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Incrociatori e droni contro “barconi”

Siamo di fronte ad un evento epocale ed abbiamo così paura della Storia che non siamo preparati ad affrontarla” dice Oliviero Toscani durante la trasmissione tv Piazza Pulita “mi sembra che questa operazione in Libia serva solo ad accontentare chi vuole risolvere la questione con le bombe”. Il celebre fotografo, ospite della trasmissione, immortalò l’arrivo di una nave carica di persone il 18 agosto 1991 a Bari, dall’Albania. La sua opinione, in virtù anche delle sue esperienze politiche, racchiude un giudizio sull’imminente intervento in Libia, che condivido.

L’operazione voluta da Lady Pesc, Federica Mogherini, ci sarà davvero. Si chiamerà Eunavfor Med ed è stata approvata, in un vertice tenutosi a Bruxelles lunedì 18 maggio, dai ministri degli esteri e della difesa europei. Si tratta di ambizioso intervento navale, coordinato dall’Italia, al quale parteciperanno anche numerosi paesi europei (Spagna, Francia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Polonia e Slovenia). Sì prevede che la sua durata sia di un anno e che vedrà il costo iniziale – per i primi due mesi – di più di 11 milioni di euro. Manca solo il via libera del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, senza il quale i vari paesi saranno difficilmente legittimati a compiere azioni militari. L’obiettivo di Eunavfor Med sarà quello di contrastare il traffico di esseri umani direttamente sulle coste libiche, prima che i natanti carichi di profughi prendano il largo.

Il documento di 19 pagine, che concerne lo svolgimento delle operazioni, è stato rivelato dal quotidiano londinese Guardian, sul quale si legge: “si punta soprattutto su interventi aerei e navali nel Mediterraneo e nelle acque territoriali libiche, con il via libera delle Nazioni Unite”. Ma si aggiunge che “operazioni di terra in Libia possono essere necessarie per distruggere i i barconi dei trafficanti ma anche i depositi di carburante” e ciò potrebbe includere “azioni lungo la costa, in porto o in rada”.

Il documento approvato oggi dai ministri UE prevede che in un primo momento navi, elicotteri e droni raccolgano, in acque internazionali, informazioni sui movimenti dei trafficanti e sulla dislocazione dei natanti usati per le traversate. Una seconda ed una terza fase prevedono “l’individuazione, la cattura e la distruzione delle risorse dei trafficanti in modo conforme al quadro giuridico internazionale e in collaborazione con le autorità libiche”. L’alta rappresentante della politica estera UE, Federica Mogherini ha sottolineato l’importanza di collaborare non solo col governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, ma anche col governo non riconosciuto di Tripoli, in mano ai Fratelli Musulmani.

Ad Ovest il governo legittimo di Tobruk. Ad Est l’esecutivo di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale. Tra i due, vaste aree contese tra più di settantacinque tribù e milizie islamiste.

Il fatto è che le autorità di Tobruk non hanno alcuna intenzione di collaborare con la Mogherini. Anzi, l’esecutivo libico ribadisce il monito a “non toccare la sovranità dello Stato” e che “non ci saranno esitazioni nel difendere con le armi le frontiere e le acque territoriali, con tutta la forza di cui disponiamo”. A rendere credibili le minacce il ricordo dello scorso 11 maggio, quando un’imbarcazione commerciale turca, che aveva violato senza autorizzazione i confini marittimi libici, era stata attaccata e bombardata dalla Forze Armate di Tobruk.

Le principali rotte di immigrazione verso l’Europa. Dalle coste libiche, che si estendono per più di 1000 km, prendono il mare solo alcune, delle molte imbarcazioni che giungono sulle nostre coste.

Per questa ragione, come per molte altre, non posso che essere scettico nei confronti di Eunavfor Med (nome quasi fantasy). Se gli Stati Maggiori Europei hanno pensato ed approvato un intervento del genere, avranno sicuramente esaminato tutte le possibili conseguenze delle azioni in Libia. Avranno sicuramente verificato la fattibilità di un’operazione così vasta ed ambiziosa ed io non posso far altro che rimettermi al loro giudizio. Ma sebbene mi fidi dell’UE, come dei nostri militari, ho il timore che, oltre che inutile, Eunavfor Med possa diventare controproducente. Ho il timore che questa avventura di “polizia internazionale”, che rasenta la fantapolitica, non risolva il problema immigrazione, ma al massimo lo contenga, il più lontano possibile da noi.

Tanto per cominciare sono perplesso sull’aspetto militare. Qual è l’obiettivo finale? Quali sono le regole di ingaggio dei nostri militari? Davvero inviamo le nostre migliori unità a requisire o bruciare barche di legno? Perché è di questo che stiamo parlando. Colpire “le risorse dei trafficanti” significa semplicemente affondare i loro “barconi”. Per quanto pericolosi e crudeli, i trafficanti non possono essere assimilati a militari, né tantomeno militari sono gli obiettivi che andiamo a colpire. Da quando il Diritto Internazionale e la Diplomazia hanno ceduto – di nuovo – il passo alla Guerra, come mezzo ed estensione della Politica? Leggo sul Corriere della Sera che verranno inviate nove navi da guerra di fronte alla Libia. Davvero non muoviamo un dito in Ucraina, o contro Daesh e spediamo incrociatori da battaglia contro i trafficanti?

In secondo luogo, dobbiamo presumere che i trafficanti nascondano i loro mezzi in alcuni dei molti porti e approdi sulla costa, mimetizzandoli tra altre centinaia di natanti. Le coste libiche si estendono per più di 1000 km con decine, forse centinaia, di potenziali obiettivi e come sia possibile individuare i “barconi” sospetti, tra i tanti pescherecci e imbarcazioni private, tra le numerosissime rimesse e banchine, resta un mistero. Ammesso che i trafficanti vengano individuati, dobbiamo accettare il fatto che difendano i mezzi e loro stessi con le armi, come hanno già fatto in passato. Si avranno quindi scontri a fuoco con inevitabili vittime, magari profughi inermi utilizzati come scudi umani. E se a cadere fosse uno dei nostri? Come spiegherebbe Lady Pesc che un militare ha sacrificato la propria vita per sequestrare una barca? 

Ci siamo già dimenticati delle milizie armate, che fanno capo all’ISIS e che popolano le coste libiche? Un intervento internazionale, volto a sconfiggere il traffico di esseri umani, si potrebbe trasformare nella prima occasione per gli islamisti di combattere gli “occidentali“.

Inoltre, i plurimi governi libici saranno disposti ad accettare violazioni della propria sovranità? Se non lo facessero avremmo un nemico in più e probabilmente l’intera operazione salterebbe. E se accettassero, a che prezzo lo farebbero? Cosa dovremmo garantire al governo di Tobruk in cambio del loro assenso?

Manca inoltre ancora il via libera del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ovvero la luce verde della Russia. Questa, intenzionata a tornare in buoni rapporti diplomatici con i vicini europei, chiederà però all’UE di accettare il fatto compiuto che la Crimea ormai appartiene a Mosca ed una riduzione delle sanzioni economiche.

Infine, ammettendo che le operazioni vengano condotte con successo e che le uniche vittime collaterali siano dei pescherecci legittimi, scambiati per “barconi”, pensiamo realmente che si ponga fine al problema immigrazione?

La Libia non è che una meta di arrivo. Bloccare il traffico di profughi in Libia non risolverà il problema epocale di centinaia di migliaia di persone in fuga dai loro paesi. Stiamo tentando di risolvere la questione al suo punto d’arrivo anziché alla radice. Amnesty International, in un rapporto diffuso di recente dal titolo “La Libia è piena di crudeltà”, dichiara che ogni intervento volto a garantire la fine delle partenze dalla Libia sarà fatale per migliaia di persone. Distruggere “i mezzi dei trafficanti” senza offrire alcuna alternativa legale, costringerà i profughi, fuggiti dalla fame e dalle guerre, a rimanere bloccati nell’Inferno Libico.

Ha ragione Oliviero Toscani, credo che Eunavfor Med serva solo per mettere a tacere quella fetta, sempre più pressante, di opinione pubblica che vuole l’intervento armato. Da ciò potremmo addirittura dedurre che alcune operazioni militari non vengono condotte per esigenze di real politik o per salvaguardare interessi economici, ma per assecondare l’elettorato domestico. Come spesso accade per le missioni miliari, partono con le migliori intenzioni, ma non sono sempre in grado di mantenerle. Sembra che serva più a proteggere i confini, che le persone. Ma non sarò certo io a dichiarami contrario a combattere il traffico di esseri umani.

Eunavfor Med però non mi convince, perché è pericolosa per noi e per i profughi, incerta nell’esito e priva di alternative legali per i migranti.

Spero di sbagliarmi.

Lamberto Frontera

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