra opinione che la trilogia, nell’aver toccato vari generi cinematografici/letterari offra allo spettatore ed ai suoi gusti la possibilità di scegliere quale, tra quelli realizzati, sia il più riuscito, senza dimenticarci, tuttavia, che tutti e tre i lungometraggi sono, oggettivamente, ben fatti. The World’s End vi attende, cosa aspettate? Prendete un bicchiere di birra, mettetevi comodi con i vostri amici e gustatevi la pellicola in tutta la sua (demenziale) spettacolarità!

Voto: ★ ★ ★ 1/2

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